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La lettera del generale suicida: «Dopo Rigopiano la mia vita…

CARABINIERI FORESTALI

La lettera del generale suicida: «Dopo Rigopiano la mia vita è cambiata». I familiari: nessun legame

«Apprendiamo con immenso dolore come la morte del nostro congiunto sia stata messa in relazione alla tragedia di Rigopiano. Stupisce che questa correlazione sia stata da taluno ipotizzata in assenza di qualsiasi collegamento diretto e indiretto tra l'attività svolta da Guido e le vittime di Rigopiano. Tutto ciò aggiunge dolore al dolore». È quanto riferisce all'Ansa un familiare dell'ex generale dei carabinieri forestali Guido Conti che si è suicidato nelle campagne di Pacentro (L'Aquila) due giorni fa.

In una delle due lettere ai familiari l'ex investigatore protagonista del processo sulla mega discarica di Bussi sul Tirino (Pescara), aveva infatti scritto che «da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perchè tra i tanti atti ci sono anche prescrizioni a mia firma. Non per l'albergo, di cui non so nulla, me per l'edificazione del centro benessere».

L'autorizzazione si riferisce all'ok per la piscina e al rischio frana dell'impianto. Nella lettera Conti prosegue chiedendosi «Potevo fare di più? Nel senso potevo scavare e prestare maggiore attenzione in indagini per mettere intoppi o ostacolare quella pratica? Probabilmente no ma avrei potuto creare problemi, fastidi. Vivo con il cruccio», conclude.
«Rigopiano è stato uno dei motivi che mi hanno convinto a lasciare il mio lavoro o a tentare di fare altro o a disinteressarmi di tutto questo. Non vivo, vegeto, facendo finta d'essere vivo», si legge in un altro passaggio della missiva del
generale. «La pubblicazione del contenuto delle lettere, tuttora sconosciuto a noi familiari, ci lascia profondamente amareggiati e aggiunge dolore al dramma che ci ha colpito», afferma il parente di Conti.

L'ex generale dei Carabinieri forestali si è suicidato venerdì nelle campagne di Pacentro (L'Aquila). La famiglia aveva denunciato la scomparsa dalla sua abitazione di Sulmona (L'Aquila) nel primo pomeriggio. Conti aveva 58 anni e poche settimane fa era andato in pensione. Recentemente aveva lavorato nel settore petrolifero in Val d'Agri, in Basilicata. Come comandante provinciale della guardia forestale a Pescara aveva legato il suo nome all'inchiesta sulla mega discarica dei veleni di Bussi (Pescara) culminata nel processo che ha poi condannato ex dirigenti della Montedison per reati ambientali. Dopo questa importante inchiesta aveva guidato per anni il corpo forestale in Umbria, dove aveva raggiunto il grado di generale.

Sul suo profilo Facebook era stato tra l'altro pubblicata una lettera, risalente al novembre 2016 e indirizzata all'ex premier Matteo Renzi, in cui il generale difendeva il Corpo forestale contro l'accorpamento nell'Arma deciso dal Governo. Un intervento contro «lo scioglimento di una istituzione benemerita
bisecolare e carica solo di dignità, abnegazione ed efficienza», rispetto al quale - scriveva Conti - «mio Padre (pure lui un forestale, ndr) è morto due volte. Ed insieme a lui decine di migliaia di uomini che nella nostra Missione, perché tale è lo spirito che ci anima, hanno creduto e credono. E questo non posso permetterlo. Senza battermi fino in fondo».

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