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SICUREZZA

Pinotti: la difesa europea comincia a decollare, abbiamo sminato le paure della Nato

Il capo di Stato Maggiore della Difesa Claudio Graziano e il ministro della Difesa Roberta Pinotti in Accademia Navale durante il giuramento degli allievi ufficiali della Marina Militare della 1^ Classe del Corso Normale
Il capo di Stato Maggiore della Difesa Claudio Graziano e il ministro della Difesa Roberta Pinotti in Accademia Navale durante il giuramento degli allievi ufficiali della Marina Militare della 1^ Classe del Corso Normale

I tempi per una difesa europea di nome e di fatto sono ancora lunghi ma il motore della macchina si è messo in moto. C’è la Pesco, la cooperazione rafforzata sulla difesa che coinvolgerà 23 Stati (ma alla fine potrebbero essere 25): la settimana prossima, in occasione del consiglio Affari esteri, sarà lanciata in maniera ufficiale. C’è l’accordo, raggiunto ieri dai ministri degli Esteri della Nato e dall’Alto rapprensentante Ue Federica Mogherini, per rafforzare la collaborazione tra Bruxelles e l’Alleanza Atlantica, sulla base di 34 nuove misure, che vanno dalla cyberdifesa all’industria della difesa, e attraverso tre nuove aree tematiche: la mobilità militare (una sorta di Schengen militare), lo scambio di informazioni per la lotta al terrorismo e la promozione del ruolo delle donne nelle politiche di sicurezza.

Pinotti: sulla difesa europea abbiamo sminato le paure della Nato
Insomma per ricorrere al titolo di un film con Jack Nicholson, “qualcosa è cambiato”. «Quattro anni fa - ha raccontato il ministro della Difesa Roberta Pinotti, intervenuta questa mattina al convegno organizzato al Senato dalla Delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare dell’Alleanza Atlantica e dall’Istituto affari internazionali -, quando ho cominciato a partecipare ai vertici dell’Unione europea e dell’Alleanza Atlantica, non avrei immaginato che saremmo arrivati a questa fase. La diffidenza da parte dei paesi che fanno parte della Nato nei confronti dell’ipotesi di una difesa europea era alta». A un certo punto, però, «si è puntato a sminare le paure ed è passata l’idea che una Ue che lavora sul tema della difesa può aprire a un dialogo con un player più coeso. C’è voluta molta politica: la Nato ha fatto un percorso importante, la difesa europea sta cominciando a decollare. Ora bisogna allineare i valori agli interessi».

Belloni (Maeci): difesa nuovo campo dove misurare integrazione europea
Insomma, di progressi ne sono stati fatti negli ultimi anni, soprattutto nella percezione di tutti gli attori coinvolti. «La difesa europea è stata spesso fonte di tensione tanto tra i paesi del Vecchio continente quanto nel rapporto transatlantico - ha spiegato Elisabetta Belloni, segretario generale del ministero degli Affari esteri -. Oggi siamo in una condizione opposta: il rilancio della difesa europea procede in maniera contestuale rispetto ai rapporti sviluppati con l’Alleanza atlantica». È dunque cambiato il punto di vista da cui guardare il cambiamento, tant’è che «la difesa è diventata il campo sul quale misurare una nuova forma di integrazione europea. Brexit e la pressione degli Usa per un maggiore impegno finanziario sulla sicurezza da parte di tutti hanno spinto in questa direzione». Il cammino è tuttavia ancora lungo. «Quella che abbiamo di fronte - ha sottolineato Bellotti - è una sfida in termini di capacità operativa, che si svilupperà in parallelo con la Nato. Entrambe le istituzioni devono essere in grado di rinnovarsi in linea con le nuove sfide poste dallo scenario internazionale». In particolare, «se il quadro di collaborazione è oggi più avanzato rispetto ad anni fa, non è ancora sufficiente: in futuro sarà necessaria una maggiore condivisione delle informazioni».

Graziano: organizzazione economica che si sta dotando di strumenti militari
All’incontro in Senato è intervenuto anche Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa e neo presidente del Comitato militare della Ue. L’Unione europea, ha messo in evidenza, «è un’organizzazione economica che si sta dotando di strumenti militari. Non è così scontato che la Gran Bretagna dopo Brexit sarà fuori dalle missioni europee». La partita si gioca sulla cooperazione tra i diversi soggetti coinvolti: «Sul mio tavolo ho un telefono con cui mi collego con tutti i comandanti della Nato - ha detto Graziano -. Non ho ancora una linea analoga con tutti i responsabili europei».

Nones (Iai): rendere efficiente la spesa nel comparto difesa
Sulla difesa europea può essere azzardato un paragone con l’integrazione monetaria. C’è però un distinguo da fare. «La natura ancora più delicata del settore difesa - ha ricordato il consigliere scientifico dello Iai Michele Nones - impone di affrontare già da subito il tema delle responsabilità. Occorre mettere in campo un sistema decisionale in grado di promuovere la difesa europea». Non solo. Serviranno nuovi equipaggiamenti per le forze armate in quanto «non possiamo far accettare come equipaggiamenti europei quelli che sono nati e sono stati sviluppati dai singoli Stati. I nuovi equipaggiamenti, più moderni, hanno dei costi di sviluppo tali che non consentono al singolo paese di procedere da solo. L’efficientamento della spesa nella difesa è la vera sfida».

Bono (Fincantieri): priorità è capire che cosa vuole fare l’Europa su difesa
« Siamo tutti convinti che abbiamo speso bene i soldi da trent’anni a questa parte?», si è chiesto l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono. «Siamo convinti che abbiamo fatto le scelte giuste? Questo paese - ha aggiunto - con tutti i soldi che ha speso, ha solo due piattaforme: la nave e l’elicottero. Ce lo vogliamo dire? Su questo dobbiamo riflettere per il futuro. Parlare di difesa comune europea implica prima capire che cosa vuole fare l’Europa - ha concluso Bono -. Non si può fare un prodotto per tutti».

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