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convegno al mef

Padoan: l’economia sta meglio, c'è più stabilità

  • – di Redazione Online

«L’economia italiana sta meglio: sta meglio alla fine di questa legislatura rispetto a quanto non lo fosse all'inizio e alla fine della precedente: la prossima legislatura, che si sta avvicinando, partirà da una base più solida per fare quello che bisogna fare». Così il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, parlando a un convegno sulla spesa degli enti locali al Mef. «A livello italiano ed europeo si sta navigando - ha aggiunto - in una fase positiva che va sfruttata, che si lascia alla spalle elementi di crisi: c'è maggiore stabilità».

Padoan: più investimenti per usare meglio margini
Il ministro si è detto convinto anche del fatto che «il Pil potenziale italiano possa crescere a tassi significativamente più alti a quelli attuali, anche perché alcuni nodi strutturali sono stati aggrediti». Ma servono «più investimenti pubblici: questo ci permetterebbe di avere una vita relativamente più comoda in Europa, potremmo dimostrare che i margini di flessibilità ottenuti vengono utilizzati al meglio». I richiami della Ue non sono sulle risorse appostate in bilancio «ma sui meccanismi di progettazione e di implementazione» per tutti i livelli di spesa.
«Abbiamo fatto buon uso di quanto ottenuto nel colloquio europeo - ha spiegato ancora il ministro - ma possiamo fare molto di più».

«Spending review non è solo accetta
«Quanto alla spending review «non va considerata semplicemente un'accetta, ma un meccanismo di riallocazione». Per il ministro dell'Economia, infatti, la revisione della spesa «rischia di essere utilizzata male se persegue unicamente l'obiettivo di riduzione della spesa e si dimentica dell'obiettivo di riallocazione»

Poca spending review nei comuni
Presentando uno studio al Mef, sulla spending review nel periodo 2010-2015 il consigliere di palazzo Chigi, Luigi Marattin ha rimarcato che «le Province hanno operato una marcatissima opera di spending review propriamente detta: più di
tre quarti della correzione della spesa viene da lì (acquisti -35%, trasferimenti -40%)», mentre «i Comuni hanno agito meno in quel senso: l'11,8% della correzione viene da Spending»: il resto si deve al blocco del turnover e a interessi passivi. Ecco che se la spesa dei Comuni si è ridotta di 2,381 miliardi “solamente” 384 milioni sono imputabili a tagli per l'acquisto di beni e servizi.

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