Italia

Renzi «apre» ma non convince Mdp

(none)

Renzi «apre» ma non convince Mdp

  • –Emilia Patta

Roma

Apertura sulla coalizione di centrosinistra, senza veti per nessuno: «Credo che sia cruciale che sia coinvolta l’area moderata così come i Verdi, Idv e i Radicali con i quali c’è una discussione non scontata né chiusa. Poi vogliamo il dialogo a sinistra: in primis con Campo progressista di Giuliano Pisapia, a cui lanciamo parole di dialogo e disponibilità come quelle che in larga parte abbiamo sentito domenica alla loro riunione. E vogliamo un confronto anche con Mdp, Sinistra italiana e Possibile». E, a scanso di equivoci, per gli ex compagni di partito Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema c’è un pensiero in più: «Anche con le persone da cui siamo stati divisi da discussioni e polemiche c’è più sintonia che con gli avversari storici, non solo perché governiamo insieme in 14 Regioni ma perché molte cose fatte le abbiamo fatte insieme».

Disegnato così il perimetro della possibile coalizione, Matteo Renzi si lancia anche in aperture sul programma. Con la premessa, tuttavia, che non ci saranno «abiure» di quanto è stato fatto. «Il Jobs act ha prodotto quasi 980mila posti di lavoro, anche se il tempo indeterminato è stato certo più forte all’inizio con la decontribuzione. Siamo pronti a ragionare su come combattere per meno precarietà e più lavoro a tempo indeterminato».

Ecco, se Renzi arriva a dire che anche il Jobs act può essere migliorato, allora è il segno che lo sforzo di essere inclusivo come gli chiedono da più parti è arrivato proprio al limite. Perché il futuro è «una pagina bianca» - avverte il leader del Pd - anche per quanto riguarda la leadership: «Non c’è una leadership solitaria, anche su questo vale il principio della pagina bianca. Chi vuole dare una mano è benvenuto, se qualcuno si tira indietro da questo invito unitario se ne assume la responsabilità». Il compito di fare da “cucitore” è affidato a Piero Fassino, ultimo segretario dei Ds prima di sciogliersi nel Pd assieme alla Margherita, che subito dopo la direzione di ieri si è messo al telefono per parlare con tutti, a cominciare proprio da Mdp. Da quelle parti per la verità non spira aria di riconciliazione («le chiacchiere stanno a zero», è stato a caldo il commento di Bersani, ormai intento a costruire la sinistra alternativa sotto la leadership di Pietro Grasso), eppure tutti nel Pd pensano che la porta vada tenuta aperta. Se non altro per addossare agli altri la responsabilità della mancata riconciliazione. L’obiettivo reale resta quello di spaccare il fronte della sinistra portando nell’alleanza almeno Pisapia e parte dei “quadri” di Mdp. Da qui lo sforzo fatto ieri da Renzi in direzione, anche sullo ius soli reclamato a sinistra («cercheremo di farlo senza creare alcuna difficoltà alla chiusura ordinata della legislatura») e sulla legge di bilancio(«siamo disponibili a trovare punti di equilibrio anche sulla legge di bilancio, nei limiti di quanto è possibile»).

Uno sforzo, quello di Renzi, che se per ora mantiene ingessato il campo del possibile centrosinistra almeno ricompatta il partito. La sua relazione passa infatti senza alcun voto contrario, con la sola astensione degli orlandiani. E colpiscono le parole di apprezzamento di molti, soprattutto quelle della prodiana Sandra Zampa («mi sono ritrovata nella relazione del segretario») e dell’ex premier Enrico Letta, solitamente avaro di notazioni positive («gli appelli all’unità e anche le aperture di oggi di Renzi sono sicuramente positivi, ora auspico che il Pd faccia proposte concrete in questa direzione»). Resta che la coalizione larga per ora non c’è: c’è una coalizione piccola, con i centristi da una parte e la lista “europeista” di Radicali e ambientalisti dall’altra (ieri, prima della direzione, c’è stato un primo incontro tra Renzi ed Emma Bonino). Un paradosso amaro, nota il leader della minoranza Andrea Orlando: «Noi siamo in un vicolo cieco. Perché abbiamo approvato una legge che prevede le coalizioni e al momento le coalizioni non ce le abbiamo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA