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Pensioni, piano da 300 milioni. Si tratta fino a sabato

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Pensioni, piano da 300 milioni. Si tratta fino a sabato

La riunione tra sindacati e Governo, svoltasi oggi pomeriggio a Palazzo Chigi, è stata aggiornata a sabato mattina alle 10. I sindacati hanno chiesto infatti al governo un testo dettagliato sulle proposte sulla previdenza da inserire nel disegno di legge di Bilancio all’esame del Senato . E l’esecutivo si è detto disponibile, fissando un nuovo incontro per la verifica finale sabato mattina 18 novembre. Da registrare la lieve apertura del governo sulla possibilità di bloccare l’incremento dell'età pensionabile a 67 anni nel 2019 per chi svolge lavori gravosi.

Come anticipato dal Sole 24 Ore il 12 novembre, nell’incontro tecnico di questa mattina tra Governo e sindacati infatti, per dare al bacino degli esentati dall’aumento automatico della soglia di pensionamento una fisionomia a maglie più larghe gli esperti di Palazzo Chigi e dei ministeri dell'Economia e del Lavoro hanno presentato alcuni ritocchi alla proposta presentata all'inizio della scorsa settimana, agendo su due fronti: la continuità del requisito soggettivo di lavoratore gravoso (aver svolto almeno sette anni di lavori di questo tipo negli ultimi dieci prima dell'accesso alla pensione) e il numero di anni contributivi (30 invece degli ipotizzati 36). Del pacchetto di ritocchi fa parte anche un nuovo meccanismo per il calcolo dell'adeguamento all'andamento della speranza di vita (con calcolo dal 2021 basato sulla media del biennio precedente) e la detassazione della previdenza integrativa per gli statali.

Gentiloni: proposte in 7 punti, costo 300 milioni
Il Governo ha proposto ai sindacati un intervento sulla previdenza in “sette punti” per un costo complessivo di 300 milioni, avrebbe detto il premier, Paolo
Gentiloni secondo quanto riferito da partecipanti alla riunione a Palazzo Chigi. Sarebbero riutilizzati nel sistema previdenziale le risorse non spese per l'Ape sociale e l'anticipo pensionistico per i lavoratori precoci. Tra le misure l'esenzione dall'aumento a 67 anni per 15 categorie di lavori gravosi e la revisione del meccanismo di calcolo per l'adeguamento dell'età alla speranza di vita.

Poletti: adeguamento età è pilastro sistema
«Abbiamo ribadito e confermato le proposte» dei diversi incontri con i sindacati e «abbiamo ribadito la convinzione del governo che il collegamento dell'età
pensionabile all'aspettativa di vita è un pilastro del sistema previdenziale e va salvaguardato» ha detto invece il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, al termine dell'incontro a Palazzo Chigi. E ha aggiunto: «Il Governo si è impegnato a predisporre sabato mattina tutte le risposte alle richieste dei sindacati per avere una valutazione complessiva».

Le perplessità della Cgil
Pessimista la segretaria della Cgil Susanna Camusso, per la quale sull'aspettativa di vita le proposte e la platea degli esentati da quota 67 avanzate dal governo «sono insufficienti. Le distanze sono ancora molto significative e le proposte fatte oggi non delineano una facile soluzione». Più possibilista la leader della Cisl Anna Maria Furlan («Vedremo il testo sabato, anche rispetto ad alcune questioni che abbiamo chiesto, e saremo in condizioni di dare una risposta più precisa»). «Abbiamo chiesto di avere risposte scritte per fare delle valutazioni di merito più appropriate» ha sintetizzato invece il leader della Uil, Carmelo Barbagallo.

