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Gentiloni: «Pericoloso un mancato accordo sulla Brexit»

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LE comunicazioni in vista del Consiglio Ue

Gentiloni: «Pericoloso un mancato accordo sulla Brexit»

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in aula al Senato durante le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 14 e 15 dicembre
Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in aula al Senato durante le comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 14 e 15 dicembre

Con la Gran Bretagna avremo un «atteggiamento di amicizia, difendendo gli interessi nazionali ma sapendo che la strada del “no deal” di non trovare un accordo sarebbe un ripiego negativo e pericoloso. È nell’interesse dell’Ue arrivare a un’intesa». È la posizione del governo italiano sulla Brexit espressa dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, riferendo al Senato in vista del prossimo Consiglio europeo di Bruxelles del 14 e 15 dicembre. Il tema Brexit sarà centrale al vertice, che chiuderà sulla fase “uno” del negoziato e avvierà quella successiva, che regolerà i rapporti tra Regno Unito e Ue dopo il marzo 2019, data della uscita formale.

Alla riunione di venerdì «la decisione principale riguarderà la presa d’atto dei risultati, che noi consideriamo positivi, della prima fase dei negoziati sulla Brexit. I negoziati hanno raggiunto progressi sufficienti in tre punti: i rapporti con la questione irlandese» dove «si è arrivati ad una definizione per la quale non ci saranno controlli di confine; si è risolta la discussione sull'ammontare delle somme dovute dal Regno Unito al bilancio Ue; si è risolta la questione dello status dei cittadini comunitari».

Migranti: i risultati dell’azione italiana
Poi i migranti, tema su cui si discuterà nelle sessioni del secondo giorno del vertice. «Dal primo luglio ad oggi c’è stata una riduzione degli arrivi del 69%, pari a 80mila unità: un risultato che solo a prevederlo mesi fa, un anno fa, sarebbe stato impensabile» ha detto Gentiloni, parlando di un «risultato frutto di un lavoro enorme, un lavoro diplomatico, di rapporti bilaterali con le autorità libiche e con i paesi di provenienza e transito». Sui migranti «l’Italia si è mossa, ha fatto un trattato bilaterale in Libia, ha ottenuto risultati», un risultato che «ha avuto come conseguenza il fatto che finalmente si sono accesi riflettori sulla situazione dei diritti umani in Libia: è merito nostro, non di qualcuno che ora racconta queste cose come se fosse una realtà imprevedibile».

Riforma Ue: per ora solo base di partenza
Le proposte della Commissione Ue sulla riforma dell’unione monetaria e bancaria «l’Italia le considera, come ho detto anche al presidente Juncker, una buona base di partenza: tradotto dal gergo diplomatico, vuol dire che apprezziamo lo sforzo, consideriamo che sono temi che è giusto mettere in discussione ma riteniamo anche che si debba andare più avanti». Perché, ha avvertito Gentiloni, «c’è un pezzo rilevante della famiglia europea che vorrebbe andare più indietro e già nelle discussioni preparatorie al Consiglio europeo sono apparse piuttosto evidenti posizioni differenti tra Paesi del Centro-Nord e Paesi meridionali-mediterranei».

Ministro europeo delle Finanze non sia un controllore dei conti
Bene l’idea di un ministro europeo delle Finanze, «ma a condizione che il suo compito sia lavorare per la convergenza dell’economia europea, per la crescita e non certo trasformarsi in una specie di controllore della contabilità delle economie di questo o quel Paese, preferibilmente dell’Europa meridionale».

Cooperazione rafforzata primo passo, non ancora all’altezza
Tra le decisioni che saranno assunte dal consiglio c’è quella della cooperazione rafforzata sulle difesa, che coinvolgerà non tutti i paesi, ma venti: «La cooperazione rafforzata sulla difesa è un primo passo incoraggiante e riguarda un certo numero di Paesi, non tutti i 27», ponendosi come «prima, significativa traduzione in pratica del principio che, nella famiglia dei 27, è possibile, anzi a volte necessario, che ci siano livelli di integrazione diversa». E infine uno sprone ai partner per sfruttare questo momento positivo della congiuntura economica (e che ha visto l’Ocse elogiare Italia e Germania sul “ritmo” delle dinamiche eocnomiche): «L’Italia ha tutto l’interesse ad evitare un 2018 in cui le prospettive, le ambizioni degli ultimi mesi finiscano per essere delusi. Per questo è importante che si vada a queste discussioni con propositi e idee piuttosto risoluti». Insomma, nel momento in cui abbiamo dati incoraggianti sul fronte macroeconomico, il messaggio italiano all’Unione europea è che «non possiamo stare fermi e perdere questa occasione. Non possiamo e non vogliamo: bisogna cogliere questa occasione per sviluppo e lavoro».

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