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La Camera dice addio al nuovo regolamento. Al Senato l’accordo…

Domani il provvedimento in aula a palazzo madama

La Camera dice addio al nuovo regolamento. Al Senato l’accordo bipartisan alla prova del voto

(Ansa)
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Quella che si apre è una settimana decisiva per l’approvazione del tanto atteso regolamento del Senato. Domani la capigruppo di Palazzo Madama dovrebbe calendarizzare il provvedimento per l’Aula e iniziare subito a votarlo. Sulla carta c’è un sì ampio, che va dal Pd ad Ap, dalla Lega a Forza Italia, fino ai Cinque stelle. Ma il clima pre-elettorale impone molta prudenza. Tanto più chela scorsa settimana l’analogo provvedimento della Camera è stato definitivamente affossato con il no di M5S e Forza Italia.

Cala la mannaia sui nuovi gruppi ma possibili escamotage
Il nuovo regolamento del Senato si caratterizza soprattutto per il divieto di formare nuovi gruppi rispetto ai partiti o coalizioni che si sono presentati alle elezioni. Impone inoltre un grosso freno ai cosiddetti “cambi di casacca”: chi vorrà abbandonare il proprio gruppo di provenienza lo potrà fare solo spostandosi verso il gruppo misto. Una novità che sembra confliggere con lo scenario più probabile del dopo-elezioni e cioè uno stallo senza maggioranza. Situazione in cui la formazione di un nuovo gruppo, sulla falsariga dei ”responsabili”, potrebbe aiutare a superare l’impasse. In realtà, un escamotage è possibile, pur in presenza di norme regolamentari più rigide: rimane infatti percorribile la strada di movimenti verso il gruppo misto con eventuale formazione di sotto-gruppi. Questi ultimi non riceverebbero finanziamenti ad hoc ma rappresenterebbero nuove eventuali formazioni politiche.

Lo stop alla Camera
La Giunta per il Regolamento della Camera aveva predisposto una bozza di riforma del Regolamento sin dal 2014, ma poi la maggioranza aveva chiesto di attendere l’approvazione della Riforma Costituzionale. In questa erano stati inseriti anche alcuni punti della bozza del nuovo Regolamento, come il voto in
data certa dei ddl del governo al fine di evitare il ricorso a decreti e a voti di fiducia. La bocciatura della riforma costituzionale ha rimesso in pista quella del Regolamento, ma dopo un paio di riunioni del gruppo di lavoro, mercoledì scorso si è giunti allo stop da parte del M5S e di FI. «A poche settimane dal voto non ci sono purtroppo le condizioni per modifiche», ha concluso Elio Vito per FI. Invece il M5S è disposto a interventi solo sul tema della formazione dei gruppi, ha spiegato Danilo Toninelli, in particolare con «l’eliminazione delle dotazioni finanziarie ai gruppi che nascono da scissioni e cambi di casacca». Sia Pino Pisicchio (capogruppo del Misto) che Andrea Giorgis, membro del Pd del gruppo di lavoro, proponevano piccoli interventi per eliminare alcune incongruenze, come l’attesa di 24 ore prima di poter votare la fiducia. «È incomprensibile che M5s non sia disponibile a una mediazione nemmeno alla fine della legislatura» ha detto Giorgis. L'aspetto curioso è che FI e M5s abbiano invece approvato la
Riforma del regolamento del Senato insieme a tutti gli altri partiti. Il che lascia spazio a boatos e interpretazioni disparate. Ad esempio che Fi freni sull’irrigidimento dei gruppi nella prossima legislatura pensando di poter avere bisogno di un nuovo gruppo di “Responsabili” a proprio sostegno dopo il voto,
o che M5s non voglia limitare gli strumenti di ostruzionismo temendo di dover essere all’opposizione anche nella prossima legislatura. Tutte ipotesi. Intanto domani si vedrà se, almeno al Senato, le nuove regole entreranno in vigore.

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