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«Talpa» al Mef, pm Milano: consulente intascava due stipendi

inchiesta del corriere

«Talpa» al Mef, pm Milano: consulente intascava due stipendi

  • – di Redazione online

Avrebbe percepito un “doppio stipendio” Susanna Masi, accusata di aver venduto segreti sulle normative fiscali, perché da un lato veniva pagata in modo
lecito dallo Stato per la sua attività di consulenza al Ministero dell'Economia e dall'altro continuava a ricevere bonifici ogni mese da Ernst & Young, società di consulenza legale e tributaria per cui aveva lavorato in passato. E per la
quale in modo illegale, secondo l’accusa, in pratica continuava a lavorare “spiando” l’attività del Governo e, in particolare, le riunioni a livello europeo sulla cosiddetta 'Robin Tax'. È l’ipotesi investigativa dei pm Giovanni Polizzi e Paolo Filippini che hanno chiuso le indagini nei confronti della donna, accusata di corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e false attestazioni sulle qualità personali per non aver dichiarato il conflitto di interessi, ossia di fare il doppio lavoro. Agli atti il “carteggio” via mail tra la consulente e Ernst & Young, società che sarebbe stata interessata alle soffiate per i suoi clienti importanti, tra cui banche. Nell’inchiesta il Ministero dell'Econonomia è parte offesa.

I contenuti riservati (e destinati in taluni casi a rimanere segreti) delle discussioni sulle normative fiscali in seno al governo e al Consiglio dei ministri sarebbero stati rivelati in cambio di un compenso di almeno 220.000 euro. Dell’inchiesta ha dato stamattina conto il Corriere della Sera che ha riferito degli accertamenti dei pm milanesi Paolo Filippini e Giovanni Polizzi.

Il legale di Masi: «È pronta a farsi interrogare dai Pm»
Il legale di Susanna Masi, Giorgio Perroni - scrive ancora il Corriere - ha fatto sapere che «hanno da poco ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e che sono ancora in attesa di ricevere tutta la documentazione acquisita dalla Procura. È ovviamente intenzione della dottoressa Masi di farsi interrogare dai pm, con la totale ed assoluta convinzione di dimostrare la correttezza del proprio operato e l'infondatezza degli addebiti».

EY esclude ipotesi di reato: con Masi rapporto di collaborazione
Lo studio legale tributario EY «esclude di essere incorso in qualsiasi voglia ipotesi di reato» ma «è a disposizione dell'autorità giudiziaria per ogni chiarimento e sta conducendo una rigorosa indagine interna che contribuirà a chiarire definitivamente l'assoluta integrità della firm». Così il colosso della consulenza sulle indagini dei pm milanesi in una nota sulla vicenda della 'talpa' al Mef. Un portavoce del gruppo di consulenza ha riferito che i bonifici di Ernst&Young si giustificano col fatto che «avevamo un rapporto di collaborazione professionale con la dottoressa Masi fin dal 2006».

Gdf ha vagliato 6 terabyte di materiale
Sono quasi 300 le email e decine le intercettazioni telefoniche finite sotto la lente della Guardia di finanza di Busto Arsizio (Varese) nell'ambito dell'inchiesta
coordinata dalla Procura di Milano che coinvolge Susanna Masi. Informazioni di cui veniva a conoscenza partecipando a delicate riunioni con i vertici dei
ministeri economici e finanziari di tutta Europa. Gli investigatori, da quanto si è saputo, hanno vagliato complessivamente una mole di materiale di circa sei terabyte acquisito anche nella sede milanese del gruppo che, in parte, dimostrerebbe i rapporti tra la professionista entrata a fine 2012 nella segreteria tecnica del sottosegretario all'Economia Vieri Ceriani e i suoi ex datori di lavoro. Analizzando i flussi finanziari le Fiamme gialle hanno anche riscontrato il
versamento da parte di Ernst & Young, con bonifici bancari, di circa 220mila sul conto corrente di Susanna Masi, presunto compenso per le informazioni fornite.

Dalle indagini chiuse dalla Procura di Milano, risulterebbe che Masi avrebbe conservato l’account di posta elettronica di quando era dipendente di Ernst & Young e lo avrebbe usato per fornire alla stessa società di servizi di consulenza fiscale e revisione contabile dettagli riservati sulle normative fiscali discusse in riunioni a livello europeo.

Gli incarichi della Masi
Masi - come ricostruito dalle indagini della Gdf - entrata nel 2012, all’epoca del Governo Monti, nella segreteria del sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani , avrebbe poi seguito, in qualità di consulente del Ministero dell’Economia nei Governi Letta e Renzi, riunioni e vertici, anche a livello europeo, in materia fiscale. E tra il 2013 e il 2015, per un totale di 220mila euro - soldi versati a lei con bonifici da Ernst & Young - avrebbe venduto al colosso della consulenza fiscale e tributaria particolari e dettagli su quelle riunioni. In più, “in senso inverso” si sarebbe anche resa disponibile a proporre al Ministero “modifiche” a favore di
Ernst & Young e dei suoi clienti, tra cui alcuni istituti di credito, alle normative fiscali in corso di predisposizione.

Le origini dell’inchiesta
L’inchiesta è nata da quella che aveva portato in carcere nel maggio del 2015 il barone svizzero Filippo Dollfus De Volckesberg, arrestato assieme ad altre persone per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio transnazionale e cheavrebbe gestito «una delle più grandi holding del riciclaggio scoperte in Italia». Dollfus, infatti, come è stato riferito, sarebbe stato legato ad alcuni soggetti che erano poi anche clienti di Ernst & Young e, dunque, da un'acquisizione di materiale informatico della Gdf sono saltate fuori alcune delle e-mail tra la società e la consulente, che è poi passata a lavorare nell'estate 2015 per Equitalia.

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