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Renzi e Alfano «uniti» dal rebus alleanze

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Renzi e Alfano «uniti» dal rebus alleanze

  • –Barbara Fiammeri

roma

Per ora si naviga a vista. Ma con la scadenza imminente della legislatura, l’ora delle scelte si avvicina. Domani alla direzione del Pd Matteo Renzi molto probabilmente ribadirà la disponibilità ad allargare il campo, a costruire una coalizione. Al momento mancano però i pretendenti a convolare a nozze con il Pd . Anzi l’attesa investitura del presidente del Senato Pietro Grasso il 2 dicembre a leader di quella sinistra oggi divisa in mini tronconi (da Mdp di Bersani al Campo progressista di Pisapia a Si) allontana le possibilità di un’alleanza anche con una parte di questo schieramento. E la conferma arriverà probabilmente oggi da Pisapia in occasione della convention organizzata a Roma. La minoranza dem però non demorde e domani in Direzione è intenzionata a presentare un documento che contiene nel merito alcuni dei punti cari a Bersani &co su lavoro, scuola, fisco e investimenti. Renzi da parte sua continua a tessere la tela con Emma Bonino (la incontrerà domani mattina) per un’intesa con i radicali, anche questa però tutt’altro che scontata (chiedono di rivedere la linea sull’immigrazione).

Tra i possibili alleati del Pd ci sono poi i centristi di Alternativa popolare. Ma anche il partito di Angelino Alfano è in piena ambascia. E anche qui pesa e tanto il fallimentare risultato siciliano, dove la scelta di correre assieme al centrosinistra ha provocato una vera e propria fuga verso destra, tant’è che proprio sulla sua isola il partito di Alfano non ha neppure superato lo sbarramento del 5%, rimanendo così fuori dal parlamentino regionale. Un risultato che ha imposto al leader di Ap di prendere tempo, rilanciando la prospettiva della corsa in solitaria. «Siamo pronti ad andare da soli, con i nostri valori e i nostri programmi», ha confermato Alfano davanti alla platea dei 1.600 riuniti ieri alla conferenza programmatica di Ap. Per ora però rimane un’opzione. La scelta definitiva arriverà il 24 novembre, quando si riunirà la direzione. L’unica certezza al momento è che è esclusa una coalizione con Berlusconi. Almeno per Alfano, che nel suo intervento rinvia al mittente le accuse di tradimento: «È stato lui (Berlusconi) a fare un governo con Bersani per far nascere il governo Monti e poi il governo Letta, poi ha deciso di rompere e noi siamo rimasti esattamente dove ci aveva collocato lui. Lui cambiò idea, non noi. Tutta questa scena sul tradimento quindi non è reale». Ma se la prospettiva di andare da soli per ora ricompatta il partito, l’eventuale alleanza con il Pd è destinata a provocare nuove fratture. Anche perchè oltre alle politiche in primavera si voterà anche per il rinovo delle giunte regionali di Lombardia, Lazio e Friuli. Un’eventuale alleanza con Renzi alle politiche avrebbe quindi ricadute anche sulle alleanze per le regionali. L’ala lombarda è già da tempo sul piede di guerra. Ieri Maurizio Lupi ha benedetto la corsa in solitaria di Ap («Il centro non ha bisogno di alleanze») ma qualora Alfano decidesse di virare a sinistra, la rottura sarebbe inevitabile. Anche perchè nel centrodestra i lavori in corso per la costruzione della quarta gamba centrista stanno procedendo a passo di carica e chi è intenzionato a partecipare deve decidersi in tempi brevi altrimenti non troverà più posto.

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