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Vegas (Consob): parlai con Boschi di Etruria, era preoccupata…

opposizioni all’attacco: dimissioni

Vegas (Consob): parlai con Boschi di Etruria, era preoccupata per ipotesi di fusione con Vicenza. La replica: «Mai pressioni»

Giuseppe Vegas e Maria Elena Boschi (Ansa)
Giuseppe Vegas e Maria Elena Boschi (Ansa)

Su Banca Etruria «ho avuto modo di parlare della questione con l'allora ministro Boschi», che espresse «un quadro di preoccupazione perché a suo avviso c’era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l’oro». Lo ha detto il presidente della Consob Giuseppe Vegas in audizione alla commissione banche precisando che «io le risposi che Consob non era competente» sulle scelte di aggregazione delle banche. In quell’occasione, ha precisato Vegas, fu la ministra «che chiese di vedermi e venne a Milano». A chi gli chiedeva se avesse affrontato il tema di Etruria in altri momenti, Vegas ha detto che «Boschi mi disse in un'altra occasione che suo padre sarebbe diventato vice presidente».

«Esattamente non ricordo (quando avvenne l’incontro, ndr), dev’esser stato ad aprile 2014» ha aggiunto lo stesso Vegas rispondendo al senatore Andrea Augello (Idea) che chiedeva ulteriori chiarimenti sull’incontro, ricordando anche che la commissione la settimana
prossima audirà l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni.
Quest’ultimo è stato chiamato dall’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli secondo cui il ministro Boschi avrebbe a suo tempo chiesto un intervento dell’ad di Unicredit per valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria.

Vegas: dal ministro Boschi nessuna pressione
Dal ministro Maria Elena Boschi «non c'è stata pressione ma solo l’esposizione di un fatto» nell’incontro a Milano, ha detto il presidente Consob Giuseppe Vegas in Commissione d’inchiesta rispondendo alle domande del deputato Carlo Sibilia (M5S). «Siamo stati in un ristorante a pranzo - ha detto - poi l'ho portata a visitare la Consob, mi sembra una cosa normalissima che un parlamentare si interessi della sua costitutency (collegio elettorale ndr), non c'è stata pressione ma l'esposizione di un fatto». Tra Vegas e Boschi ci sono poi stati altri incontri in passato oltre a quello della primavera del 2014 in Consob a Milano. Il presidente della Consob, rispondendo a una serie di domande, ha infatti detto di avere chiesto una volta un incontro al ministro Boschi «che è avvenuto al ministero» e in occasione «di una cena a casa mia, con altra gente».

«Colloqui De Benedetti con Renzi prima decreto popolari»
Vegas, rispondendo a una domanda di Renato Brunetta (Fi), ha inoltre riferito in audizione che dall’istruttoria della Consob sui movimenti in Borsa delle banche popolari è emerso che «ci furono dei colloqui principalmente dell'ingegner De Benedetti con il dottor Panetta della Banca d'Italia e con l’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi alcuni giorni prima» dell'approvazione del decreto di febbraio che portò alla trasformazione delle principali popolari in banche spa.

Boschi: «Non ho mentito, mai pressioni»
Dopo aver risposto a caldo via Facebook alle richieste di dimissioni arrivate dalle opposizioni - «Non ho mentito, mai fatto pressioni, confermo per filo e per segno tutto ciò che ho detto in Parlamento due anni fa» - Boschi ha ribadito il concetto in prima serata a Lilli Gruber, conduttrice di “Otto e mezzo”, su La7: «Sono due anni che le opposizioni ripetono la stessa cosa. Io ribadisco quello che ho detto due anni fa in Parlamento. Non c'è stato nessun favoritismo verso mio padre e la mia famiglia. Il Governo ha commissariato il consiglio di amministrazione di cui faceva parte mio padre mandandolo a casa». Con «l'alibi» di Etruria,ha aggiunto Boschi, «non si cerca la verità, non mi sembra giusto che non si parli dei veri problemi del sistema bancario italiano», ribadendo che, tra i manager delle banche coinvolte, «incluso mio padre, chi ha sbagliato paga».

