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Bankitalia: nessuna pressione per fusione Etruria-Popolare di Vicenza

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commissione d’inchiesta sulle banche

Bankitalia: nessuna pressione per fusione Etruria-Popolare di Vicenza

  • – di Redazione Online

La Banca d’Italia non ha «chiesto né incoraggiato né tanto meno favorito la Popolare Vicenza ad acquisire Banca Etruria». Lo ha affermato il responsabile della vigilanza di Banca d'Italia, Carmelo Barbagallo, in audizione
alla Commissione d'inchiesta sulle banche. In quel momento «la Vigilanza non disponeva di elementi per contrastare a priori tale iniziativa che, se si fosse tramutata in istanza formale, sarebbe stata approfondita» ha aggiunto Barbagallo, che ha spiegato come nel giugno 2014, quando Popolare Vicenza
espresse interesse a comprare Etruria, per noi «la situazione di Vicenza in quel momento risaliva all'ultima ispezione del 2012 da cui emergeva un’ampia capienza patrimoniale, senza una rischiosità enorme. Era una banca nella media. Solo con il “comprehensive assessment” del 2014 scoprimmo una situazione diversa».

Barbagallo ha poi rivelato poi un dettaglio: dopo il rifiuto della proposta di Vicenza, i vertici di Banca Etruria comunicarono, nell’agosto 2014, l’intenzione di trasformare la banca in spa con l’ingresso di industriali locali e di un fondo del Quatar ma «nessun fondo del Qatar ha mai manifestato alla Banca d'Italia un interesse per Banca Etruria». Non solo. I commissari straordinari di banca
Etruria (in carica da febbraio a novembre 2015) verificarono «l'insussistenza di qualsiasi interesse da parte di terzi a intervenire per il risanamento del gruppo».

Bankitalia: vigilanza su 4 banche è stata incalzante
Barbagallo ha poi rivendicato che «l’azione della Vigilanza è stata incalzante» su Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti, ossia i quattro istituti di credito finiti in risoluzione. In particolare, dal 2008 fino al commissariamento «sono state condotte 18 ispezioni, equamente distribuite tra le quattro banche. Ed è grazie ad esse che sono emersi i problemi»
delle stesse banche. Secondo Barbagallo «le irregolarità sono state portate tempestivamente a conoscenza dell’autorità giudiziaria», ma «le risposte delle quattro banche sono state insoddisfacenti» e le «autorità di vigilanza non possono sostituirsi ai soggetti vigilati per evitare che la situazione degeneri».

Governance inadeguata, il peso delle Fondazioni
Non solo. «La governance delle quattro banche è risultata fortemente inadeguata in tutte le sue articolazioni» ha aggiunto Barbagallo, precisando che «sulla qualità della governance di tre di queste banche (Marche, Chieti e Ferrara) ha inciso la strategia delle Fondazioni, volta a conservare un ruolo dominante; ne sono conseguiti una riluttanza a ricorrere al mercato dei capitali e
atteggiamenti ostili a soluzioni aggregative. Di segno non diverso i problemi della Popolare dell’Etruria, dove al debole controllo degli azionisti ha fatto riscontro l’autoreferenzialità dei vertici aziendali, decisi a mantenere condizioni di autonomia anche a fronte di una situazione sempre più critica».

Diversi incontri Bankitalia-Consob a fine 2013
Barbagallo ha poi dichiarato che la Banca d’Italia e la Consob, nei mesi finali del 2013, hanno avuto «diversi incontri» su Banca Etruria e il risultato delle ispezioni, incontri «che sono stati verbalizzati e perciò potrete verificare quanto la Consob fosse informata». In particolare «il 17 dicembre 2013 i rappresentanti delle due autorità approfondirono quanto emerso dall'ispezione. E la Consob comunica che è in corso un’istruttoria per l’approvazione di un supplemento al prospetto (sui bond subordinati ndr) che recepisca tutte le informazioni al momento disponibili». In quel periodo Etruria doveva emettere due bond subordinati per complessivi 110 milioni di euro a seguito della mancanza di capitale emersa con le ispezioni mentre il 5 dicembre la stessa Banca d’Italia invia una lettera che richiede «l’integrazione con un partner di elevato standing». Subito dopo «il 6 dicembre, spiega Barbagallo, viene inviata alla Consob una lettera che riassume puntualmente le criticità emerse nel rapporto ispettivo».

«Nessun trade off tra protezione clientela e stabilità»
La Banca d’Italia nella sua azione di Vigilanza non ha mai considerato «un trade off tra la protezione del cliente e la stabilità» della banca. «Non voglio neanche considerarla» l’ipotesi del trade off, ha spiegato il capo della Vigilanza della Banca d’Italia. Barbagallo, tornando sui rapporti con la Consob, ha osservato che «se ci sono state differenze» nel trasferimento di dati alla Consob queste sono state «in assoluta buona fede». E ha sottolineato come all’estero tra l’autorità di vigilanza sulle banche e quella di mercato non c'è tutta la collaborazione che si riscontra invece in Italia tra Banca d’Italia e Consob.

«Da-bail 4 banche conseguenze più gravi»
A tal proposito il provvedimento di risoluzione delle quattro banche adottato da Bankitalia è stato sì «gravoso per gli azionisti, per i sottoscrittori di obbligazioni subordinate, per il sistema bancario», tuttavia «sono state evitate due soluzioni
alternative ben più distruttive: il bail-in o la liquidazione coatta» ha spiegato il capo della Vigilanza di via Nazionale in audizione alla commissione di inchiesta sulle banche precisando che «in entrambi i casi le conseguenze sistemiche sarebbero state ben più gravi rispetto a quella della risoluzione».
Barbagallo ha ricordato anche che fu la Commissione Europea a bloccare
l'ipotesi di salvataggio delle 4 banche finite poi in risoluzione da parte del Fondo Interbancario di tutela dei depositi perché considerato “aiuto di stato”.

Da Casini richieste carte indagini a procura Arezzo
Il presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche Pier Ferdinando Casini chiederà alla procura di Arezzo le carte aggiuntive richieste dal senatore
Andrea Augello delle indagini su Banca Etruria e che hanno innescato una polemica con il procuratore Roberto Rossi. La decisione è arrivata dopo il dibattito in commissione sull’argomento nel quale lo stesso Augello ha chiesto l’intervento di Casini in tal senso. Le richieste riguardano i documenti nel fascicolo che hanno determinato un supplemento indagine per i reati di bancarotta e bancarotta fraudolenta, il rapporto della Gdf sul filone sulle consulenze e quello integrale sul falso in prospetto.

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