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«Fondazione Mps indebitata per comandare. 107 i maxi-debitori»

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AUDIZIONE BANKITALIA IN COMMISSIONE

«Fondazione Mps indebitata per comandare. 107 i maxi-debitori»

  • – di Redazione online

Nella crisi del Monte dei Paschi un «ruolo significativo» lo ha avuto la Fondazione «che ha inteso mantenere a lungo, anche quando non ce ne erano più le condizioni, una posizione di dominio comunque di rilievo, erodendo il proprio patrimonio e indebitandosi». Lo ha detto il capo della Vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo in audizione questa mattina davanti alla commissione di inchiesta sulle banche. «Sulla base della mia esperienza - ha osservato - non credo che la fondazione Mps avesse bisogno dell’eterodirezione» della politica sulla banca perchè aveva «il controllo e nominava il presidente».

Tra le sofferenze 107 debitori con prestiti sopra i 25 milioni
Barbagallo, tornato oggi a essere audito dalla Commissione di inchiesta bicamerale sulle crisi bancarie, ha ricordato che gli npl «hanno generato perdite nell’ultimo decennio per circa 26 miliardi». La banca, ha aggiunto, «raggiunge il picco di circa 160 miliardi di crediti nel biennio 2009-2010». Banca Monte dei Paschi alla fine dello scorso anno aveva crediti deteriorati «ripartiti tra quasi 190.000 debitori, frazionati e distribuiti lungo tutto il territorio nazionale; per l’84 per cento essi riguardano imprese, in larga parte medio-piccole; i prenditori che hanno ricevuto prestiti singolarmente superiori a 25 milioni sono 107 e rappresentano, per ammontare, il 12,7 per cento del credito deteriorato totale».

Casini: domani da vertici la lista dei 100 inadempienti
Il presidente della Commissione di inchiesta Pier Ferdinando Casini ha chiarito che l’elenco dei 100 grandi debitori inadempienti del Monte dei Paschi di Siena verrà consegnato domani dai vertici della banca senese alla commissione. «Ho chiesto a Morelli e Falciai (rispettivamente ad e presidente della banca senese, ndr) l’elenco dei 100 debitori e lo portano domattina», ha assicurato Casini. Il presidente ha poi detto che l’audizione del direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via per affrontare il tema dei rapporti tra lo Stato e il Monte dei Paschi di Siena è stata anticipata a questo venerdì, 24 novembre.

Con ricapitalizzazione Mef pulizia bilancio
Durante l’audizione di oggi Barbagallo ha messo in evidenza che, con la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi di Siena operata dal ministero dell’Economia, «risultano ora realizzati i presupposti per una decisiva “pulizia” di bilancio, attraverso la cessione del portafoglio di sofferenze».

Perdite non derivano solo da Antonveneta
Secondo il responsabile della Vigilanza di Bankitalia, le perdite di Mps non scaturiscono solo dall’operazione su Antonveneta. «Qui non si vuole dire che Antonenveta non abbia avuto un ruolo importante - ha chiarito -. Si dà l’informazione che, se guardiamo alle perdite sui crediti» sono «da tutto il territorio nazionale e non generati solo da ex Antonveneta».

L’acquisto di Antonveneta era a portata della banca
Secondo Barbagallo l’acquisto di Antonveneta da parte di Mps era a portata dell’istituto senese riguardo ai suoi obiettivi patrimoniali. Nell’autorizzazione l’istituto centrale chiese di «costituire adeguati buffer patrimoniali entro la fine del 2008» con un aumento di due punti degli indici di capitale. «Ho guardato i documenti per capire come mai si chiedesse un impegno tale - ha detto il responsabile della vigilanza di Banca d’Italia - e la spiegazione che mi sono dato è che Mps realizza un utile di 1,3 miliardi e 1 miliardo nel 2008 che sarebbe andato a patrimonio. Poi dalla validazione dei modelli interni si aveva un ulteriore vantaggio di 2 miliardi. Ogni miliardo corrispondeva a un punto degli indici».

Due diligence su Antonveneta non richiesta
Barbagallo ha spiegato che la due diligence su Antonveneta prima dell’acquisizione da parte di Mps «non era richiesta dalla normativa di vigilanza nè allora nè ora». Il responsabile della Vigilanza di Bankitalia ha ricordato come i vertici del Monte si recarono dal 19 novembre 2007 presso Antonveneta per «verificare la situazione tecnica e organizzativa» e «se avessero trovato problemi rivelanti avrebbero potuto tornare indietro».

Normale rimborso Antonventa a Santander
Secondo il responsabile della Vigilanza dell’istituto di Via Nazionale il rimborso del prestito di Antonveneta, dopo l’acquisizione di Mps a Santander per 4 miliardi e in azioni di tesoreria, è stata una operazione «abbastanza normale» e non «è un prezzo aggiuntivo». Si tratta, ha spiegato, di «sostituzione della provvista» con Antonventa che, prima indebitata con Abn e poi con Santander, deve rimborsare tale debito infragruppo.

Con chiusura rubinetto credito chiesta da Bce circolo vizioso
La chiusura del rubinetto del credito chiesta al Monte dei Paschi dalla Bce a partire dal 2015 ha creato «un circolo vizioso», ha ricordato il Capo Dipartimento Vigilanza della Banca d’Italia. Sul fronte del credito il Monte dei Paschi «sicuramente ha avuto un modo non buono di erogazione del credito ma enfatizzato dall’aver dovuto chiudere il rubinetto e allora vanno via i clienti buoni e restano i cattivi e a quelli così così non puoi rinnovarglielo e si crea un circolo vizioso». I ratio dei deteriorati del Monte dei Paschi esplodono, ha spiegato Barbagallo, perché al numeratore restano stabili i deteriorati a 45 miliardi mentre al denominatore i crediti totali si riducono a 135 miliardi da 160 miliardi. Barbagallo ha aggiunto che il 40% del deteriorato è precedente al 2008 e un altro 40% tra il 2008 e il 2012. L’80% del deteriorato complessivo della banca è quindi di competenza della vecchia gestione della banca.

Mps ha sofferto la crisi e comportamenti fraudolenti ex vertici
In gnerale, la storia recente del Monte dei Paschi, ha ricordato Barbagallo, è quella di una banca «particolarmente esposta su molteplici fronti: quello dei rischi finanziari (sovrano, di liquidità e di tasso) e quello dei rischi di credito». «Gli effetti della congiuntura e in generale del contesto esterno avverso sul bilancio della banca, di per sé già profondi, sono stati amplificati da quelli dei comportamenti gravi e fraudolenti posti in essere sin dal 2008 dai precedenti esponenti di vertice, che hanno indebolito gravemente l’intermediario e ne hanno messo in discussione la reputazione».

Senza “mandate agreement” su Alexandria non potevamo capirne finalità Secondo Barbagallo, gli ispettori della Banca d’Italia, senza il “mandate agreement” su Alexandria occultato dagli ex vertici del Monte dei Paschi, non potevano risalire, nell’ispezione del 2012, alla finalità dell’operazione realizzata con Nomura, il cosiddetto “business purpose” dell’operazione. Barbagallo ha così risposto alla critica ricorrente nei confronti di via Nazionale sulla vigilanza nei confronti di Siena di non aver capito che ci fosse un collegamento tra la ristrutturazione di Alexandria e l’acquisto di 3 miliardi di BTp 2034 con controparte la stessa Nomura.

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