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Gli obblighi e i poteri dei due «vigilanti»

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Gli obblighi e i poteri dei due «vigilanti»

  • –Laura Serafini

Esistono obblighi normativi che stabiliscano quando Banca d’Italia o Consob debbano attivarsi in presenza di anomalie, come quelle emerse sui prezzi del titolo delle popolari venete?

Il botta e risposta tra la vigilanza bancaria e la Consob fa emergere un quadro in base al quale le due Autorità non hanno un potere di intervento diretto sui prezzi, perchè sono dinamiche lasciate al mercato.La Banca d’Italia esegue ispezioni periodiche, che negli ultimi anni si sono infittite (tra il 2007 e il 2017 sulle due banche venete ne sono state condotte 9). Le ispezioni in genere hanno un campo di azione mirato (possono riguardare la governance, i crediti, il prezzo delle azioni) e talvolta le anomalie vengono scoperte in modo casuale, come avvenuto nel caso con le operazioni baciate non dedotte dal patrimonio di vigilanza (acquisto di azioni della banca finanziate con crediti erogati dalla stessa)scoperte in Veneto banca. In base a quanto emerse dall’audizione, Bankitalia scoprì la metodologia irrazionale nella determinazione del prezzo delle azioni di Veneto Banca con un’ispezione del 2009. Già allora -lo ha riferito il capo delle vigilanza Carmelo Barbagallo lo scorso 2 novembre - via Nazionale chiese alla banca di «formalizzare una normativa interna per la determinazione del prezzo» che prevedesse anche il parere di terzi. Barbagallo ieri ha confermato che a suo tempo certe informazioni non furono date a Consob, anche perchè si pensava che fosse un problema gestibile (e comunque i protocolli di collaborazione tra le due risalgono al 2012). Il fenomeno di un prezzo troppo elevato rispetto ai benchamark di mercato, come emerso ieri, era diffuso in tutto il sistema delle popolari. Con il passare degli anni, la crisi delle due venete ha portato a prassi più spregiudicate, poi emerse con l’aumento di capitale di Veneto Banca del 2013.

Perchè Consob, che imputa a via Nazionale di non averla messa al corrente per tempo sulle anomalie dei prezzi delle azioni, non si è attivata da sola (dopo un esposto Adusbef nel 2009) e perchè, una volta consapevole, non ha bloccato gli aumenti di capitale?

Il dg Consob Angelo Apponi ha sostenuto che l’Autorità non è organizzata per fare ispezioni a tappeto, ma si muove su un modello “risk-based”, ovvero solo in presenza di un numero elevato di esposti o di segnali di allarme particolari. Nel 2013, quando i protocolli tra le due sono già in essere, Bankitalia segnala a Consob che qualcosa non va sul prezzo di Veneto Banca («ci hanno solo detto che era alto» si difende la prima; «abbiamo detto che era incoerente», dice la seconda). Consob sostiene di aver cercato di mettere in atto tutti i sistemi di allerta nei prospetti. Ma non poteva vietare l’aumento: «Non avevano quei poteri - dice Apponi -. Li avremo solo con l’entrata in vigore della direttiva Mifid2 dal prossimo anno». Barbagallo prova a tirare le somme dell’esperienza fatta: «La mia opinione è che o vietiamo la vendita di certi prodotti o non otteniamo risultati. I risparmiatori non prestano la dovuta attenzione ai documenti. La competenza è di Consob, ma c’entriamo anche noi».

Perchè i protocolli di collaborazione non hanno funzionato?

Entrambi gli esponenti delle due Autorità concordano sul fatto che sono migliorabili. Da una parte prevedono che Bankitalia riversi a Consob solo gli esiti delle ispezioni, dall’altra non circoscrivono con efficacia quando è importante trasmettere atti. «L’eccesso di informazioni probabilmente è anche peggio dell’informazione sintetica» ha messo in guardia Barbagallo.

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