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Salvini in piazza a Roma. «Italiani anche gli immigrati regolari»

in Santi Apostoli

Salvini in piazza a Roma. «Italiani anche gli immigrati regolari»

Matteo Salvini. (Angelo Carconi/Ansa)
Matteo Salvini. (Angelo Carconi/Ansa)

«Per me gli italiani non sono quelli che hanno la pelle bianca ma anche gli immigrati regolari e per bene che portano contributo alla nostra società». È il giorno del sit-in di Matteo Salvini contro lo ius soli nel centro di Roma, proprio di fronte al porticato della Basilica dei Santi Apostoli dove dalla scorsa estate hanno casa alcune famiglie sgomberate di immigrati e non lontano dallo spazio occupato dai partecipanti alla contromanifestazione dei Movimenti. Alla questione clou che ha richiamato nella Capitale i simpatizzanti del Carroccio parole inequivoche dal leader della Lega. «La cittadinanza arriva alla fine di un percorso, non è un regalo elettorale». Punto. «Il governo Salvini avrà le porte spalancante per donne e bambini che scappano dalla guerra ma per chi non scappa dalla guerra ma ce la porta a casa nostra, serve un biglietto di sola andata per tornare a casa loro. Solidali ma non fessi, accoglienti e generosi ma non fessi, non chiedo troppo».

«Io premier? Se Italia vuole sarà realtà»
Matteo Salvini è pronto a diventare premier («se gli italiani lo vorranno sarà una splendida realtà. In democrazia vince chi prende un voto in più»). Una stagione che in caso positivo durerà almeno dieci anni, secondo la previsione del leader, e «Berlusconi farà parte di questa splendida avventura». Nessun dubbio comunque sulla capacità di tener testa agli avversari alle urne. «Se non siamo capaci di battere Renzi e Di Maio cambiamo mestiere, loro sono le marionette di scelte che vengono prese nelle segrete stanze. Il centrodestra ha il dovere di essere serio, chiaro, non deve ricommettere gli errori del passato, non possiamo essere l'Arca di Noè, dobbiamo decidere chi siamo, dove cominciamo e dove finiamo, dobbiamo avere l'ambizione non di vincere ma di cambiare il Paese». La sfida al segretario dem è lanciata («appena si degneranno di rendere noti i collegi, io sono pronto a candidarmi in tutti gli stessi collegi in cui si candiderà Renzi») con tanto di controffensiva da parte dell’ex premier («Matteo Salvini ha deciso che si candiderà nel collegio dove mi candiderò io. Grazie! Considero questa scelta utile per chiarire come il nostro centrosinistra e il loro centrodestra hanno due visioni diverse dell'Italia. E dell'Europa. Ai cittadini il compito di scegliere»).

«Voglio far piangere di nuovo la Fornero»
In chiave economica il discorso torna a battere su uno dei cavalli di battaglia storici della sua propaganda. «Non vedo l'ora di vincere per stracciare la legge Fornero e farla piangere un'altra volta». Perché «ne piange una ne sorridono in milioni». Poi «quando saremo al governo fisseremo un minimo orario per gli stipendi sotto il quale non si può scendere per legge, 3 euro l'ora, è caporalato, è schiavismo». Un riferimento personale. «Ho lavorato anche io per pagarmi l'università, ho portato le pizze, ho lavorato nei McDonald, ma lo facevo a vent’anni. Oggi ci sono padri e madri di 50 anni che devono inventarsi tre lavori per poter regalare qualcosa ai figli a Natale».

«Nell’Ue con pari dignità oppure meglio soli»
Infine il rapporto da rifondare con l’Unione europea. «Chiederò agli alleati un patto di orgoglio e dignità, a Bruxelles non si va con il cappello in mano ma per fare gli interessi di 60 milioni di italiani. O stiamo con pari dignità o meglio soli che mali accompagnati, una vita da schiavo a mio figlio non la lascio. Ci hanno detto che dovevamo entrare nella moneta unica, un sistema immortale, io però non faccio demagogia ma guardo i dati. Quando Prodi festeggiava l'ingresso nella moneta unica il nostro debito era 1300 miliardi di euro, ci dissero che il debito scendeva ma oggi dopo 15 anni siamo a 2200 miliardi».

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