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Banche, i veleni di una legislatura che Palazzo Chigi ha fretta di chiudere

POLITICA 2.0

Banche, i veleni di una legislatura che Palazzo Chigi ha fretta di chiudere

(Bloomberg)
(Bloomberg)

Quel finale di legislatura ordinato sta diventando un sentiero sempre più stretto anche se perseguito con ostinazione tra il Quirinale e Palazzo Chigi. Ieri c’è stato un altro capitolo dell’infuocata vicenda su Banca Etruria: prima il Pm di Arezzo, Roberto Rossi, è stato accusato di omissione su un’indagine a carico del padre di Maria Elena Boschi per falso in prospetto, poi è arrivata la precisazione di aver risposto a tutte le domande, versione avallata anche dal presidente della Commissione d’inchiesta Casini. Infine, in serata scende direttamente nell’arena il sottosegretario Boschi che annuncia un’azione civile contro Ferruccio de Bortoli che nel suo libro “Poteri forti (o quasi)” ha scritto di ingerenze dell’ex ministra sulla vicenda di Etruria coinvolgendo l’ex ad di Unicredit Ghizzoni.

La coda velenosa della legislatura è quella delle banche e di certo ci sarà un crescendo di tensione fino alla audizione – il 15 dicembre – del Governatore di Bankitalia Visco. Una data rivelata ieri da Casini che crea già fibrillazioni ma che va ad aggiungersi a un dato politico che si è già consumato, la rottura a sinistra e la fine della maggioranza al Senato. Inoltre, la nascita di “Liberi e uguali”, guidato da Pietro Grasso, ha messo altro veleno in circolo per le accuse - e i sospetti - su come il presidente del Senato gestirà le prossime tappe politico/istituzionali, ormai da capo-partito. E quindi la fretta di chiudere e di andare al Colle per attivare la procedura di scioglimento delle Camere è diventata sempre più impellente a Palazzo Chigi. Il timore è che il premier non regga l’urto di certe polemiche e che rischi di dover cambiare quella road map che si era prefigurato. Ossia, concludere la legislatura senza le dimissioni restando in carica per l’ordinaria amministrazione, in una condizione di maggiore stabilità e continuità istituzionale sia pure per pochi altri mesi ancora. Le dimissioni infatti diventano un “atto dovuto” nel momento in cui ci sarà la formazione delle nuove Camere e quindi, presumibilmente, tra fine marzo e primi giorni di aprile. Insomma, comunque il premier, a un certo punto, sarà dimissionario e per quanto possano durare le consultazioni e l’incertezza politica, resterà tale a meno di una nuova fiducia da parte delle nuove Camere.

Ma chiarito questo aspetto, è evidente che se venisse sfiduciato da qui allo scioglimento, verrebbe meno quella fine ordinata di legislatura che il capo dello Stato aveva immaginato per portare il Paese al voto. Ecco, viste le tempeste bancarie in corso a Palazzo Chigi si comincia ad avere fretta di chiudere. Il Quirinale è pronto a sciogliere le Camere non appena approvata la legge di stabilità ma in molti nel Pd - e fuori - premono per approvare il bio-testamento. Solo di fronte a una volontà del Parlamento di lavorare su quella legge il Colle potrebbe attendere la fine dell’iter, cioè tra fine dicembre o prime settimane di gennaio. Il punto, però, è quello che accadrà il 15 dicembre, giorno dell’audizione di Ignazio Visco sui crack bancari. Quella sarà la tappa clou dello scontro con Renzi e la data-chiave che deciderà il finale si legislatura.

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