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Manovra, alla Camera la battaglia si gioca su 820 emendamenti

da martedì in commissione bilancio

Manovra, alla Camera la battaglia si gioca su 820 emendamenti

Anche alla Camera è attesa una pioggia di richieste di correzione del disegno di legge di bilancio, ma la vera partita sulla manovra si giocherà su non più di 800-820 emendamenti dei gruppi parlamentari. Tanti dovrebbero essere i ritocchi segnalati a disposizione delle singole formazione politiche per tentare di incidere in commissione Bilancio a Montecitorio sul testo licenziato giovedì dal Senato. Il relatore sarà lo stesso presidente della commissione, Francesco Boccia (Pd). E i capitoli su cui si concentreranno i correttivi sono già chiari: web tax, pensioni con l’allargamento della platea dell’Ape social, rafforzamento del bonus bebè (con il possibile innalzamento del tetto per le detrazioni sui figli a carico), irrobustimento del fondo per alleggerire il super-ticket, Province e Regioni e estensione della cedolare secca sugli affitti ai negozi. Quasi certo un pacchetto di modifiche al decreto fiscale, approvato definitivamente giovedì dal Parlamento, a partire da quelle sull’equo compenso.

La tabella di marcia è stata già tracciata. Martedì 5 scatterà l’esame preliminare del provvedimento in commissione Bilancio. Il termine per la presentazione degli emendamenti da parte dei gruppi parlamentari è stato fissato il 7 dicembre. Lunedì 11 si procederà con le inammissibilità e mercoledì 13, a meno di slittamenti, si comincerà a votare con l’obiettivo di dare il “sì” in sede referente tra il 17 e il 18 dicembre per consentire al testo di approdare in Aula il 19 dicembre (o al più tardi il 20). Il via libera con il ricorso della fiducia da parte del Governo dovrebbe arrivare entro il 21 dicembre per consentire al Senato, possibilmente il giorno successivo, di apporre il sigillo definitivo sul disegno di legge di bilancio.

Una partita nella partita si giocherà sulla rivisitazione della web tax. La tassa sulle multinazionali digitali introdotta dal Senato sotto la spinta del dem Massimo Mucchetti ha già aperto una profonda discussione all’interno del Pd. Il testo approvato a Palazzo Madama ha sollevato più di una perplessità tra molti deputati democratici, a cominciare da Giampaolo Galli e Sergio Boccadutri. La norma non convince del tutto neppure Francesco Boccia. Secondo Boccadutri le criticità sarebbero da individuare soprattutto nell’attuazione della norma: gli over the top finirebbero infatti per scaricare a valle, cioè sulle Pmi italiane, il peso della nuova tassa. Ma anche affidare alle banche il compito di sostituti d’imposta produrrebbe complicazioni pratiche, per la difficoltà di operare con imprese apolidi, e anche costi non indifferenti che andrebbero in qualche modo compensati. C’è poi il nodo dell’entrata in vigore della web tax che nella versione uscita da Palazzo Madama è fissato a gennaio 2019 ma che in molti vorrebbero anticipare al 2018 anche per recuperare risorse utili con cui coprire modifiche ad altri capitoli della manovra.

Il pressing per rafforzare alcuni degli interventi introdotti a palazzo Madama è già elevato. Ap punta a ripristinare la durata triennale (e non annuale) del bonus bebè per ogni figlio o bambino adottato. «Spero», ha detto ieri il ministro Beatrice Lorenzin, che ci siano margini per modificare la manovra, «perché il bonus bebè è una di quelle azioni a sostegno della genitorialità e della natalità che tra l’altro va a mettere un rimedio ai temi delle disuguaglianze». Anche il fondo per ridurre l’impatto del superticket sulle fasce deboli, al momento alimentato con 60 milioni, potrebbe essere rimpinguato. A spingere in questa direzione sono Campo progressista e Mdp.

Ritocchi in vista anche sull’equo compenso che è stato introdotto dal decreto fiscale. Tra le ipotesi sul tappeto c’è quella di un collegamento con i parametri ministeriali, per renderli un riferimento vincolante e fa diventare l’equo compenso sempre applicabile nella pubblica amministrazione.

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