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Dossier Nel caveau dei Carabinieri a Roma il tesoro miliardario dell’arte rubata

Dossier | N. 18 articoliFiume di denaro

Nel caveau dei Carabinieri a Roma il tesoro miliardario dell’arte rubata

I visitatori che ospita ogni anno si contano sulle dita di una mano eppure è il museo d'arte più ricco in Italia e tra i più ricchi al mondo. Non solo. La mostra non comprende mai gli stessi beni e le stesse opere. Dipende dai nuovi ingressi così come il ricambio è legato ai tempi di consegna al legittimo proprietario.
No, non è un indovinello anche perché la risposta è presto data: è il caveau che il Comando tutela patrimonio culturale dei Carabinieri ospita nel centro di Roma, in una caserma inaccessibile, nella quale il Sole-24 Ore è entrato. Un privilegio che nel video condividiamo con i lettori.

Migliaia sono le opere dal valore in realtà inestimabile che transitano o sono transitate nel caveau il quale, attualmente, ospita tantissime opere di pittori contemporanei (ad esempio di Mimmo Rotella e Paolo Bottai), della scuola caravaggesca, quadri di incerta autenticità (tra i quali alcuni riconducibili a Picasso e Andy Wharol), sculture e reperti di ogni periodo storico provenienti da aree archeologiche, che sono state rubate ai legittimi proprietari. Alcune opere ospitate in questi mesi sono state sequestrate a seguito dell'indagine della Procura di Roma “Mondo di mezzo” ed erano nella disponibilità di Massimo Carminati. Certamente non l'unico criminale con il vizio dell'arte. Solo poche settimane fa la Dia di Trapani ha sequestrato il patrimonio di un imprenditore che gli investigatori ritengono il mercante d'arte del superlatitante Matteo Messina Denaro.

TOTALE FURTI DI BENI CULTURALI

Valore inestimabile
In quel caveau blindato che ospita opere recuperate o sequestrate, sono passati negli ultimi 50 anni beni per almeno 8,7 miliardi, la gran parte falsi d'autore che, immessi su piazza, alimentano un mercato che genera profitti miliardari e che è in grado di far oscillare le quotazioni in ogni parte del globo. E' un calcolo assolutamente spannometrico, per lo scorso anno come per i precedenti, perché in realtà moltissime opere sono inestimabili e farebbero la fortuna di qualsiasi collezionista.

FURTI SUDDIVISI PER REGIONE
Valori 2016, 2015 e variazione % 2016/2015


Nel dettaglio, la stima economica dei beni culturali illecitamente sottratti ai legittimi proprietari in giro per il mondo e recuperati in Italia o sequestrati a seguito di indagini giudiziarie sfiora i due miliardi mentre quella dei falsi sfiora i 7,4 miliardi. Per limitarci al solo 2016 – ultimo anno per il quale sono state stilate le statistiche – i Carabinieri del Comando tutela, ai quali sono demandati i compiti di prevenzione e investigazione, hanno recuperato 24.570 beni antiquariali, archivistici e librari, 10.637 reperti paleontologici, 58.961 reperti archeologici. Hanno inoltre sequestrato 799 opere false (la maggior parte contemporanee perché molto più facilmente riproducibili), rilevato 14 scavi clandestini. Il tutto per un valore di oltre 117 milioni, la maggior parte dei quali equamente divisi tra beni recuperati e falsi sequestrati.

Questo immenso indotto economico illecito, alle spalle, ha avuto oltre 40.187 controlli nella banca dati del Comando (la più imponente al mondo) e ha portato alle denuncia alle autorità giudiziarie di un migliaio di persone e a 425 perquisizioni.

La nascita del Comando dei Carabinieri
Il Comando dei Carabinieri, nato ufficialmente il 3 maggio 1969 con un'altra denominazione, è uno dei fiori all'occhiello dei reparti di prevenzione e investigativi del Paese.

L'Italia fu la prima nazione al mondo a dotarsi di un organismo di polizia specializzato nel settore, anticipando di un anno la raccomandazione della Conferenza generale dell'Organizzazione delle nazioni unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco) che, da Parigi, indicava agli Stati aderenti l'opportunità di adottare varie misure volte a impedire l'acquisizione di beni illecitamente esportati e favorire il recupero di quelli trafugati, tra cui la costituzione di servizi ad hoc. Oggi il Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale è inserito tra gli Uffici di diretta collaborazione del ministro per i Beni e le attività culturali, al quale risponde funzionalmente.

