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Banche Ue, servono 40 miliardi ma «spalmati» in 10 anni

BASILEA 4

Banche Ue, servono 40 miliardi ma «spalmati» in 10 anni

L’applicazione delle nuove regole sui requisiti patrimoniali delle banche, varate dal comitato di Basilea la scorsa settimana, potrebbero richiedere una maggiore dotazione di capitale di 39,7 miliardi per le banche europee. La stima è contenuta in una valutazione di impatto diffusa dall’Eba, l’autorità di regolazione bancaria europea, e si riferisce a un campione di 88 banche presenti nei 17 paesi membri, tra banche di rilevanza sistemica e non. La cifra che può sembrare rilevante in realtà risulta decisamente contenuta se si tengono presenti le valutazioni circolate nei mesi scorsi, in primavera ad esempio, quando ancora il negoziato per raggiungere all’accordo su Basilea4 (o “Basel endgame”, Basilea fase finale, come l’ha definita il presidente della Bce, Mario Draghi). Uno studio diffuso nello scorso aprile da McKinsey, per fare un esempio, quantificava l’ammontare di capitale aggiuntivo necessario in 120 miliardi, seppure considerando un campione di 130 banche sempre operanti in Europa.

Va detto subito che le stime sul “capital shortfall” (l’ammanco di capitale per rispettare i nuovi parametri) si riferiscono alla fotografia statica dei bilanci delle banche a fine 2015, senza dunque tenere conto delle iniziative che possono essere state adottate nell’arco degli ultimi due anni. Una valutazione di impatto sull’effetto delle nuove regole sulle banche a livello mondiale è stata eseguita anche dallo stesso comitato di Basilea, che è arrivato a calcolare una somma di 90,7 miliardi partendo da un campione di 248 banche, di cui però solo 113 hanno risposto in maniera esaustiva ai questionari diffusi per calcolare l’effetto dei nuovi requisiti.

Quello che nell’ambito di queste analisi viene messo in evidenza, in particolare dal comitato di Basilea, è che le stime sono appunto statiche. «L’effettivo impatto dei nuovi requisiti - si spiega nell’analisi elaborata dal comitato di Basilea - sarà sicuramente inferiore di quanto evidenziato in questo rapporto considerato il “phase in” di implementazione degli standard fino al primo gennaio 2027 e gli aggiustamenti nel frattempo eseguiti dal settore bancario in conseguenza della variazione delle condizioni economiche e del quadro regolatorio».

Quello che in sostanza si vuole dire è che le banche, al netto delle misure già adottate dal 31 dicembre 2015 a oggi, avranno comunque un lungo periodo davanti per adeguarsi lentamente e progressivamente ai nuovi dettami: l’entrata in vigore di Basilea4, infatti, è stata spostata dal gennaio 2019 al gennaio 2022. Non solo: altri 5 anni di “phase-in”, ovvero di entrata in vigore graduale, sono stati previsti per l’adozione dell’output floor fissato al 72,5 per cento. Quest’ultima è una soglia massima fissata per le banche che adottano modelli interni per quantificare l’assorbimento patrimoniale delle attività in virtù del rischio ad esse collegate. Poiché i modelli interni consentivano accantonamenti più bassi, le nuove regole stabiliscono che l’assorbimento patrimoniale non debba esser inferiore rispetto al risultato che emergerebbe utilizzando i modelli standard impiegati per misurare le attività ponderate per il rischio. In ogni caso, il traguardo per presentarsi in regola con le nuove norme viene spostato di avanti di 10 anni.

Tutte queste considerazioni, ma anche i valori più bassi sul capitale aggiuntivo che sarebbe necessario per le banche, hanno portato i mercati a spingere al rialzo le quotazioni dei titoli bancari all’indomani dell’approvazione dell’accordo. L’analisi condotta dall’Eba evidenzia l’effetto che i nuovi requisiti avrebbero sull’aumento dei requisiti minimi di capitale per il Tier1: l’effetto sarebbe la necessità di un incremento medio del 12,9 per cento. L’impatto sarebbe maggiore per le maggiori banche a rilevanza sistemica, 12 in particolare tra cui istituti francesi e tedeschi, con un aumento medio del 15,2 per cento. Oltre all’individuazione della soglia al 72,5% dell’output floor, la revisione dei requisiti patrimoniali varata giovedì scorso si concentra su alcuni aspetti principali e tende ad armonizzare, e dunque a minimizzare, le forti differenze emerse in ambito europeo rispetto al diverso peso attribuito - in termini di rischio e dunque assorbimento di capitale - alle diverse attività (impieghi, investimenti, crediti o quant’altro) dai vari istituti di credito. Variabilità che rendeva difficile comparare l’effettiva rischiosità degli asset tra le banche operanti in diverse giurisdizioni. Basilea 4 rivede, semplificandola ma al contempo riducendo le maglie, la misurazione dei rischi operativi. Viene rimodellata anche la misurazione del rischio crediti introducendo un giro di vite all’utilizzo dei modelli interni. La norma punta, poi, ad aumentare i requisiti di capitale per gli istituti globali e a rilevanza sistemica.

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