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Ue, Gentiloni invoca regole per non ingabbiare la crescita

scenari post brexit

Ue, Gentiloni invoca regole per non ingabbiare la crescita

L'Europa non ha bisogno di regole che «reintroducano fattori di instabilità. Bisogna consolidare i percorso in atto, non disseminare crisi e instabilità. La strada giusta è accompagnare il percorso positivo che è in atto, la crescita va incoraggiata non ingabbiata sennò cerchiamo di distruggerla». Dice così il premier Paolo Gentiloni al convegno del Messaggero sulla Ue dopo la Brexit, supportando l'idea di un ministro delle finanze europeo «che non deve essere solo un controller».

«Equilibrio tra riduzione e condivisione rischi»
«Credo che dobbiamo trovare un punto di equilibrio tra la riduzione del rischio e la condivisione dello stesso: solo polemiche di basso livello descrivono l'Italia come un Paese che voglia allargare il rischio per non farvi fronte. Non è la nostra linea. Tuttavia non è possibile, come si dice a Roma, pensare a una condivisione nell'anno del mai», dice ancora il presidente del Consiglio. Tuttavia a un anno e qualche mese dalla Brexit «le cose hanno preso per quanto riguarda l'Ue, per fortuna, un corso diverso. Il che non vuol dire che ci si debba lasciare andare a gioiose esaltazioni ma certamente il clima è diverso rispetto a quella tempesta perfetta». A parere del premier «l'inverno dello scontento europeo ha cominciato a sciogliersi a marzo scorso al sole di Roma», nell’occasione della celebrazione dei Trattati europei.

«Per intesa su serve posizione unitaria»
«O abbracciamo la prospettiva irrealistica e negativa di nessun accordo o l'unico modo di raggiungere l'intesa anche per Londra è avere un interlocutore unito, non ventisette posizioni diverse che devono passare al vaglio di tantissime forme di negoziato». L'Italia «condivide appieno» la posizione di Barnier - negoziatore dell'Ue, presente in sala - e «ci identifichiamo in lui e nella posizione unitaria dell'Europa. Perché quando i ventisette prendono una posizione su Brexit, ed è già successo due volte, prima si assume la decisione all'unanimità e poi se serve si apre una discussione poi se serve si apre una discussione. Quando si parla di Brexit, bisogna affermare prima di tutto la condivisione, prima di eventuali distinguo».

«I risultati dell’Italia non vanno dilapidati»
Ma nel frattempo i risultati ottenuti dall'Italia «non vanno dilapidati, disperderli sarebbe irresponsabile». La posta in gioco dopo la fine delle sessione di bilancio, nell’indicazione fornita da Gentiloni, è quella di «proseguire nella sicurezza e nella crescita e non ridurci a supermercato di paure e illusioni». Nella sostanza «siamo un Paese affidabile per i nostri alleati e gli investitori stranieri. I numeri sono finalmente incoraggianti». E il messaggio per mercati e cancellerie è chiaro. «La nostra instabilità politica non è una fake news, ma il nostro Paese
non conosce instabilità nelle scelte su Ue, sui valori dell'atlantismo. Lo siamo stati negli ultimi sessant'anni e lo saremo in futuro». Per il premier «è l'Italia che ha riagganciato la crescita non questa o quella parte politica, vorrei che ci fosse
la consapevolezza di questo patrimonio comune». Adesso serve rendere questi risultati stabili «e trasferirli gradualmente in benefici per il lavoro, per il benessere e per la coesione delle nostre comunità».

Boccia: in sfida globale non si può agire come singoli Paesi
«Forse occorre riprendere una logica politica cara al Presidente Theodore Roosevelt, la politica del bastone. Roosevelt diceva: “Parla dolcemente e portati sempre un bastone”. Se vogliamo vincere la sfida della globalizzazione e esserne protagonisti il bastone per noi è l'Europa. A fronte della maggiore competitività di altri Paesi, se vogliamo competere, non possiamo agire come singoli Paesi». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, parlando al convegno sulla Brexit organizzato dal Messaggero dell’economia.

Rischi di danno con Brexit da 350 mln fino 4,5 mld
La fine del rapporto con la Gran Bretagna può portare danni all'export italiano per 350-370 milioni di euro in caso di accordo di libero scambio sulla scia
di quello con la Norvegia o con il Canada «o fino a 4,5 miliardi di euro se ci sarà una rottura profonda». È invece la previsione fatta dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, secondo cui è «un rischio» ma in caso di divorzio radicale «non moriamo. Va evitato ma non a costo di non preservare le libertà» previste dall'Europa.

Calenda: sacrosante regole su golden power
«C'è un indebolimento della dimensione esterna europea», come dimostrano le vicende legate all'accordo di libero scambio con il Canada. «Ma anche segnali di presa di coscienza sul fatto che la Ue deve difendersi non dalla competizione ma dalla concorrenza sleale», annota Calenda . «Sacrosanto» dunque un regolamento Ue simile alla golden power, che l'Italia ha anticipato con il decreto fiscale, sulle aziende extra Ue che vengono «a comprare alta tecnologia tanto più se partecipate dagli Stati». Per il ministro «la nuova linea sui dazi sull'acciaio ha beneficiato molto il tessuto imprenditoriale europeo»; tuttavia bisogna «rivedere la governance» Ue perché «se non agiamo insieme non andiamo da nessuna parte».

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