Le funzioni del Comando
I Carabinieri del Comando svolgono indagini di polizia giudiziaria in particolare sugli scavi clandestini presso siti archeologici, furti e ricettazioni di opere d'arte e relativo commercio illegale; danneggiamenti di monumenti ed aree archeologiche; esportazioni illegali di beni culturali; falsificazioni di oggetti d'antichità e di altre opere di pittura, grafica, scultura; operazioni di riciclaggio condotte tramite il reinvestimento dei proventi dei traffici illeciti di beni culturali e infine reati in danno del paesaggio.

Oggetti trafugati


Alta formazione degli uomini
«Tuteliamo la nostra cultura, che poi è il nostro patrimonio che vendiamo in giro per il mondo; non abbiamo solo un obbligo economico ma anche uno morale nei confronti del Paese», afferma con splendida sintesi il Comandante, il generale di Brigata Fabrizio Parrulli, che guida dal 26 luglio 2016 circa 300 uomini dislocati nei 15 comandi di tutta Italia. Il Comando si è imposto tanto da essere ormai non solo un punto di riferimento e di formazione per tutte le forze investigative specializzate nel mondo ma da avere persino un ufficiale presso l'Unesco.

«Non dimentichiamo però che abbiamo altri 110mila Carabinieri sempre pronti ad intervenire», rivendica orgogliosamente il generale Parrulli, per il quale il senso di appartenenza all'Arma viene prima di ogni cosa.
Tra quei 300 uomini ci sono carabinieri archeologici, storici dell'arte, esperti in catalogazione dell'arte, grandi informatici, tutti uniti dalla stessa passione.

Dai tombaroli al web
Il Comando nacque nel 1969 quando già si avvertiva forte l'esigenza di reparti specialistici. Erano gli anni delle grandi razzie nelle aree archeologiche, capitanate dai tombaroli che, seppur in dimensioni ridotte rispetto ad un tempo, continuano ancora ad operare.

Magari oggi fossero soli i tombaroli l'unico fronte aperto. Anche contro di loro gli strumenti di indagine si sono affinati e oggi anche le zone più impervie d'Italia vengono raggiunte da elicotteri e droni, che stanno dando una mano preziosissima per la prevenzione e per le stesse indagini.
Il pericolo vero e più profondo, però, oggi è il web e le insidie che si appalesano alla luce del sole o si nascondono nei suoi meandri telematici. Anche le più grandi piattaforme di commercio online cominciano ad essere utilizzate ma gli esperti del Comando dei Carabinieri si inoltrano con competenza e professionalità anche nel cosiddetto “deep web”. Nel solo 2016 il monitoraggio dell'e-commerce ha permesso di localizzare e sequestrare 2.653 beni di cui 2.326 dell'area numismatica-archeologica, 11 dipinti, 35 beni archivistici, 177 reperti archeologici e 104 opere contraffatte.

SITUAZIONE FURTI
Numero eventi 449. Anno 2016


Un'operazione dopo l'altra
Le operazioni del Comando non si contano più. L'ultima in ordine di tempo è “Start up”, del 13 settembre di quest'anno, condotta tra Isernia, Velletri e Napoli, nell'ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Isernia in collaborazione con quella di Velletri.

L'indagine è nata dall'analisi dei furti di beni culturali ecclesiastici, avvenuti in Comuni confinanti tra loro nell'alto casertano fino alla provincia di Isernia, commessi in luoghi di culto e istituti religiosi in un ristretto lasso di tempo e con analogo modus operandi.

La svolta nell'inchiesta si è avuta grazie alla ricostruzione delle fasi di un furto avvenuto nella chiesa San Michele, nella piazza principale di Monteroduni (Isernia). L'attività investigativa ha permesso di tracciare il percorso delle opere rubate, smerciate nei mercatini rionali in provincia di Roma e, soprattutto, in quello capitolino di Porta Portese.

Nel corso dell'attività investigativa si è appurata l'esistenza di un'organizzazione criminale, fulcro di un crocevia internazionale di ricettazione di opere d'arte rubate, con base logistica nella provincia di Napoli, capace di collocare i beni illeciti provenienti dall'intero territorio nazionale ed estero.

