Italia

Mafia a Palermo: il dna di Cosa Nostra è sempre lo stesso

L'Analisi|mafia

Mafia a Palermo: il dna di Cosa Nostra è sempre lo stesso

L'operazione della Procura di Palermo che ha permesso la ricostruzione dei taglieggiamenti ad alcune decine di imprenditori e commercianti della zona del Borgo Vecchio, nel cuore del capoluogo siciliano, conferma che il dna di Cosa nostra è sempre lo stesso.

Il pizzo è un'àncora di salvezza per garantire un flusso di denaro che, pur minimo come documentato dall'indagine condotta dai Carabinieri, è in grado di certificare chi comanda e dove e, di conseguenza, assicurare il controllo del territorio. Soprattutto in una fase come quella attuale in cui Cosa nostra è tornata a fare perno sui vecchi e in taluni casi vecchissimi capi usciti dalle patrie galere, in attesa di una rimodulazione delle leve di comando, le regole ataviche vanno rigorosamente rispettate.

Così come è radicata nel dna delle mafie la conservazione di un libro mastro che, svelato già a maggio 2016 grazie alle rivelazioni di quello che è diventato un collaboratore di giustizia, è ora stato quasi completamente portato alla luce. Un libro mastro abilmente nascosto – persino in un phon per capelli – che poi è stato messo a disposizione degli inquirenti e degli investigatori.

Un'altra lezione, forse la più importante, è che sottoporsi alle regole del gioco e del giogo mafioso non paga. Interrogati dai Carabinieri, molti tra commercianti e piccoli imprenditori hanno ammesso il pagamento del pizzo – magari versato anche solo a Pasqua e a Natale, due festività religiose infangate da Cosa nostra – dopo lunghi e angosciosi interrogatori mentre altri hanno negato fino alla fine la sottomissione. Ora, come accade da tempo nell'abecedario giudiziario, questi ultimi verranno accusati di favoreggiamento a Cosa nostra poiché il loro atteggiamento non ha fatto altro che accrescere il potere intimidatorio e coercitivo delle cosche.

La Giustizia a orologeria – termine spesso abusato – mai come in questo caso è efficace per testimoniare che lo scorrere del tempo prima o poi colpisce chi detta le proprie regole mafiose.

Certo, non va assolutamente dimenticato che per ribellarsi e, soprattutto, denunciare, non basta che lo Stato sia presente solo con i blitz e con la repressione. Occorre una presenza fissa, rassicurante, continua ed efficace.
r.galullo@ilsole24ore.com

Mafia, 17 arresti a Palermo, trovato «libro mastro» del clan

© Riproduzione riservata