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Calderone: «equo compenso a tutela della dignità professionale»

Difesa della dignità professionale con la battaglia per l’equo compenso, valorizzazione di nuove competenze, massima attenzione per la componente giovanile della categoria.

Riparte con le stesse priorità il quinto mandato di Marina Calderone, confermata alla guida del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro per il triennio 2017-2020. Quasi un plebiscito quello per Calderone, che lo scorso 28 ottobre ha ottenuto 420 preferenze su 441 schede valide: «Una gratificazione - spiega - non solo a livello personale ma anche perché alle spalle c’è un progetto unitario frutto di una lista di consiglieri sostenuta da tutte le componenti della categoria. La cosa che più mi commuove, comunque, è sapere che accanto a me c’è una categoria coesa».

Presidente Calderone, anche lo scorso mandato lei mise i giovani al centro del suo programma. Sarà così anche per gli anni a venire?

Direi di sì. In questo momento resta fondamentale l’obiettivo di consentire ai giovani di entrare e rimanere nella nostra famiglia professionale vivendo bene del loro lavoro. È un tema, questo, fortemente intrecciato con la nostra battaglia per l’equo compenso. Ciò che ora è più a rischio, infatti, è il momento in cui il professionista deve trarre sostentamento dalla propria prestazione.

Una situazione che la preoccupa?

Molto. Abbiamo visto che sempre più frequentemente soprattutto la pubblica amministrazione arriva a svalutare il lavoro del professionista, fino bandire gare per l’acquisizione di servizi professionali senza compenso. La svalutazione della prestazione professionale, peraltro, porta a non far percepire più al cittadino l’importanza delle garanzie che il professionista dà in termini di qualità e affidabilità. In quest’ottica, se oggi vogliamo dare un futuro ai giovani professionisti, dobbiamo ribadire che si tratta di lavoratori come altri e che hanno diritto al riconoscimento economico della loro prestazione. Non è una battaglia per la reintroduzione delle tariffe, non è una questione di tariffe, ma prima ancora di tutela della figura del professionista.

Un altro elemento portante sarà quello dell’adeguamento della categoria alle nuove sfide professionali?

Sì, e anche in questo caso il primo pensiero va ai giovani. Oggi nel mondo delle professioni entrano 35-40mila colleghi fino a 35 anni, mille dei quali come consulenti del lavoro: nei confronti di costoro io penso di avere precise responsabilità anche sul fronte della formazione, perché da essa dipende la capacità di rimanere sul mercato.

Sull’approfondimento delle competenze lei ha lavorato anche durante l’ultima presidenza: dopo tre anni i risultati sono stati positivi?

Direi di sì, se si pensa che dal 2014 ad oggi la mia categoria ha incassato una crescita di fiducia dei clienti, aumentati di altri 250mila soggetti. Oggi gestiamo un milione e mezzo di aziende, fatto che ci porta a gestire otto milioni di rapporti di lavoro.

Quali saranno gli assi strategici negli anni a venire?

L’ambito delle nostre attività ricomprenderà le nuove sfide legate agli ultimi percorsi di riforma del mondo del lavoro, a partire dall’aumento di peso delle politiche attive, di cui siamo soggetti promotori attraverso la nostra Fondazione consulenti per il lavoro. Un altro segmento importante sarà quello della consulenza previdenziale, perché si tratterà di gestire un percorso dei lavoratori che dopo le riforme pensionistiche sarà sempre più su misura. Su questo fronte lavoreremo molto.

Guardia alta anche sulle competenze in materia fiscale e tributaria?

Senza dubbio. Continueremo a presidiare questo fronte perché credo che l’impresa oggi abbia bisogno di un consulente strategico in grado di assisterla in tutte le attività di valorizzazione del capitale umano d’impresa. In questo contesto ci apriremo sempre di più alla collaborazione con tutte quelle categorie professionali che possono agire in sinergia per fornire alle aziende una gestione globale del riassetto strategico.

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