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Web, Milano fashion week terza per interazioni sui social

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Web, Milano fashion week terza per interazioni sui social

«Le sfilate hanno ancora senso? E che tipo di impatto hanno grazie a influencer e social media? Noi proviamo a dare una risposta scientifica a queste domande. Dopo aver analizzato gli oltre 2mila articoli e post legati alle 400 sfilate delle fashion week P-E 2018 di New York, Londra, Milano e Parigi, abbiamo calcolato che gli influencer, realizzando dal 3 al 7% dei contenuti online, hanno un engagement vicino al 60%. Certo, bisogna sapere quali sono quelli giusti per veicolare il proprio brand».

A parlare è Alison Levy, chief marketing officer di Launchmetrics, società nata nel 2016 dalla fusione tra il provider di tecnologia per il settore moda Fashion Gps e la società francese di influencer maketing Augure. Di recente, Launchmetrics, che chiuderà l’anno con ricavi per 25 milioni di dollari, ha aperto una sede a Milano con 27 dipendenti: il passo è stato fatto in concomitanza con l’acquisizione della società italiana Visual Box, che si occupa di monitoraggio dei media a livello mondiale. Oggi l’Italia assorbe circa il 15% del business dell’azienda che si aspetta di registrare una crescita significativa.

All’inizio di novembre, invece, Launchmetrics ha rilevato StyleCoalition, azienda leader nel campo dell’influencer management. Il tentativo della società è quello di strutturare un’offerta più completa possibile nel segmento moda-digitale: dalla gestione degli eventi e dei calendari, a quella degli influencer. «Aiutiamo le aziende a capire qual è la loro audience, come “connettersi” con essa e come valutare le azioni fatte online, anche comparandole con quanto fatto dai propri competitor. A costruire la propria personale strategia, insomma», dice Levy.

Eventi e influencer sono oggi due elementi chiave delle settimane della moda, cui Launchemtrics ha dedicato il report “Data on the runway”, presentato ieri a Milano. La ricerca, che ha analizzato le interazioni legate agli show nei calendari ufficiali delle quattro fashion week principali, ha incoronato Gucci il brand più veicolato, con 113mila post e 39,7 milioni di interazioni, seguito da Coach (25,8 milioni) e Chanel (23,7 milioni). La classifica cambia se si analizza il valore economico di queste interazioni, utilizzando il Media impact value (Miv), un indice sviluppato dall’azienda che, complice un algoritmo, calcola il valore economico del post o della campagna, sulla base di diversi fattori: Gucci è sempre in testa con 38,6 milioni di dollari, seguito da Chanel (24,7 milioni) e Versace (20,4 milioni). Nella top 20 figurano anche gli italiani Prada (con Miv a 12,9 milioni di dollari), Valentino (11,6 milioni) e Moschino (11,2 milioni).

A fare la differenza sono, come già detto, gli influencer: «Modelle, celebrity e blogger hanno le voci più influenti - spiega Levy-. Due post di Gigi Hadid per Alberta Ferretti hanno generato 960mila interazioni e un Miv di 447mila dollari».

La Milano Fashion Week, dove l’engagement degli influencer arriva al 34%, è la terza al mondo per interazioni: 115 milioni, contro i 201 di New York, assorbite per circa la metà da Gucci (29,3%) e Versace (15,5%). Soprattutto, ha un’audience molto internazionale sui social: «L’impatto maggiore, in termini di valore, è negli Usa (49,3%) - chiosa Levy - seguiti da Regno Unito (14,9%) e Francia (12,7%)». Solo il 12,2% è infatti localizzato in Italia.

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