L'attività investigativa ha consentito finora di recuperare oltre 100 beni rubati, per un valore stimato di sette milioni, ricostruire le fasi di 24 furti, avvenuti prevalentemente in danno di chiese e istituti religiosi, sequestrare la pala d'altare, di fattura fiamminga, raffigurante “La stazione XII della via Crucis: Gesù muore in croce”, datata 1520 e asportata a Mons (Belgio), il 2 luglio 1980 nell'Istituto religioso “Sainte Waudru” e infine restituire ai legittimi proprietari più di 50 opere di notevole valore.

In campo internazionale
Non si contano le collaborazioni internazionali, visto che il traffico illecito di arte è uno tra i principali business mondiali della criminalità organizzata, alimentato da ricchi senza alcuno scrupolo o da mafiosi di ogni risma. Basti pensare che quando andò a fuoco per la prima volta il grattacielo Torch Tower di Dubai negli Emirati arabi, 40 piani e 355 metri di altezza, nel febbraio 2015, le assicurazioni più importanti al mondo si aspettavano di dover tirare fuori risarcimenti plurimilionari a seguito della distruzione tra le fiamme di chissà quanti dipinti e beni culturali.

Non che non fosse effettivamente così, ma le grandi assicurazioni mondiali tirarono un sospiro di sollievo perché le denunce si contavano si e no sulle dita di una mano. Segno che la stragrande parte delle opere d'arte era stata acquistata illecitamente e non poteva dunque essere denunciata. In questo settore i ricchi oligarchi russi sono maestri.

Le indagini condotte all'estero attraverso le 18 commissioni di rogatoria internazionale e le azioni dell'ambito della diplomazia culturale, hanno consentito finora il rimpatrio di 2.761 beni culturali italiani illecitamente esportati (734 reperti archeologici, duemila frammenti e 27 beni antiquariali).
Le opere rientrate in Italia, per un valore di oltre 35 milioni, sono state individuate negli Stati Uniti, in Svizzera, Inghilterra, Germania Olanda e Francia. A queste si devono aggiungere i 17 capolavori dal valore inestimabile tra cui dipinti di Bellini, Pisanello, Tintoretto, Rubens e Mantegna sottratti il 19 novembre 2015 dal museo di Castelvecchio a Verona e rimpatriati da Kiev (Ucraina) il 21 dicembre 2016.

«Il 2016 verrà ricordato anche per il memorandum d'intesa sottoscritto dall'Italia con l'Unesco – ricorda il generale di Brigata Parrulli –. Il nostro paese è stato il primo a rispondere concretamente tramite l'istituzione della task-force “Unite4Heritage” agli appelli per la protezione del patrimonio culturale a rischio. È un orgoglio per il comando Carabinieri tutela patrimonio culturale partecipare a questa importantissima iniziativa, grazie alla quale l'Italia potrà intervenire nelle aree di crisi, mettendo a disposizione di quelle popolazioni e dei governi locali la propria esperienza e le conoscenze tecniche maturate negli anni per proteggere e salvaguardare in qualunque parte del mondo il patrimonio culturale che è dell'umanità».

OGGETTI TRAFUGATI NEL 2016 SUDDIVISI PER PROVENIENZA


Banca dati e app
L'impegno è lo stesso per ogni singola denuncia ricevuta o per ogni singola operazione condotta. Il successo più importante è sempre il prossimo, anche se nulla probabilmente può reggere il confronto con la caccia alla “Natività” del Caravaggio, opera magnifica e tra le ultime del Maestro, sottratta nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1968 dall'oratorio di San Lorenzo a Palermo e mai più ritrovata. Non c'è mostra al mondo, fremito sul web, piattaforma virtuale, chat tra esperti, catalogo di antiquari, casa d'aste, sito sulla Rete, locandina o brochure che non sia scandagliata quotidianamente per scovare un'opera dal valore inestimabile che, prima o poi, dovrà essere riportata laddove è stata sottratta.

