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Sanità pubblica, allarme liste d’attesa: 13 mesi per una…

il rapporto pit-salute

Sanità pubblica, allarme liste d’attesa: 13 mesi per una mammografia

Le liste d’attesa in crescita per le visite specialistiche, il caro-ticket e le mancate esenzioni che fanno barriera, le cure sul territorio che arretrano, invece di espandersi come sarebbe opportuno e appropriato. Il XX Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato (Tdm) - presentato a Roma e realizzato con il sostegno non condizionato di Ipasvi, Fnomceo e Fofi - fotografa un Servizio sanitario nazionale “amato” dai cittadini, ma decisamente in affanno. E nel giorno in cui i medici ospedalieri e i veterinari scioperano contro i tagli al Fondo sanitario nazionale e contro le prospettive di un mancato rinnovo dei contratti per la sanità, il cahiers de doleances messo in fila dal Report “Sanità pubblica: prima scelta ma a caro prezzo”, ricalca in buona parte le proteste dei professionisti della salute.

I numeri: poco meno di un terzo dei cittadini intervistati lamenta la difficoltà di accedere al Ssn, per ritardi, burocrazia e costi. Le liste d’attesa restano tristemente al top: stabili al 54,1%, con un incremento del 6% per le visite specialistiche, di quasi un 1% degli esami diagnostici, a fronte di un -7,2% delle segnalazioni sugli interventi chirurgici. Tredici mesi di media per una mammografia, un anno per una colonscopia, stesso periodo per una visita oncologica o neurologica. I cittadini che per curarsi fanno riferimento al Servizio sanitario nazionale, si devono armare di santa pazienza.

Rilancio degli investimenti prioritario
«I cittadini – spiega Tonino Aceti, coordinatore del Tdm-Cittadinanzattiva - non ce la fanno più ad aspettare e a metter mano al portafoglio per curarsi; anche le vie dell’intramoenia e del privato sono diventate insostenibili. Serve più Servizio sanitario pubblico, più accessibile, efficiente e tempestivo». Poi, l’attacco a una legge di Bilancio da cui «arrivano pochi e deboli segnali: se da una parte si comincia a metter mano al superticket, a seguito di una nostra battaglia, seppur in maniera insufficiente, dall'altra sul finanziamento del Ssn arrivano segnali pericolosi che fanno intravedere il rischio di un suo forte depotenziamento», continua Aceti. «A fronte di dimissioni ospedaliere sempre più anticipate e problematiche, la rete dei servizi socio-sanitari territoriali non è in grado di dare risposte alle persone “fragili”, come gli anziani soli, le persone non autosufficienti o con cronicità, quelle con sofferenza mentale.

È anche per questo che le famiglie fanno sempre più affidamento su quel poco di ossigeno, insufficiente, dato da invalidità civile e accompagnamento. Ma incontrano anche qui difficoltà di accesso crescenti». Le priorità indicate? Rilanciare gli investimenti sul Ssn in termini di risorse economiche, di interventi strutturali per ammodernamento tecnologico ed edilizia sanitaria, nonché sul personale sanitario. E ancora, secondo il Tdm «serve una strategia nazionale nuova per governare tempi di attesa ed intramoenia; alleggerire il peso dei ticket e revisionare la disciplina che li regola tenendo conto anche dei cambiamenti sociali e dell'alto tasso di rinuncia alle cure».

Liste d'attesa e ticket
I cittadini segnalano soprattutto tempi lunghi per accedere alle visite specialistiche, in misura di un valore che passa dal 34,3% del 2015 al 40,3% del 2016. Seguono, con il 28,1% delle segnalazioni (era il 35,3% nel 2015), i lunghi tempi per gli interventi chirurgici; al terzo posto le liste di attesa per gli esami diagnostici (dal 25,5% 2015 al 26,4% del 2016). Sui ticket - spiegano poi dal Tdm-Cittadinanzattiva - pesano i costi elevati e la mancata esenzione. Il 37,4% denuncia i costi elevati e gli aumenti relativi ai ticket per la diagnostica e la specialistica, mentre il 31% esprime disagio rispetto ai casi di mancata esenzione dal ticket (in aumento, rispetto al 24,5% del 2015) Oltre che per i ticket, i cittadini denunciano come insostenibili i costi per farmaci, intramoenia, Rsa (residenze sanitarie assistite) e protesi ed ausili.

