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L’Onu: cambiare la legge che istituisce il reato di tortura in Italia

LE CONCLUSIONI DEL COMITATO DELLE NAZIONI UNITE

L’Onu: cambiare la legge che istituisce il reato di tortura in Italia

  • – di Redazione online

La legge approvata dall’Italia per istituire il reato di tortura non è conforme alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura: va pertanto modificata. Lo ha deciso il Comitato Onu contro la tortura che ha presentato oggi a Ginevra le conclusioni e le raccomandazioni sul rispetto della Convenzione. Tra gli altri rilievi mossi all’Italia, che ha presentato la propria relazione a novembre, anche alcuni aspetti della politica migratoria, tra cui l’accordo con la Libia ed il regime carcerario duro del 41bis.

Le critiche alla legge mosse dal Comitato dell’Onu: spazi per impunità
Pur prendendo atto della recente adozione della legge che introduce in Italia «il reato di tortura come reato specifico», infatti, il Comitato ha ritenuto che la definizione contenuta nella legge «sia incompleta in quanto non menziona lo scopo dell’atto in questione». Inoltre, ha osservato ancora il Comitato, il reato non include le specifiche relative all’autore, con un riferimento a pubblici ufficiali. Non solo: la legge contiene anche una «definizione significativamente più ridotta di quella contenuta nella Convenzione e stabilisce una soglia più elevata per il reato».

La richiesta: indicare l’autore e le ragioni per l’uso della tortura
Per questo, il Comitato ha chiesto all’Italia di «portare il contenuto dell’articolo 613-bis del Codice Penale in linea con l’articolo 1 della Convenzione, eliminando tutti gli elementi superflui e identificando l’autore e i fattori motivanti o le ragioni per l’uso della tortura». Per gli esperti dell’Onu, dunque, le «discrepanze tra la definizione della Convenzione e quella incorporata nel diritto interno creano spazi reali o potenziali per l’impunità». Tra le raccomandazioni espresse dal Comitato anche quella di garantire che le denunce per tortura, maltrattamenti e uso eccessivo della forza siano esaminate in modo imparziale e quella di assicurare che tutte le vittime di tortura e maltrattamenti ottengano riparazione.

Rivedere il 41 bis e allinearlo agli standard internazionali sui diritti umani
Sul fronte della detenzione, gli esperti esprimono apprezzamento per l’istituzione del Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà, ma chiedono tra l’altro all’Italia di «continuare i suoi sforzi per migliorare le condizioni di detenzione e alleviare il sovraffollamento». Il Paese dovrebbe inoltre rivedere il regime speciale di detenzione (41 bis) e allinearlo agli standard internazionali sui diritti umani. Il Comitato ha elogiato l’Italia per i piani d’azione contro la tratta e lo sfruttamento degli esseri umani e per combattere la violenza contro le donne, ma ha ribadito la richiesta di procedere alla creazione di un’istituzione nazionale indipendente per i diritti umani.

Profonda preoccupazione per il Memorandum tra Italia e Libia
Gli esperti hanno infine apprezzato gli sforzi compiuti dall’Italia per rispondere al grande flusso di richiedenti asilo, persone bisognose di protezione e migranti irregolari, ma hanno esortato il paese a garantire che le procedure accelerate previste dagli accordi di riammissione e dalla legge siano soggette a «una valutazione approfondita caso e per caso dei rischi di violazione del principio di non respingimento». Il Comitato si è soffermato anche sul Memorandum tra Italia e Libia, e ha espresso «profonda preoccupazione» per la mancanza di garanzie che permetterebbero di riconsiderare la cooperazione alla luce di possibili gravi violazioni dei diritti umani.

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