Le opere catalogate da ricercare sono 1,2 milioni e sono tutte dentro una banca dati nata nel 1980 – come altro poteva essere chiamata se non Leonardo? – che è la più importante al mondo. Li ci sono le informazioni descrittive e fotografiche o parti di esse – già, perché spesso gli autori dei furti si divertono sadicamente a frazionare quelle più grandi per ricavarne un guadagno maggiore e credendo di piazzare meglio la refurtiva – che vengono inserite quotidianamente. Le informazioni relative ai beni culturali da ricercare provengono dai Reparti territoriali dell'Arma, dalle altre Forze di polizia, dalle Soprintendenze, dagli Uffici doganali e da Interpol (per i beni all'estero). Inoltre, grazie ad un accordo, Leonardo può accedere al sistema informativo della Conferenza episcopale italiana (Cei), relativo al patrimonio culturale ecclesiastico.

Per i cittadini c'è persino un app gratuita (Itpc), presentata per la prima volta il 2 aprile 2014, che per il momento mette in linea 22mila oggetti tra quelli più importanti rubati. Chiunque, trovandosi di fronte ad un'opera che vorrebbe acquistare ma della cui provenienza lecita non è sicuro, può consultare il catalogo online, scorrerlo e capire se quell'opera è tra quelle che i Carabinieri stanno cercando. Così come chiunque può scaricare dalla app la “carta di identità” dell'oggetto o degli oggetti disgraziatamente rubati.

FURTI NEI LUOGHI DELLA CULTURA


L'appetito delle mafie
«Non c'è una rete di crimine organizzato tra Paesi» dichiara il generale Parrulli. Il che non toglie che le mafie e i mafiosi italiani siano interessatissimi a riciclare nei beni culturali e nelle opere d'arte, che oltretutto danno lustro e prestigio e rappresentano una straordinaria “moneta di pagamento” per traffici di ogni natura in mano alla criminalità organizzata.

Il 27 febbraio partirono dall'aeroporto partenopeo di Capodichino, per fare definitivo ritorno in Olanda, i due quadri di Vincent Van Gogh trafugati nel dicembre 2002 dal “Van Gogh Museum” di Amsterdam e ritrovati, nel settembre 206, dai finanzieri del Comando provinciale di Napoli durante un'operazione anticamorra. In un mattino del freddo inverno olandese alcune persone, poco prima delle ore 8 di sabato 7 dicembre 2002, calandosi dal tetto della pinacoteca, penetrarono nella sala dove i quadri erano custoditi e li staccarono dalle pareti, facendone perdere le tracce per quasi 14 anni.

L'impressione che il furto destò nei Paesi Bassi fu enorme per l'efferatezza di un'azione che andava a colpire un segno della loro stessa identità nazionale, e non pochi furono gli interrogativi che ne seguirono in un Paese che, forse per la prima volta, si trovava a fare i conti con la capacità criminale e la tracotanza della malavita organizzata che si impossessò delle opere.

I quadri in questione, di inestimabile valore artistico, oltre che patrimoniale, sono “La chiesa riformata di Nuemen” (1884) e “Vista dalla spiaggia di Scheveningen” (1882); opere che gli esperti giudicano fondamentali per la comprensione della prima stagione pittorica del grande Maestro olandese e che la Fbi statunitense aveva persino inserito tra le top ten art crimes (una speciale lista di opere d'arte ricercate in tutto il mondo).

SCAVI CLANDESTINI


Ricordando la competenza e l'importantissimo lavoro dell'Arma dei Carabinieri in materia di tutela del patrimonio artistico, il comandante generale della Gdf Giorgio Toschi sottolineò che il contrasto alla criminalità organizzata non può prescindere da azioni che mirino a colpirne gli interessi economici e finanziari, proprio per sottrarre ai mafiosi quella linfa vitale rappresentata dalle loro disponibilità patrimoniali. Il 6 febbraio durante la cerimonia di riconsegna dei dipinti, avvenuta al Museo di Capodimonte a Napoli, alla presenza dell'Ambasciatore olandese Joep Wijnands, Toschi affermò che «le opere d'arte rappresentano sempre più un bene rifugio anche per la criminalità, che le utilizza come strumenti d'investimento o come mezzi di pagamento e di garanzia nelle transazioni fra organizzazioni delinquenziali».

Come del resto aveva fatto il clan degli “Amato- Pagano”, nelle cui mani i dipinti erano finiti e che proprio con i due “Van Gogh” poteva di mostrare ai cartelli sudamericani dei narcos quali tangibili certezze potesse arrivare a offrire a garanzia degli affari legati al traffico internazionale della droga.

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