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Il Milan «cinese» parte in utile, ma l’anno sarà in…

i conti del club rossonero

Il Milan «cinese» parte in utile, ma l’anno sarà in rosso

(Ansa)
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Il Milan con passaporto cinese parte bene: nei primi tre mesi della nuova gestione di Mister Li, il club italiano che ha vinto più Coppe Campioni di tutti, ha macinato 50 milioni di ricavi, 36 milioni di margine lordo e i conti chiudono pure in utile (4 milioni).

Dopo l’addio di Silvio Berlusconi (per il sollievo della Fininvest, che ha incassato una plusvalenza di 600 milioni e si è sgravata di un fardello), la nuova vita del Milan dopo i 30 anni berlusconiani, è in discesa solo in apparenza. L’attuale stagione, che si chiuderà il 30 giugno 2018, sarà comunque in perdita, nonostante l’avvio incoraggiante.

I numeri finali del primo bilancio dell’Ac Milan dipenderanno anche dal piazzamento del club: inizialmente l’asticella era stata posta attorno a quota 70 punti, per raggiungere l’obiettivo del ritorno in Champions League. Ieri però la nuova proprietà, riunita per l’assemblea dei soci del bilancio intermedio a sei mesi (che ha visto il bilancio in perdita a quota 32,6 milioni di euro) ha messo le mani avanti: serviranno molti più punti, visto l’attuale andamento del campionato. Nel 2020, poi, il Milan potrebbe anche sbarcare in Borsa dopo aver raggiunto il break even di bilancio.

Grandi progetti; prima, però, il Milan deve risolvere il problema del rifinanziamento: con la scadenza dell’ottobre 2018 per rimborsare gli oltre 300 milioni di debiti verso il fondo americano Elliott di Paul Singer. Nell’ultimo mese la proprietà cinese e l’Ad Marco Fassone avrebbero aperto diversi tavoli di discussioni. Difficile capire dove porteranno le diverse opzioni sul tavolo. Il vero problema resta il rifinanziamento, da parte di un unico soggetto, sia dei 180 milioni contratti dalla holding Rossoneri Lux sia dei 123 milioni in capo al Milan: il piano di sopra e quello di sotto sono infatti strettamente collegati dal punto di vista giuridico, a cominciare dai pegni sottoscritti con Elliott sulle azioni e sulle attività del Milan. Ovvio che è molto più semplice rifinanziare la società operativa (garantendosi con i diritti del calcio) rispetto alla cassaforte di Yonghong Li. Non è un caso che Goldman Sachs si sia per ora tirata indietro dal rifinanziamento, mentre Merrill Lynch avrebbe dato la disponibilità a rifinanziare soltanto il club. Nelle ultime settimane sarebbero stati avviati contatti con altri soggetti, fra cui la banca statunitense Jefferies.

Secondo quanto indicato da Fassone in assemblea una delle opzioni è quella avviata a Londra con la boutique Bgb Weston, che avrebbe avviato con un fondo un’esclusiva di 8 settimane per rifinanziare l’intero debito. Della Bgb Weston poco si sa, tranne che è guidata dal manager Lorenzo Gallucci e che nella divisione real estate di Bgb figura una vecchia conoscenza del calcio italiano: l’ex Ceo della Juventus Antonio Giraudo. Tanto che, alcune indiscrezioni indicherebbero proprio l’ex manager dei bianconeri con un ruolo di advisor nella trattativa con il nuovo investitore che dovrebbe prendere il posto di Elliott sul rifinanziamento. Ipotesi che tuttavia i diretti interessati smentiscono.

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