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Web tax anche per l’e-commerce, Poste più competitive sui…

verso la manovra

Web tax anche per l’e-commerce, Poste più competitive sui pacchi

Una web tax semplificata e con un raggio d'azione più ampio che includa anche l'e-commerce. Non solo. Nuovi limiti di peso per il servizio postale universale. Sono le novità in arrivo con alcuni emendamenti alla manovra di Bilancio cui sta lavorando la maggioranza e il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd). Sulla web tax le opzioni cui si sta lavorando puntano a rafforzare il principio della stabile organizzazione ed estendere la cedolare a tutte le transazioni, incluse quelle di beni e all'e-commerce.

Un ampliamento che dai conti fatti potrebbe assicurare oltre 600 milioni per ogni punto percentuale di imposta, contro i 114 milioni garantiti dalla web tax al 6% approvata al Senato. Addio anche al ruolo di sostituti d'imposta assegnato alle banche e al credito d'imposta per le imprese italiane. Sul servizio postale universale l'emendamento allo studio porta a 5 kg (ora sono 2) il limite degli invii postali gestiti da Poste italiane spa, assicurando la consegna nei 4 giorni attraverso l'uso degli uffici postali sparsi sul territorio e accordi collettivi con i piccoli comuni.

Un pacchetto di opzioni regolatorie a forte impatto sul “digitale”. Che per il Fisco poggia su una semplificazione della nuova web tax arrivata alla Camera dal Senato e che per la logistica e le poste passa per una revisione del servizio postale universale. È quello che porterà a metà settimana in commissione Bilancio di Montecitorio il relatore alla manovra e presidente della stessa Commissione, Francesco Boccia (Pd). Che non si sbilancia e, almeno sulla web tax, considera lo schema Mucchetti un importante passo in avanti anche grazie al decisivo dibattito che si è sviluppato a Palazzo Madama per il via libera alla tassa sulle digital company. Ma a Montecitorio già da qualche giorno si sono intensificati i contatti tra Commissione e Governo per snellire la nuova web tax.

Due punti appaiono già fermi: il primo è il riconoscimento della stabile organizzazione “virtuale”. Il primo miglio resta quello tracciato con l’emendamento Mucchetti che sulla stabile organizzazione introduce un dispositivo già efficace e in linea con le indicazioni Ocse. Ma il percorso che porta alla stabile organizzazione virtuale resta lungo. La strada, già imboccata da Boccia nella primavera scorsa con la stabile organizzazione su opzione (la cosiddetta web tax transitoria) altro non è che il punto di approdo dell’Europa, come dimostrano i lavori dell’Ecofin del 5 dicembre scorso.

Il secondo punto fermo è l’estensione della “cedolare” a tutte le transazioni, incluse anche quelle di beni, al momento escluse dal Senato. L’emendamento in arrivo dovrebbe prevedere, dunque, l’applicazione di una tassazione a tutte le cessioni di beni e servizi su piattaforme digitali incluso l’e-commerce. Anche questo in linea con i 27 Paesi dell’Europa, ormai prossimi a un accordo sull’adeguamento della disciplina Iva alle evoluzioni del commercio elettronico e soprattutto sulla semplificazione per gli operatori economici, grazie all’estensione dell’utilizzo dello sportello unico e alle regole di esonero mirato per start-up e micro-imprese. Proprio per questo nella web tax nata al Senato resterebbe comunque l’esclusione per i soggetti minimi e quelli in regime forfettario o di vantaggio.

L’ampliamento ai beni e all’e-commerce, inoltre, consentirà alla Commissione e al relatore di ridurre drasticamente il prelievo fissato al 6% per chi opera oltre confine. Dalle simulazioni effettuate dalla Ragioneria un punto percentuale applicato a tutte le transazioni, e- commerce incluso, garantirebbe oltre 600 milioni su base annua. Con un’aliquota del 2% il gettito raddoppierebbe e sarebbe in ogni caso di gran lunga superiore ai 114 milioni certificati dalla Rgs con la cedolare del 6% sulle sole prestazioni di servizi. Sarà la Commissione a indicare l’aliquota il più possibile condivisa. Così come sarà la politica a decidere se la destinazione più adatta del gettito atteso sia il Fondo per la riduzione fiscale, considerata la più opportuna da Boccia.

Il relatore non ha mai nascosto di voler anticipare l’entrata in vigore della web tax, quanto meno dal secondo semestre del 2018 (ora è al 1° gennaio 2019). L’intervento che si profila alla Camera si basa comunque sulla semplificazione del prelievo. Tra le ipotesi più gettonate c’è l’esclusione del ricorso allo spesometro, nonché la cancellazione sia del ruolo attribuito alle banche di sostituti d'imposta e sia del credito d'imposta riconosciuto alle imprese italiane o con stabile organizzazione per evitare ulteriori tassazioni.

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