Italia

Maria Concetta Riina e la comunicazione di famiglia via Facebook

L’ATTIVISMO DELLA FIGLIA MAGGIORE DEL BOSS

Maria Concetta Riina e la comunicazione di famiglia via Facebook

Nelle ore successive alla morte del boss di Cosa nostra Totò Riina la comunicazione è stata ed è nelle mani delle donne di casa. A dimostrare un ruolo sempre più attivo nelle famiglie di mafia. Il testimone sembra essere passato dalla maestra Ninetta Bagarella, moglie del boss di Corleone, che nel passato si è spesa molto per difendere il marito, alla figlia maggiore, Maria Concetta. È stata lei, 42 anni, a poche ore dal decesso del padre, a esporre una rosa nera come foto del suo profilo facebook, sovrastata dall'indice di una ragazza che indica il silenzio.

Sul suo profilo social tra le serie tv preferite fa bella mostra “Squadra antimafia” mentre lei si definisce «moglie e madre a tempo pieno», il che stride un filo con il dichiararsi «dipendente amministrativo» della Clawstek srl, che opera nel settore delle riparazioni meccaniche degli autoveicoli nella zona industriale di Lecce. L'impresa è riconducibile al marito, Antonio Ciavarella, al quale il 19 luglio di quest'anno è stata sequestrata. Il sequestro si inserisce nell'operazione condotta dai Carabinieri, che questa estate hanno dato esecuzione ad un decreto emesso dal Tribunale - Sezione misure di prevenzione - di Palermo su proposta della Procura della Repubblica di Palermo nei confronti dell'allora capo di Cosa nostra, Totò Riina e del suo nucleo familiare. I coniugi Ciavarella abitano da anni a San Pancrazio Salentino (Brindisi).

Stando agli esiti delle indagini patrimoniali i beni sono stati costituiti con proventi di presunta derivazione illecita. Accuse che Ciavarello e la moglie Maria Concetta Riina hanno subito respinto con forza.

Mentre però il marito, sui social, gridava al «complotto palese» e se la prendeva con i giornalisti «prevenuti ed accaniti», lei, la signora Maria Concetta Riina, sibilava: «Voglio solo dire che il tempo darà le giuste risposte. Io so di essere nel giusto e lo dimostrerò». Una frase che si sposa alla perfezione con le frasi «cult» che ha inserito sul profilo: «Non arrenderti mai! Di solito è l'ultima chiave del mazzo quella che apre la porta» e «Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico».

È stata Maria Concetta Riina a prendere ultimamente sempre le difese del padre, descritto come «un lavoratore ingiustamente accusato», contro il quale parlano solo «calunniatori malvagi e senza scrupoli». Ed è stata ancora lei, poche ore fa, a respingere l'assalto dei giornalisti insieme allo storico avvocato di famiglia davanti alla sezione di Medicina Legale dell'ospedale di Parma dove sarà eseguita l'autopsia del padre. «Non ho niente da dire. Vi denuncio. Per cortesia smettetela» ha ripetuto con forza calma. Ma forse la rivedremo ancora a gestire la comunicazione di una famiglia che non scompare certo con la morte di Totò Riina.

Molto defilata, al momento, l'altra figlia del boss di Corleone, Lucia, che si presenta come «artista». Sul suo profilo facebook sfilano i suoi quadri e, tra le altre cose, la storia del «bonus bebbé» (testuale con due b) che con il marito Vincenzo Bellomo aveva chiesto al Comune di Corleone il 22 novembre 2016, circa un mese dopo la nascita della figlia. La terna prefettizia che guida il Municipio dopo lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa avvenuto il 10 agosto 2016 non ha preso in considerazione la domanda.

Lucia e il marito, il 19 giugno 2017, in un lungo post su facebook, tra le altre cose scrivono: «...in fine abbiamo deciso (Lucia Riina e Vincenzo Bellomo) che tramite il nostro legale, chiederemo al Presidente della Repubblica, la revoca della cittadinanza italiana, e quindi dei diritti costituzionali, sia per noi che per nostra figlia, così sarà chiaro a tutti ed al mondo intero come l'Italia politica e mediatica tratta i suoi figli, perché sono brutti, sporchi e cattivi».
r.galullo@ilsole24ore.com

© Riproduzione riservata