Italia

Prof universitari ancora sul piede di guerra: esami di gennaio a rischio

Il nodo in legge di bilancio

Prof universitari ancora sul piede di guerra: esami di gennaio a rischio

Per gli studenti universitari, dopo l’appello di autunno ora è a rischio anche quello invernale. I docenti universitari - almeno gli 11mila che hanno già aderito al clamoroso sciopero dell’ottobre scorso quando saltò il primo degli appelli previsti in quella sessione - sono di nuovo sul piede di guerra. Nei giorni scorsi hanno scritto una lettera aperta al premier Gentiloni per annunciare la loro delusione per la soluzione trovata finora in manovra per lo sblocco degli scatti di stipendio. Se non ci saranno novità importanti nel passaggio alla Camera - avvertono - sono pronti a proclamare un nuovo sciopero.

Nel mirino della protesta il blocco degli stipendi del periodo 2011 – 2015: l’intervento previsto finora in manovra - che costa 150 milioni all’anno a regime - non recupera il pregresso, ma guarda al futuro e punta attraverso l’introduzione di scatti biennali e non più triennali a favorire soprattutto i giovani (anche in chiave pensionistica) che sono stati i più penalizzati in passato. La norma prevede che il nuovo meccanismo comincerà a decorrere con i suoi effetti giuridici dal 1 gennaio del 2018. Mentre gli effetti economici si vedranno solo due anni dopo. Ma i docenti nella loro lettera bocciano la norma, prevista nella legge di bilancio già approvata al Senato, lì dove prevede meccanismi selettivi che attribuiscono gli scatti in base a criteri premiali di merito. Un fatto che non va giù ai prof universitari che aderiscono alla protesta che lamentano il fatto che così «si introduce una premialità non prevista dalla legge 240/2010 (la riforma Gelmini, ndr) e così si riconoscono gli scatti, bloccati dal 2011 al 2015 per tutti i docenti, solo ad alcuni di essi e non a tutti i docenti meritevoli».

L’eventualità di un nuovo sciopero degli esami, già per l’appello di gennaio-febbraio, si deciderà dunque in questi giorni alla Camera. In realtà già al Senato, attraverso un emendamento presentato da Francesco Verducci del Pd, erano stati stanziati altri 60 milioni come una tantum per il pregresso (anche se, visto l’importo, avrebbe comportato un ristoro parziale del blocco del passato). L’emendamento alla fine non è stato approvato ma il Governo, attraverso il vice ministro dell’Economia Enrico Morando, si è impegnato a recuperare l’intervento. Che tra le altre cose - a quanto trapela dalla maggioranza - dovrebbe anche aboilire il meccanismo premiale previsto per gli scatti biennali del futuro accontentando così almeno parte delle richieste dei prof in rivolta. Che nella loro lettera chiedono anche un riconoscimento per «i docenti universitari andati in quiescenza negli anni 2015-2016-2017». E concludono con un avvertimento: «Se il Governo persisterà nel suo proposito di ignorare le nostre legittime richieste, dovrà assumersi per intero la responsabilità politica di quanto accadrà».

© Riproduzione riservata