Cure sul territorio in affanno
Poco meno del 30% degli intervistati incontra problemi con la riabilitazione a domicilio, che non si riesce ad attivare o che viene sospesa all'improvviso. Inoltre, il 14,3% segnala criticità nell'assistenza domiciliare: in un caso su tre non sanno bene come attivare il servizio, a causa della carenza di informazioni o delle difficoltà burocratiche, o addirittura l'assistenza domiciliare è del tutto assente nella loro zona di residenza. Crescono anche i problemi per l'assistenza protesica ed integrativa (dal 7,8 al 12,4%) sia per i tempi di attesa che per l'insufficienza delle forniture che li costringono a sostenere costi privati ulteriori.

Disabilità poco ascoltata
Lunghe attese, ancora, per il riconoscimento dell'handicap: il 13,8% dei cittadini, in crescita rispetto al 2015, segnala disservizi per il riconoscimento che in più della metà dei casi risulta estremamente lento. In un caso su quattro l'esito dell'accertamento è considerato inadeguato alle condizioni di salute. Troppo lunghi inoltre, per il 15,8% dei cittadini che si rivolge a Cittadinanzattiva, i tempi di erogazione dei benefici economici e delle agevolazioni.

Malpractice e sicurezza
Diminuiscono al 13,3% rispetto al 14,6% del 2015 gli errori da presunta malpractice ma va peggio su infezioni e disattenzioni del personale. La voce più rappresentata (47,9%) è quella dei presunti errori diagnostici e terapeutici, con alcune aree critiche che sono: per le diagnosi l'ambito oncologico (19%), ortopedico (16,4%), ginecologico ed ostetrico (12,4%); per la terapia, l'ortopedia (20,3%), la chirurgia generale (13,4%) e la ginecologia ed ostetricia (12,1%). Cresce invece il dato sulle condizioni di sicurezza delle strutture (dal 25,7% al 30,4%) che riguardano soprattutto le disattenzioni del personale (13,6%), i casi di sangue infetto (5,4%) e le infezioni ospedaliere (5,4%).

Pronto soccorso in affanno e dimissioni facili
L’8,2% dei cittadini segnala problematiche nell'assistenza ospedaliera (88,2%) e nella mobilità sanitaria (11,8%). In riferimento alla prima voce, è soprattutto l'area della emergenza urgenza ad essere nel mirino delle lamentele delle persone che segnalano procedure di triage non trasparenti (42,9%) e lunghe attese al Pronto soccorso (40,5%). Segue il tema dei ricoveri, su cui i cittadini denunciano spesso di vedersi rifiutato il ricovero (34,5%), o che lo stesso è avvenuto in un reparto inadeguato (21,4%) e ancora la mancanza di reparti e servizi (7,2%). In particolare ciò avviene in oncologia, ortopedia e neurologia. In aumento, rispetto al 2015, le segnalazioni sulle dimissioni: il 58,8% le reputa improprie, il 29,2% ha difficoltà ad essere preso in carico dal territorio dopo la dimissione, che non risparmiano nemmeno i malati nella fase finale della vita (11,8%). Sul fronte della mobilità sanitaria, quando cioè la persona è costretta a spostarsi (di regione o all'estero) per avere cure adeguate, il 48,7% denuncia il ritardo nei rimborsi per le spese sostenute, il 30,8% la mancata autorizzazione da parte della Asl di riferimento.

Sui farmaci le segnalazioni si riferiscono prevalentemente a farmaci di fascia A (48,5% nel 2016; + 10 punti % rispetto all'anno precedente). Il dato generale mostra una flessione (dal 5,8% al 4,2%), ma evidenzia alcuni fenomeni in aumento: crescono le segnalazioni del mancato accesso ai farmaci per l'epatite c (44,4%); il 24,2% segnala l'indisponibilità dei farmaci; il 18,3% la spesa privata che per molti diventa insostenibile, soprattutto per i farmaci di fascia C, per l'onere derivante dalla differenza di prezzo fra brand e generico, e per l'aumento del ticket.

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