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Patuelli (Abi): elevato nervosismo sulle banche ma non pensare a…

DOPO IL CASO CARIGE

Patuelli (Abi): elevato nervosismo sulle banche ma non pensare a epidemia per qualche acciacco

  • – di Redazione online
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli

Dopo i casi Creval e Carige il sistema bancario italiano rischia di tornare a essere considerato il malato d’Europa? Da Ravenna, dove questa mattina è intervenuto a un seminario, il presidente dell’Abi, l’associazione dell banche italiane ha riconosciuto l’«elevato nervosismo» ma, ha aggiunto, non bisogna pensare a un’epidemia per qualche acciacco. Quanto alle nuove misure sulla gestione degli Npl contenute nell’addendum della vigilanza della Bce, Patuelli ha messo in evidenza che l’intervento della vigilanza Ue ha determinato «incertezza giuridica» oltre a effetti negativi tutti da calcolare sull’economia. Proprio in riferimento allo stato di salute dell’economia italiana il presidente dell’associazione ha messo in evidenza il «momento magico e irripetibile prestiti per chi vuole investire».

L’Abi: +1,5% in 2017 e +1,4% in 2018, ciclo positivo, possibile rialzo
In particolare, il quadro fornito dall’Abi in occasione dell’incontro di questa mattina a Ravenna è quello di un’economia mondiale in fase ciclica positiva con un segno più generalizzato per tutti i Paesi come non accadeva da anni. In questo contesto - ha aggiunto l’associazione bancaria - le esportazioni e i consumi trainano la ripresa in Italia, gli investimenti sono in ripresa anche se occorre un’ulteriore accelerazione perché sono ancora inferiori del 25% circa rispetto al livello pre-crisi. L’Abi, partendo da questo scenario, ha indicato come tutti i previsori stiano modificando le stime sull’Italia per il biennio 2017-2018 e stiano convergendo per una previsione di crescita dell’1,5% quest’anno, «ma non è escluso che si possano rivedere ulteriormente le previsioni se il contesto generale e le variabili esogene resteranno inclinate positivamente». «Il punto di partenza» ha indicato il direttore generale Giovanni Sabatini, «é che oggi osserviamo una crescita che si sta irrobustendo in tutte le principali economie e anche per quella italiana si parla di ipotesi di superare la crescita dell’1,5%». Le ultime stime dell’Abi indicano una crescita del Pil dell’1,5% quest’anno e dell’1,4% per il 2018 dalle precedenti indicazioni dell’1,3 per cento.

Evitare altri esborsi in salvataggi: «A nostro carico 10,5 mld salvataggi»
L’associazione ha poi segnalato che lo stock dei crediti deteriorati e l’Npl ratio (rapporto tra crediti deteriorati e impieghi) sono entrambi in calo con una riduzione «drastica» di un quarto delle sofferenze nette scese a 65,8 miliardi dal picco di novembre 2015. Il presidente Patuelli ha espresso l’auspicio «che le istituzioni europee possano mettersi d’accordo per arrivare a una soluzione che eviti contrasti fra la proposta della vigilanza e quella della Commissione europea. Mi auguro - ha osservato - che le autorità di vigilanza sventino queste soluzioni di salvataggio pubblico da cui rifuggo come la peste bubbonica ed evitino alle altre banche nuovi esborsi di cui non ne possiamo più. Il conto a carico delle banche per i salvataggi degli altri istituti di credito fra il 2015 e il 2017 - ha ricordato Patuelli - è salito oramai a 10,5 miliardi di euro. «Non ne possiamo più», ha aggiunto Patuelli, «e speriamo che nel 2017 non siano attesi nuovi interventi». La somma è il risultato dei contributi al Fondo risoluzione, ad Atlante, al Fitd sia volontario che non, al fondo europeo e, per ultimo, alla quota per i rimborsi agli obbligazionisti delle banche venete.

Nervosismo sulle banche ma non è epidemia
Patuelli ha anche espresso delle considerazioni sui casi Creval e Carige. Attorno al sistema bancario italiano, ha spiegato, «c’è un elevato livello di nervosismo», che «é frutto di crisi bancarie scoppiate nel secondo quinquennio del decennio di crisi in Italia che ha avuto un’avventura diversa dagli altri Paesi. È chiaro - ha aggiunto Patuelli - che quando uno ha preso la febbre, se vede una fessura ha timore e chiude la finestra e si copre; non bisogna pensare che ci sia un’epidemia se qualcuno ha qualche acciacco».

Su Carige: la Bce ha tutti gli elementi di giudizio
«Sono diventato più freddo - ha aggiunto -, imparo che taluni passaggi sono di carattere contrattualistico, ovvero con soggetti diversi con varie responsabilità e funzioni che negoziano. La Bce ha tutti gli elementi di giudizio perché Carige è vigilata dalla banca centrale ed ha l’assoluto potere di avocare alla vigilanza diretta di Francoforte qualunque banca di qualunque Paese. Di conseguenza - ha concluso Patuelli - io che sono uno scrutatore delle delibere, sono attento se la vigilanza europea non avoca a sé e non sento niente da Bankitalia e sento le dichiarazioni del ministro Padoan. Guardo con grande attenzione a Francoforte, a Via Nazionale a a Via XX settembre». «Noi - ha concluso il presidente dell’associazione bancaria - non abbiamo e non dobbiamo avere nessun flusso di vigilanza. Non ne sappiamo nulla, non ne dobbiamo sapere nulla».

Quasi due operazioni del cliente su tre sono digitalizzate
Nel corso del seminario di questa mattina sono state fornite delle indicazioni sulle nuove richieste alle banche da parte della clientela. È emerso che in media quasi 2 operazioni del cliente su 3 sono digitalizzate (senza contare i pagamenti effettuati con carte), l’uso dello smartphone per i contatti con la banca è quadruplicato in 4 anni, dal 2012 al 2016. Gianfranco Torriero, vice direttore generale Abi ha messo in evidenza che «anche nel corso degli ultimi mesi è proseguita la riduzione delle filiali bancarie con gli sportelli scesi sotto le 28mila unità» e «si riducono fortementente le visite in agenzia da 1,5 ad 1 al mese». Per quanto riguarda le forme di pagamento, registrano un crollo gli assegni il cui utilizzo è sceso del 58,4% dal 2005 al 2016 mentre sono aumentate del 368% le operazioni con carte su Pos anche se, ha spiegato l’Abi, «siamo ancora distanti dalla media dell’area euro».

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