Italia

Le incognite sullo scontro bancario e lo «scudo» sulla legge di…

(none)

Le incognite sullo scontro bancario e lo «scudo» sulla legge di bilancio

Basta scorrere il calendario della commissione d’inchiesta sulle banche per vedere tutti i tornanti della fine della legislatura. In pratica, nel mese di novembre all’ordine del giorno ci sono le vicende del Monte dei Paschi di Siena, un cavallo di battaglia per Matteo Renzi che da tempo ha alzato il tiro su quell’obiettivo che più di tutti evoca la ditta ex Pci. Subito dopo, invece, la mira si sposta su Banca Etruria e quindi sul leader Pd e sui suoi fedelissimi a cominciare da Maria Elena Boschi. Insomma, un mese di fuoco in cui, a turno, i partiti faranno campagna elettorale gli uni contro gli altri a colpi di audizioni per fare pressione sugli avversari. Già è stato trascinato nella guerriglia politica perfino Mario Draghi e anche se ieri il Pd ha preso le distanze negando che sia quello il loro bersaglio polemico, è chiaro che da qui e fino a dicembre comincia una navigazione a vista. In cui niente si può escludere.

Il punto interrogativo è quale sarà la tesi che prevarrà in merito alle responsabilità dei crack bancari: se si imputeranno le colpe agli organismi di vigilanza – come sostiene Renzi – o se emergeranno addebiti anche a carico del suo governo. È chiaro che il leader Pd con questa operazione della commissione sta cercando di rovesciare una “narrazione” che lo vuole nemico dei risparmiatori e amico dei banchieri e che lo ha già impegnato in una dura presa di posizione contro la riconferma del Governatore Visco. E quindi nel passaggio tra le audizioni su Mps e quelle su Banca Etruria, ognuno cercherà di imbastire una trama su quelle vicende. Verosimilmente cercando colpi a effetto, nonostante la prudente presidenza di Pier Ferdinando Casini.

Se poi si aggiunge che contestualmente alle lotte sulle banche, al Senato si cercherà di approvare la legge di bilancio, l’intreccio si complica un po’. Al momento il presidente della Commissione Bilancio, Giorgio Tonini, esclude rischi sulla manovra anche perché sui numeri c’è stata una blindatura. Attualmente, grazie al contributo di Ala, la maggioranza è 15 a 13 e malgrado i quasi 4mila emendamenti, non si temono sorprese. Nemmeno quando si arriverà in Aula dove è già previsto il voto di fiducia e dove l’atteggiamento di Forza Italia non è ostile. Un passaggio che ci sarà tra il 22 e il 25 novembre e l’attenzione alle date non è “maniacale” ma è fatta tenendo un occhio a quello che succederà alla commissione banche. Se cioè si possa arrivare a uno scontro con effetti e ripercussioni sul Governo: un’ipotesi che oggi viene scartata ma, comunque, alle commissioni di Camera e Senato, fanno notare che un piano B è già pronto. E ricalca quello che accadde lo scorso anno.

Era il 4 dicembre quando Renzi perse il referendum e decise di dare le dimissioni da premier ma solo l’annuncio pubblico fu immediato. Passò infatti qualche giorno prima che si dimise formalmente dal capo dello Stato per dare modo alla manovra finanziaria di fare il secondo passaggio al Senato. Un via libera che a quel punto fu velocissimo, data l’emergenza, nel senso che il testo già approvato dalla Camera fu approvato così com’era e senza discussioni anche a Palazzo Madama. Insomma, almeno la legge di bilancio ha un suo scudo protettivo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA