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Dossier Cresce la fiducia nel comparto orologi

    Dossier | N. 48 articoliRapporto Orologi

    Cresce la fiducia nel comparto orologi

    Il settore del lusso ha ripreso a procedere a passo di carica e dovrebbe tornare a crescere nel 2017, dopo un 2015 e un 2016 abbastanza deludenti. I conti dei big del lusso hanno battuto le attese, con Lvmh e Kering che hanno vantato rialzi consistenti del fatturato. Il colosso del lusso della famiglia Arnault nel terzo trimestre del 2017 ha registrato un giro d’affari complessivo di 10,38 miliardi, in progresso del 12% a dispetto dell’euro forte che ha remato contro. Ha fatto anche meglio Kering, che nello stesso periodo ha registrato un giro d’affari di 3,9 miliardi, in progresso del 28,4% rispetto all’anno precedente, più che altro beneficiando dell'andamento della locomotiva Gucci che in soli tre mesi ha visto volare le vendite del 49,4%, a 1,6 miliardi. In verità altre aziende del lusso hanno fatto peggio, con Prada (in questo caso i numeri sono relativi al primo semestre terminato a luglio), Ferragamo e Tod's che hanno registrato vendite in calo. Comunque per l’intero comparto dei beni personali di lusso Bain & Company mette in conto un progresso del 5% (a tassi di cambio correnti) del giro d’affari, che così a fine anno si attesterà attorno a 262 miliardi di euro. Nel settore, tuttavia vanno fatti dei distinguo: correranno le scarpe e i gioielli, vantando un progresso delle vendite del 10%, mentre l’orologeria salirà, ma solamente del 3%, anche se in valore assoluto raggiungerà i 37 miliardi, livello superiore ai 18 miliardi delle calzature e ai 17 miliardi dei gioielli.

    Ci potrebbe però essere anche un cambio di passo. Di recente Credit Suisse ha puntato l’indice sul fatto che nelle ultime settimane il sentiment per l’orologeria è tornato positivo. L’indice che misura la fiducia del comparto (KOF business climate index) è migliorato a ottobre, portandosi a un punto positivo, rispetto ai -3 punti di settembre e ai -5 di agosto. Si tratta del risultato migliore da ben due anni e mezzo, complice il fatto che le esportazioni di orologeria svizzera hanno ripreso a salire, spingendo i livelli di produzione vicini a quelli dell’ottobre del 2016. In più, i principali produttori elvetici di orologi mettono in conto un ulteriore e consistente innalzamento della produzione nei prossimi mesi. D’altra parte non è tutto rose e fiori, innanzitutto perché i margini rimangono al palo.

    «L’aumento della produzione non si è riflesso in un miglioramento dei guadagni», hanno commentato gli esperti di Credit Suisse, che mettono in conto utili stabili per l’industria negli ultimi due trimestri del 2017. Gli analisti della banca svizzera, inoltre, puntano l’indice sul fatto che la richiesta di orologi è rivolta soprattutto verso i prodotti di alto di gamma. A dimostrazione di questa tesi, il dato che i segmenti delle fasce più basse di prezzo hanno sottoperformato negli ultimi tre mesi. Numeri alla mano il sell-in, ossia la vendita dei produttori ai negozianti, di orologi con un valore inferiore ai 200 franchi svizzeri (valore all’ingrosso) ha accusato un calo del 14%, mentre il sell-in di orologi tra i 200 e i 500 franchi ha registrato un incremento pari solamente dell’1%, contro un progresso delle vendite all’ingrosso dell’intera industria attorno al 4 percento.

    Così la banca elvetica continua a consigliare cautela su Swatch Group, società che produce orologi di valore accessibile. «I nostri canali – hanno spiegato gli esperti di Credit Suisse - ci suggeriscono che il rimbalzo della produzione è legato principalmente alla richiesta di Rolex e Patek Philippe, meno invece alla domanda di orologi del gruppo Richemont e di Swatch». Richemont, comunque, ha pubblicato risultati semestrali in crescita, sia per fatturato sia per utile. Non solo, i vertici della società mettono in conto che il miglioramento continuerà anche nel semestre dell’esercizio 2017/18, che si chiuderà a marzo, anche se il confronto annuo potrebbe essere meno generoso. Nel dettaglio, tra aprile e settembre di quest’anno il gruppo svizzero, che tra i suoi numerosi marchi ha Cartier, Piaget, Panerai, Montblanc, ha realizzato un fatturato di 5,6 miliardi di euro, in aumento del 10%, e un utile netto in aumento dell’80%, a 974 milioni. A trascinare le vendite è stato soprattutto il settore dell’orologeria che ha vantato il progresso più importante, pari al 14%, per un giro d’affari di 1,3 miliardi di euro. Peraltro, il direttore finanziario del gruppo elvetico, Burkhart Grund, ha sottolineato che il successi degli orologi tecnologici della Apple «non tocca veramente Richemont». Numerosi analisti, tra i quali la stessa Credit Suisse, però, ritiene che il titolo Richemont sia già correttamente valutato. Credit Suisse preferisce Lvmh, mentre consiglia prudenza su Kering, dopo la galoppata che ha consentito alla società di raddoppiare il valore da inizio anno. Goldman Sachs, invece, scommette su Lvmh e Kering, «holding che beneficeranno rispettivamente delle performance di Ysl e Gucci». Gli analisti della banca d’affari sono positivi anche sull’italiana Moncler.

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