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Zonin: da Bankitalia mai ordini su fusione Vicenza-Veneto banca

commissione d'inchiesta

Zonin: da Bankitalia mai ordini su fusione Vicenza-Veneto banca

«Ordini da parte della Banca d'Italia per dire di fare un'acquisizione non ne abbiamo mai ricevuti». Lo ha detto l'ex presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Zonin in audizione alla commissione di inchiesta sulle banche. Zonin ha anche detto di aver saputo dell'esistenza di operazioni di finanziamento baciate realizzate dall'istituto solo nel maggio del 2015, quando venne convocato a Milano dal capi degli ispettori della Bce.

Molti i «non ricordo» dell'ex presidente, indagato a Vicenza per vari reati e la cui posizione è al vaglio nell'udienza preliminare davanti al Gip del tribunale della città veneta. La convocazione del'ex patron Bpvi in commissione d'inchiesta è stata anticipata a oggi perché venerdì 15 (data in cui era stata in un primo tempo fissata) è prevista l'udienza del processo che lo vede imputato. L'audizione è stata secretata dopo circa un'ora dall'inizio dei lavori. La decisione, disposta dal presidente Pier Ferdinando Casini, è stata richiesta dal deputato Dal Moro (Pd) che stava chiedendo a Zonin dei rapporti con gli organi di vigilanza interni ed esterni.

L'audizione di Gianni Zonin alla Commissione di inchiesta sulle banche

Casini: questo non è quarto grado di giudizio
L'audizione dell'ex patron della Vicenza si è aperta con l'invit0 del presidente della commissione Pierferdinando Casini a Zonin «a non soffermarsi su aspetti processuali o a svolgere la propria difesa, questo non è un tribunale nè un organo inquirente, non è un quarto grado di giudizio». Casini ha ricordato come Zonin viene ascoltato «in libera audizione con la facoltà farsi assistere da avvocato» e che non è quindi un'audizione testimoniale, ma «il presidente si riserva la facoltà di trasmettere il resoconto stenografico all'autorità giudiziaria», l'unica alla quale « spetta il compito di individuare delle responsabilità penali».

Tanti i motivi per crac Vicenza
Zonin ha riferito che i motivi del crac di Pop Vicenza «sono molti», il principale «sono i 10 anni della crisi economica», e che «il primo che aveva fiducia nella banca era il sottoscritto e la mia famiglia ha perso anche» dei soldi, «non credo di aver lavorato per andare contro interessi personali». «Le aziende dopo 3-4-7 anni di crisi anche se sono sane cominciano a creare problemi - ha continuato - si è molto espanso il volume degli npl ma non è colpa degli imprenditori e certo non colpa delle banche ma di un'economia, a livello italiano, che non tirava». E poi il «secondo punto - ha proseguito - quando si è in corsa e si cambiano regole forse sono scelte corrette ma se lo dobbiamo fare in tre mesi e non in cinque anni...».

Mai visti Boschi e suo padre
A chi gli chiede se avesse parlato con il sottosegretario Maria Elena Boschi o con suo padre Pier Luigi dell'acquisizione di Banca Etruria, Zonin ha risposto: «Non li conosco e non li ho mai visti». Al deputato M5S Sibilia, che riferisce di «leggende secondo cui avrebbe invitato nella sua tenuta del Chianti l'ex dg di
Banca d'Italia Salvatore Rossi», Zonin ha replicato: «Mi pare che stiamo andando fuori livello, mai venuto e mai invitato, non mi sarei mai permesso. Scherziamo?».

Incontrai Visco 2 volte, forse parlato di Veneto banca
Nel corso dell'audizione Zonin ha dichiarato di non aver mai incontrato il governatore di Bankitalia, Vincenzo Visco, per parlare di Banca Etruria, precisando invece che «di Veneto Banca può essere» che abbia parlato di persona con il governatore, ma «non è che mi ricordo tutto, ho incontrato negli anni della mia presidenza due volte Visco e una volta Draghi». Incalzato sul fatto se avesse mai contattato telefonicamente i vertici di Bankitalia ed in particolare il capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo per parlare di Etruria e Veneto Banca, Zonin ha affermato che «sono argomenti cosi importanti che non rammento di averne parlato al telefono. Se c'era una cosa importante lo facevo di persona. Non lo escludo ma in questo momento non rammento, ma una cosa cosi importante non l'avrei fatta al telefono, sarei venuto a Roma».