Non esclusi ulteriori ritocchi
Non sono escluse ulteriori novità. I sindacati sono in pressing. Giudicano positivi ma non sufficienti i passi avanti dell’esecutivo. Puntano soprattutto a far sì che alle 15 categorie di lavori gravosi per le quali è stato ipotizzato dal governo lo stop all’aumento a 67 anni dal 2019 dell’età pensionabile, sia consentito anche l’accesso all’anticipo pensionistico sociale (al momento sono 11 le categorie di lavori gravosi previsti per l’Ape social). E chiedono un prolungamento dell’Ape social a tutto il 2019. Una richiesta contenuta anche in un emendamento del Pd al ddl bilancio all’esame della commissione bilancio del Senato. I sindacati chiedono infine maggiori tutele previdenziali per giovani e donne. Su almeno uno dei primi due punti di cui sopra ci potrebbe un via libera del governo.

Per stop 67 anni lavori gravosi 30 anni contributi
Nell’incontro tecnico di questa mattina tra Governo e sindacati - spiegano fonti sindacali - l’Esecutivo ha proposto di fissare a 30 anni il requisito contributivo per mantenere l’età di vecchiaia a 66 anni e sette mesi per le 15 attività gravose individuate (evitando quindi il passaggio a 67 anni previsto a partire dal 2019 in base al ritocco verso l’alto dell’aspettativa di vita certificata dall’Istat). Finora si era parlato invece dei requisiti per l’Ape (ossia 36 anni). Il lavoro gravoso per evitare l'aumento dell'età pensionabile deve essere stato svolto almeno in sette anni negli ultimi dieci prima dell'accesso alla pensione e non più per almeno sei anni sugli ultimi sette (sulla falsariga di quanto previsto per i lavori usuranti) come invece era stato ipotizzato nei precedenti incontri tecnici.

L’ampliamento della platea
L'allentamento di questi due paletti dovrebbe provocare un leggero ampliamento della platea degli “esentati” che all'inizio della scorsa settimana era stata ufficiosamente stimata in 15-17mila lavoratori. Ma la Cgil considera «infondate» queste previsioni sottolineando che le pensioni di vecchiaia dei lavoratori dipendenti liquidate nel 2016 nel complesso sono meno di 60mila (compresi gli assegni di vecchiaia ai dipendenti pubblici) e quindi è assai improbabile che le categorie considerate coprano circa un terzo di questi assegni. Il Governo - spiegano i sindacati - non ha fornito cifre sui costi né ha risposto ai rilievi sulle cifre dei possibili “salvaguardati” (15.000-17.000 secondo l'Esecutivo) dall'incremento a 67 anni che secondo i sindacati sarebbero assolutamente sovrastimate dati i paletti messi.

Verso ok a 46mila domande Ape sociale-precoci
Con il riesame delle domande per l’accesso all'Ape sociale e alla pensione anticipata per i precoci potrebbero essere accettate nel complesso oltre 46.000
domande a fronte delle 66.000 arrivate e delle 60.000 previste. Il dato emerge da stime Inps riferite da partecipanti all'incontro Governo-sindacati. In pratica dopo i nuovi indirizzi del Ministero del Lavoro potrebbero essere accettate circa 26.500 domande per l'Ape sociale (su 39.777 arrivate, il 75% delle 35.000 previste) e 20.000 per i lavoratori precoci (su 26.632 arrivate, l'80% delle 25.000 previste). In prima battuta erano state rigettate dall'Inps due domande su tre delle arrivate per l'Ape sociale, e il 70% di quelle arrivate per lavoro precoce (nel complesso era stato detto no a 44.000 richieste su 66.000). Grazie a nuovi indirizzi messi a punto dal ministero del Lavoro (tra le quali la possibilità che ci siano periodi di rioccupazione non superiori a sei mesi senza interrompere lo
stato di disoccupazione) le percentuali si sono ribaltate.

Nuovo meccanismo calcolo dell’età pensionamento
Le stesse fonti hanno affermato che il Governo ha confermato l’intenzione di mettere in campo un nuovo meccanismo per il calcolo dell'adeguamento dell'età
pensionabile all'andamento della speranza di vita. Il calcolo dallo scatto del 2021 sarà biennale come prevede la legge ma basato sulla media del biennio precedente (2018-2019) contro la media ancora precedente invece di una differenza netta tra gli anni come è stato finora. Si terrà conto inoltre delle eventuali riduzioni dell’aspettativa di vita anche se si scaleranno a questo punto nel biennio successivo.

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