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Biotestamento in Aula, lite sullo ius soli

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Biotestamento in Aula, lite sullo ius soli

  • –Emilia Patta

Roma

La legge sul biotestamento subito in Aula al Senato, già da ieri pomeriggio. Alla fine nell’attesa capigruppo in Senato passa la linea del Pd: priorità al fine vita, tra il 19 e 20 dicembre la riforma dei regolamenti parlamentari del Senato su cui c’è accordo ampio (Pd,Fi, M5S e Lega), e poi... e poi c’è Natale. Vero che nel calendario approvato ieri prima in Capigruppo e poi in Aula ci sono anche altri provvedimenti: il Ddl sui testimoni di giustizia, quello sugli orfani di femminicidio, quello per la deradicalizzazione dello jihadismo, lo ius soli, il provvedimenti di riforma delle professioni sanitarie. Ma è anche vero che mettere lo ius soli tanto reclamato a sinistra in fondo all’elenco, con le Camere che verranno sciolte tra Natale e la Befana, equivale a metterlo su un binario morto.

Dal Pd enfatizzano la decisione di spingere sul biotestamento, sul quale ci sono anche i voti del M5S, e di calendarizzare comunque la riforma della cittadinanza pro-immigrati: «È un finale perfettamente in linea con l’intera legislatura che si è contraddistinta per aver cambiato il Paese in tema di diritti civili e politiche sociali a sostegno dei più deboli - dice il capogruppo dem Luigi Zanda -. Il biotestamento, la legge sui testimoni di giustizia attesissima dall’ordinamento giudiziario, la legge sugli orfani di crimini domestici, lo ius soli. Un calendario ambizioso ma realizzabile se, responsabilmente, tutti i gruppi collaboreranno evitando ostruzionismo e interventi finalizzati a rallentare i lavori. Ho proposto a tutti i gruppi parlamentari non solo di lavorare fino al giorno prima delle festività natalizie ma anche di collaborare seriamente». Il capogruppo di Fi Paolo Romani, da parte sua, aveva proposto di iniziare con i regolamenti parlamentari proprio per l’ampia condivisione, e in questo era d’accordo anche il presidente del Senato Pietro Grasso. È stato Zanda a insistere per iniziare dal biotestamento: almeno una delle due richieste avanzate da Campo progressista di Giuliano Pisapia deve essere portata a casa, è stato l’input del Pd. Anche se sul testo pendono già 1.200 emendamenti della Lega e si calcola che alla fine gli emendamenti complessivi saranno 3mila, di cui solo parte aggirabili con lo strumento del canguro (accorpamento di emendamenti simili). E questa volta il Pd non potrà contare sul soccorso azzurro: al termine di una riunione dei senatori forzisti tenutasi ieri sera Romani ha annunciato che Fi voterà contro il provvedimento. Niente libertà di coscienza insomma, come pure si era ipotizzato nei giorni scorsi.

Quanto a Pisapia, il meno che si possa dire è che non ha per nulla gradito lo slittamento dello ius soli in ultima posizione: «Questo calendario dei lavori rischia di consegnare il provvedimento per la cittadinanza al giorno di poi e al mese di mai - ha dichiarato il portavoce di Campo progressista Alessandro Capelli -. Si sta solo facendo un favore alla Lega». E i collaboratori dell’ex sindaco di Milano arrivano rimettere in discussione l’alleanza con il Pd a cui sta lavorando per conto di Matteo Renzi Piero Fassino, che nei prossimi giorni terrà gli incontri decisivi per tentare di strappare a Pisapia il sì definitivo con un pacchetto di proposte sul lavoro da inserire già in legge di bilancio. Resta incerta la posizione della presidente della Camera Laura Boldrini, e la decisione del Pd di consegnare la riforma della cittadinanza al binario morto sembra rafforzarne in queste ore l’intenzione di unirsi a Grasso e alla sua nuova creatura, Liberi e uguali, lasciando Campo progressista.

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