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Presenze e fedeltà, chi «merita» la ricandidatura

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VERSO LE POLITICHE 2018

Presenze e fedeltà, chi «merita» la ricandidatura

(Ansa)
(Ansa)

Le Camere devono ancora approvare la legge di bilancio prima che la legislatura possa dirsi conclusa, lo scioglimento delle camere potrebbe arrivare entro l’anno e il voto forse a marzo. Ma la macchina delle candidature è già in moto. Dalle parti del centrodestra Silvio Berlusconi vaglia le ricandidature dei suoi parlamentari anche in base a parametri numerici: presenza in Aula e fedeltà al gruppo. Chi sarebbero gli azzurri che, considerando solo questi meriti, avrebbero un posto sicuro in lista nelle politiche del 2018? Quasi sempre si tratta di politici poco noti.

Una candidatura al merito tra i deputati azzurri andrebbe a Rocco Palese, medico pugliese assiduo di Montecitorio. Secondo i dati elaborati e aggiornati da Openpolis, ha partecipato al 99,25% delle votazioni elettroniche in Aula (24.572 volte su un totale di 24.757, settimo posto assoluto). Palese, però, non ha avuto una condotta irreprensibile nella legislatura: nel 2015 “tradì” Forza Italia per seguire il conterraneo Raffaele Fitto. Lo scorso giugno è tornato con Forza Italia. Sopra il 90% anche Paolo Vella, già quarto classificato assoluto nella scorsa legislatura. Sul podio dei deputati di Forza Italia una donna: Maria Tindara Gullo. Eletta con il Partito democratico, fu tra i sei deputati democratici a votare contro l’arresto di Francantonio Genovese contravvenendo alle indicazioni del partito. In seguito seguì proprio Genovese nel passaggio a Forza Italia.

E al Senato chi sono i virtuosi delle presenze nel gruppo di Forza Italia? Si chiamano Paola Pelino (l’imprenditrice dei confetti di Sulmona); Andrea Mandelli che nonostante i suoi impegni extra parlamentari (è presidente della Federazione Ordini farmacisti italiani) ha partecipato al 93% delle votazioni; Giancarlo Serafini, ex sindacalista Uil (edilizia) alla seconda legislatura.

Se invece il criterio per scegliere i posti in lista fosse solo quella della fedeltà al momento di votare i provvedimenti in aula, i nomi sarebbero diversi. In questo caso, però, è forse più interessante scoprire chi rischierebbe il posto per eccesso di “voti ribelli”. Restando nel partito di Berlusconi, nella graduatoria della Camera spicca Pietro Laffranco, avvocato umbro proveniente dalla destra (prima Fuan, poi Alleanza nazionale) e tesoriere del gruppo parlamentare azzurro con all’attivo ben 1.337 votazioni non allineate. Seguono Nunzio DeGirolamo (tornata Forza Italia dopo un aver aderito ad Ncd) e un altro ex An, il siciliano Basilio Catanoso.

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