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BTp Italia oltre la soglia dei 2 miliardi

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BTp Italia oltre la soglia dei 2 miliardi

  • –Vito Lops

Meglio del previsto o, in ogni caso, meglio di come è andata qualche mese fa. La nuova emissione del BTp Italia (la dodicesima) è cominciata con il piede giusto. Nel primo giorno di collocamento, riservato al pubblico retail, gli ordini arrivati dai piccoli risparmiatori sono stati pari a 2,185 miliardi (spalmati su 33.495 contratti). Lo scorso maggio (undicesima edizione) il primo giorno la domanda si fermò a 1,6 miliardi. I piccoli investitori che intendono puntare sul titolo - durata 6 anni, indicizzato all’inflazione italiana e con un tasso reale minimo garantito dello 0,25% - avranno tempo anche oggi. Inoltre, se il Tesoro non deciderà per una chiusura anticipata, anche la giornata del 15 novembre sarà appannaggio dei piccoli ed esclusa agli investitori istituzionali che invece entreranno in scena in seguito e fino a giovedì. Nell’emissione dello scorso maggio, che per il retail è durata tre giorni, gli ordini totali dei risparmiatori si attestarono a 3,19 miliardi. C’è quindi ragione di ipotizzare che questa nuova edizione del BTp Italia avrà più successo.

Anche perché nella scorsa edizione la quota sottoscritta dai risparmiatori si era attestata al 37%: ai minimi per il BTp Italia, tanto che per trovare una partecipazione del retail ugualmente bassa bisogna risalire alla terza emissione (ottobre 2012) in cui la quota retail restò inchiodata al 38%. Da lì al 2014 il retail si è dimostrato un investitore affezionato al BTp Italia, arrivando a sottoscrivere in alcune occasioni oltre il 50% dell’importo emesso: è il caso della settima emissione dell’ottobre 2014, con una percentuale di oltre il 60%. Da quel momento, però, è iniziato un declino.

Il risultato parziale di questa dodicesima edizione può rappresentare un’inversione di tendenza perché è in vantaggio rispetto alla precedente emissione, nonostante il tasso reale (a cui poi aggiungere l’inflazione) minimo garantito (0,25%) sia inferiore rispetto a quello dei titoli piazzati sei mesi fa (0,45%). Allo stesso tempo sono molto lontani i tassi reali registrati tra il 2012 e il 2013 quando si superava la soglia del 2%. Il recente calo dei tassi - che è frutto del calo generalizzato dei rendimenti italiani ed europei dopo che la Bce ha lanciato nel 2015 il piano di acquisto titoli quantitative easing recentemente prorogato fino a settembre 2018 - non ha frenato la domanda. Anche perché in questa fase - proprio per via degli effetti del Qe - il mestiere dell’investitore si è fatto più difficile e di conseguenza uno 0,25% reale non viene più giudicato male.

Ieri è stata una giornata importante anche per il mercato secondario con il Tesoro che ha collocato BTp a 3, 7 e 15 per anni per complessivi 6 miliardi. Il tasso a 3 anni (-0,02%) è tornato negativo, quello a 7 si è fermato all’1,21% mentre il 15 anni non è andato oltre il 2,38%. Maria Cannata,responsabile della direzione debito pubblico del Mef, in un’intervista a Radio24, ha annunciato che l’anno prossimo «ci sarà senz’altro» un’emissione a 30 anni. Cannata ha aggiunto che «attualmente siamo molto abbondanti di liquidità e quindi non abbiamo assolutamente necessità, nè è opportuno esagerare con le emissioni, ma quando riparte l’anno nuovo sicuramente sì». La stessa ha poi commentato il quadro tassi, con la Bce che l’anno prossimo dovrebbe terminare il piano espansivo. A suo parere ci si prepara nel lungo periodo, anche dopo il quantitative easing, a un «livello di stabilità dei tassi più bassi di quelli precedenti» che accompagnato al consolidamento della crescita e a una aumento moderato dell’inflazione rende il Btp Italia un «buon investimento» per il risparmiatore .

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