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Italia-Svezia, le pagelle della notte (da incubo) di San…

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Italia-Svezia, le pagelle della notte (da incubo) di San Siro

De Rossi rifiuta il campo in diretta Tv: «Dobbiamo vincere, non serve il pari» (Ansa)
De Rossi rifiuta il campo in diretta Tv: «Dobbiamo vincere, non serve il pari» (Ansa)

Pubblico di San Siro: 6 –È la media tra il 10 e lode che i 72meritano per coreografie e tifo a squarciagola per gli azzurri e lo zero per i fischi all’inno nazionale svedese, pratica che sta diventando una costante nelle gare dell’Italia. Peccato, perché tutto il resto è da applausi.

Ventura: 3 – Nella notte più buia del nostro calcio, disegna una squadra sbilenca, ma volenterosa. Ma in 180 minuti più recupero non riusciamo a fare gol alla Svezia. Ct virtualmente esautorato dai senatori del gruppo, litiga con De Rossi e si dimentica Insigne, cui non regala un solo minuto negli spareggi che valgono un mondiale. E poi il gesto inelegante di non annunciare subito le dimissioni. Semplicemente inadeguato al ruolo.

Gigi Buffon: 7 – È il premio al dopogara (visto che gli svedesi dalle sue parti non si fanno vedere praticamente mai): il capitano, come sempre, ci mette la faccia e le lacrime. Aveva immaginato un altro addio all’Azzurro, ma invece del sesto mondiale, trova la notte da incubo che lo fa rientrare nella storia dalla parte inversa. L’apocalisse di San Siro è la “contro coppa” del 2006 e si somma ai fallimenti 2010 e 2014. Alla fine cerca pure il gol di testa, sintomo estremo della disperazione (lo vedemmo nell’area avversaria anche a Natal, in Brasile, nell’amaro ko contro l'Uruguay). Azzurro cupo.

Barzagli, Bonucci e Chiellini: 6 – Ci mette il cuore, la BBC, e la leadership, e la voglia. Ma le primavere pesano, e manca quella fiducia illimitata nella panchina che, in fondo, è il semplice segreto in particolare delle Nazionali vincenti (si veda la modesta Svezia arroccata intorno al suo ct Andersson – voto 10). La BBC, già svanita in bianconero, finisce a San Siro la sua avventura azzurra. Bonucci resterà, Chiellini forse, Barzagli no. Grazie di tutto, ma ora bisogna voltar pagina.

De Rossi: 7 – Per il battibecco con Ventura, che svela – mai ce ne fosse stato bisogno - lo stato dell’arte nel rapporto tra i veterani e il ct che loro stessi avevano commissariato, nella famigerata riunione tecnica senza di lui. Anche il romanista ci ha messo sempre la faccia, qualche volta pure i gomiti, di certo una volta di troppo uno stinco (sul tiro di Johansson che a conti fatti ci ha impedito di staccare il biglietto per Mosca). Chiude anche lui con l’azzurro, e per trovarne un altro uguale ci servirà il lanternino…

Gabbiadini: 5 – Non la becca mai, e allora si logora allo sfinimento in un lavoro di sponda necessario quanto sterile. Non troviamo neppure una punizione dal limite per sperimentare il suo delizioso sinistro. Doveva far saltare il bunker vichingo, è l’emblema del «vorrei ma non riesco» di Ventura. Insieme a Jorginho (5,5) rimarrà nella storia azzurra come «uno di quelli che era in campo quella sera a San Siro…».

Candreva: 7 – Come tutti, dà tutto. Non basta, ma unisce, finché i polmoni reggono, quantità e qualità. Il bolide di destro sparato sopra la traversa da pochi passi è uno dei rimpianti più dolorosi della serata. Insieme a Belotti (4), Immobile (5,5), Darmian (6) e Florenzi (7) potrà essere uno dei riferimenti del nuovo corso, anche se nel suo caso la carta d’identità prima o poi presenterà il conto.

Lorenzo Insigne: n.g. – Bagaglio a mano del playoff mondiale, ed è dire tutto. Inspiegabile come non trovi spazio nemmeno per un minuto tra Solna e Milano, lui che alla causa azzurra ha sempre dato la massima disponibilità. Vittima principale del mix letale tra integralismo e confusione che ha albergato per mesi sulla panchina azzurra.

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