Italia

Biotestamento, ok del Senato: è legge. Per cure e nutrizione…

al senato 180 sì e 71 no

Biotestamento, ok del Senato: è legge. Per cure e nutrizione serve il sì del paziente

Ok del Senato al Ddl sul biotestamento con 180 sì, 71 no e 6 astenuti. Il provvedimento, già licenziato dalla Camera lo scorso 20 aprile, è legge. Ieri l’Assemblea di Palazzo Madama aveva respinto tutte le proposte emendative. Molte proposte di modifica sono state “cangurate”, cioè ridotte di numero, ma tutte, sono state respinte. A favore del disegno di legge, oltre a Pd e M5s anche Ala, Mdp e Sinistra Italiana. Schierati per il no Lega, Forza Italia. Quest’ultima ha lasciato però libertà di coscienza. «Dal Senato via libera a una scelta di civiltà. Un passo avanti per la dignità della persona». Così il premier Paolo Gentiloni ha commentato su twitter il via libera del Senato al biotestamento.

Cei boccia legge: inadatta per sofferenti
«La valutazione non è positiva, non possiamo riconoscerci in questo testo». Così, invece, il
direttore dell'Ufficio Cei per la Salute, don Massimo Angelelli, sulla legge sul biotestamento, che a suo dire «tutela i medici sollevandoli da ogni responsabilità, tutela le strutture sanitarie pubbliche, tenta di ridurre la medicina difensiva spostando sul malato l'onere della responsabilità delle scelte, ma sembra poco efficace nella tutela dei sofferenti. Sono molte le incertezze nella applicabilità di questa legge».

Medici cattolici divisi
«È chiaro che valuteremo caso per caso le volontà espresse dal paziente, ma prevedo un forte margine nel ricorso all'obiezione di coscienza da parte dei
medici cattolici» ha affermato all’Ansa il vicepresidente dell'Associazione medici cattolici italiani (Amci) Giuseppe Battimelli, esprimendo «rammarico e contrarietà» per la approvazione della legge sul Biotestamento. Di diverso avviso Alberto Cozzi, presidente della sezione Milano dell’Amci che ha saluta con favore la norma sul biotestamento approvata oggi dal Parlamento. «La legge, frutto di un onorevole compromesso - si legge in una nota - rispetta i dettami della Costituzione. Rispetta l'autonomia decisionale del malato e al contempo l'autonomia professionale e responsabilità del medico. Valorizza la relazione di cura nella forte alleanza terapeutica medico-paziente e familiari, attraverso decisioni partecipate nella pianificazione delle cure. Dice un no chiaro all’eutanasia e va ben oltre l'accanimento terapeutico».

L’articolo 8 del provevdimento prevede ad ogni modo che il Ministro della salute trasmetta alle Camere, entro il 30 aprile di ogni anno, a decorrere dall'anno successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, una relazione sull'applicazione della medesima. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal Ministero della salute.

I cardini del provvedimento
Cuore del provvedimento l’artcolo 1 sul consenso informato e l’articolo 4 sulle disposizioni anticipate di trattamento (le cosiddette «Dat»). Il primo prevede che, nel rispetto della Costituzione, nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata.

Il secondo che «ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi, può, attraverso Disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali». Le Dat, sempre revocabili, risultano inoltre vincolanti per il medico e «in conseguenza di ciò - si afferma - è esente da responsabilità civile o penale».

© Riproduzione riservata