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Bargiacchi (Sioi): cooperazione permanente nella difesa ma …

VERSO LA PESCO

Bargiacchi (Sioi): cooperazione permanente nella difesa ma l’esercito europeo è una chimera

A Bruxelles i ministri degli Esteri e della Difesa di 23 paesi Ue hanno sottoscritto la notifica congiunta di adesione alla Pesco
A Bruxelles i ministri degli Esteri e della Difesa di 23 paesi Ue hanno sottoscritto la notifica congiunta di adesione alla Pesco

Sì, è certamente «un giorno storico per la difesa europea», come ha sottolineato l’Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini. Ma la decisione di oggi dei ministri della Difesa e degli Esteri di 23 Stati della Ue di sottoscrivere una “notifica congiunta” per una cooperazione strutturata permanente nella politica di sicurezza e di difesa europea non è il primo passo verso un esercito europeo. Non usa mezzi termini Paolo Bargiacchi, docente di diritto internazionale e dell’Unione europea alla Sioi, la Società italiana per l’organizzazione internazionale e Ordinario di diritto internazionale presso l'Università degli Studi di Enna Kore. Meglio chiarire come stanno veramente le cose: «La Nato continuerà a essere la chiave di volta della difesa del Vecchio continente».

Cooperazione che non intacca la sovranità degli Stati
Secondo Bargiacchi, l’aspetto positivo di quanto accaduto oggi è che per la prima volta si concretizza una soluzione - la cooperazione strutturata permanente tra alcuni Stati membri in un settore specifico - che era stata prevista dal trattato di Lisbona, un accordo firmato nel 2007 ed entrato in vigore nel 2009. «Oggi è la prima applicazione concreta di questa cooperazione rafforzata», sottolinea il docente. Rimane tuttavia il fatto che questa notifica congiunta «non intacca la sovranità degli Stati, è comunque una cooperazione intergovernativa, su base orizzontale, non verticale, che non prevede un coinvolgimento diretto ed incisivo delle istituzioni europee. L’unico organo dell’Unione direttamente coinvolto nel ruolo però di coordinatore - continua Bargiacchi - è l'Alto Rappresentante sebbene il processo decisionale sia sui progetti sia sulle strategie rimane in capo ai governi degli Stati membri».

Economie di scala nella spesa per la difesa
Una volta ottenuto il disco verde del Consiglio Affari esteri, che si dovrebbe riunire l’11 dicembre, gli Stati che hanno aderito alla Pesco - restano fuori Regno Unito, Danimarca, Irlanda, Portogallo e Malta - dovranno concordare un primo elenco di progetti nell’ambito della difesa, da sviluppare insieme. «Ci saranno ricadute positive in termini di riduzione dei costi della difesa Ue, sulla base di economie di scala - osserva Bargiacchi - . Nel 2015 gli Stati europei hanno speso 203 miliardi di euro ma una parte di questa spesa è inefficiente. L’idea è di mettere insieme certe capacità per rendere il sistema più efficiente. Verranno individuati singoli progetti ai quali potrà anche partecipare un numero di Stati minore rispetto ai 23 che hanno oggi effettuato la notifica congiunta. Risultato: meno doppioni e forze armate più moderne».

Dall’Europa più risorse per la difesa
Tra gli impegni più vincolanti che gli stati membri hanno concordato di assumere c’è anche l’aumento periodico, in termini reali, dei bilanci per la difesa. «Il presidente Usa Trump - continua il docente della Sioi - ci accusava di spendere poco per la difesa. Ora c’è l’impegno ad aumentare con regolarità il budget, dopodiché nel medio termine occorrerà indirizzare il 20% della spesa per la difesa agli investimenti e il 2% del totale della spesa per la difesa alla ricerca». Qui entra in gioco l’Italia: «Potrebbero delinearsi delle opportunità per la nostra industria della difesa». Per l’esercito europeo occorrerà attendere. È ancora una chimera.

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