Etruria, Zonin: risposta negativa a nostra opa
Zonin ha spiegato che Banca Popolare di Vicenza predispose un'Opa su Etruria, ma l'istituto toscano diede risposta negativa e quindi «abbiamo accantonato». «Su Etruria - ha detto l'ex presidente - c'è stato un dossier di Lazard che diceva che sul mercato c'era qualche opportunità e Rotchild ci aveva indicato che era possibile acquisire Etruria». Quest'ultima aveva infatti due vantaggi per per la Vicenza, ha detto, «noi eravamo già presenti in Toscana attraverso Cariprato e con Etruria saremmo diventati secondo istituto in Toscana dopo Mps. Ci siamo rivolti a Mediobanca come advisor per vedere il range in cui era possibile trattare sul prezzo». Zonin ha quindi spiegato che «siamo arrivati anche a predisporre un'opa» valutando da 0,90 a 1 euro le azioni, «abbiamo fatto un'opa da 212 milioni e 500 mila euro. La loro risposta fu negativa e quindi abbiamo accantonato».

Bpvi, da controlli interni no a evidenze baciate a cda
«In 19 anni non ho mai partecipato ai comitati esecutivi, non c'era intromissione della presidenza», ricorda l'ex presidente della Popolare di Vicenza. Che spiega come il cda della Popolare di Vicenza non ebbe mai la conferma da parte degli organi di controllo interno, audit e consiglio sindacale, della presenza di finanziamenti baciati. «Nel 2014 - ha raccontato - un dipendente che aveva cambiato banca aveva scritto una lettera dicendo che in qualche filiale venivano fatti finanziamenti baciati. La lettera data al direttore generale e a diversi uffici e alla fine l'organo di controllo ha guardato, ma non ha trovato nulla». Zonin ha quindi aggiunto che poi nella primavera 2014 durante l'assemblea un socio rivolgendosi al presidente del collegio sindacale aveva parlato dell'esistenza di baciate. «Il collegio sindacale ha fatto verifiche e dopo due o tre mesi ha verbalizzato che non aveva trovato nessun finanziamento baciato», ha detto.

Ex Bankitalia? Cercavo migliori professionalità
Zonin ha raccontato che Bpvi cercava le migliori professionalità e questo spinse la banca a siglare una consulenza con l'ex dirigente della Banca d'Italia Gian Andrea Falchi. «Falchi mi fu presentato dall'ambasciatore Sergio Vento. Mi disse che stava per andare in pensione e che fosse molto bravo». Zonin ha aggiunto che in vista del cambio di regole con l'arrivo della vigilanza Bce, «una persona di elevato standing con frequentazioni internazionali ci poteva essere di aiuto come consulente». Davanti alle domande della Commissione d'inchiesta a chi gli faceva notare come non fosse magari opportuno dare queste consulenze, Zonin ha risposto citando l'esempio di UniCredit «che ha scelto il top della Banca d'Italia», riferendosi alla prossima nomina a presidente dell'istituto del direttore generale onorario di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni.

Fiducia in commissione, sempre agito in buona fede
In una nota al termine dell'audizione, Zonin ha spiegato che «come ho già avuto modo di rendere noto all'autorità giudiziaria, ho fornito ai membri della Commissione la mia piena disponibilità a collaborare affinché vengano ricostruiti con completezza i fatti e le dinamiche che hanno determinato lo stato di crisi di Banca Popolare di Vicenza». «Ripongo la massima fiducia nel delicato e complesso lavoro della Commissione che, in aggiunta al lavoro svolto dall'autorità giudiziaria, mi auguro possa far luce e ricostruire le responsabilità di quanto accaduto a Banca Popolare di Vicenza, Istituto che ho presieduto per molti anni e nell'interesse del quale ho sempre agito con correttezza e in buona fede», ha concluso.

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