Boschi: «Da Tavaglio bugie, lo querelo»
Nel corso della trasmissione, che presto si trasforma in un duello verbale, Boschi finisce nel mirino del giornalista Marco Travaglio, che la accusa di aver «interferito» nella vicenda Etruria incontrando il presidente della Consob, e di aver «mentito» in Aula sulla vicenda. «In aggiunta all'azione di risarcimento danni che le arriverà da parte mia» c'è anche «quanto ha detto», ha replicato Boschi passata al contrattacco: «Lei ha detto che io ho interferito nell'azione di Consob, ma Vegas ha detto che non ho mai fatto pressioni, io non ho chiesto nulla a Vegas. Travaglio risponderà di queste bugie, non c'è conflitto di interessi». Ma il duello prosegue per tutta ala durata della trasmissione. «Mettere insieme Vicenza e Arezzo si sarebbe rilevato fallimentare, è vero ho espresso preoccupazioni su quell'operazione», ha chiarito la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, determinata nel non voler riconoscere alcuna responsabilità: «Non ho sbagliato a parlarne con Vegas perché non ho chiesto nulla che eccedesse il mio ruolo istituzionale». «Lei non ha nessuna titolarità per parlare di una banca con Vegas», ha ribattuto Travaglio, «la volete smettere di raccontare bugie?».

Opposizioni all’attacco: Boschi ha mentito, si dimetta
Le parole di Vegas hanno provocato subito la reazione delle opposizioni. Carlo Sibilia del Movimento 5 stelle ha scritto su Twitter: «Ufficiale, Boschi si è occupata di banca Etruria. Più di una volta. Così come appena confermato da Giuseppe Vegas presidente Consob. Contrariamente a quanto detto al Parlamento il 18 dicembre 2015. Maria Elena Boschi ha mentito al Parlamento condizionando il voto sulla sua sfiducia». «Noi chiediamo due cose: Maria Elena
Boschi se ne deve andare subito da sottosegretario della Presidenza del Consiglio anche se siamo a fine legislatura perché il governo resterà per gli affari correnti» gli ha fatto eco in un video su Facebook, il candidato premier M5S Luigi Di Maio. «Il quadro che emerge dalle dichiarazioni di Vegas non può essere ignorato. Quando un membro del governo mente al Parlamento non c'è altra strada che le dimissioni» ha tuonato Roberto Speranza, uno dei leader di Mdp. Dimissioni chieste anche dalla presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, per la quale «il sottosegretario Maria Elena Boschi ha mentito al Parlamento e agli italiani dichiarando più volte di non essersi mai interessata a Banca Etruria»

Bonifazi a Speranza: dove Boschi ha mentito?
In difesa di Boschi è sceso anche il tesoriere e deputato Pd Francesco Bonifazi, che ha replicato su twitter agli esponenti LeU e M5S che accusano la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio di aver mentito sul caso Etruria: «Sarei grato a Sibilla e Speranza se dicessero pubblicamente in quale punto dello stenografico del discorso della Boschi ha mentito al Parlamento». Mentre il presidente del Pd e membro della commissione di inchiesta sulle banche Matteo Orfini ha chiesto che venga fornito a tutti i commissari il link dell’intervento in Parlamento che tenne il 18 dicembre del 2015 l’allora ministro Maria Elena Boschi, «affinché ognuno valuti se ci siano delle contraddizioni rispetto a quanto emerso oggi durante l'audizione del presidente della Consob Giuseppe Vegas in merito alla vicenda di Banca Etruria».

Consob: ai risparmiatori taciute criticità
In mattinata il vice dg della Consob Giuseppe D’Agostino, dinanzi alla Commissione d'inchiesta sulle banche, aveva invece evidenziato che nel 2012-2013 Banca Etruria «ha operato e sollecitato il pubblico risparmio attraverso offerte, in assenza di un quadro informativo corretto e completo circa la reale situazione di criticità in cui si trovava». Secondo D’Agostino «le operazioni per complessivi 320 milioni di euro, sono state effettuate, tacendo le rilevanti criticità e anomalie». «Criticità di cui Etruria aveva avuto piena consapevolezza,anche a seguito delle indicazioni ricevute da Bankitalia,già a partire da luglio 2012».

Carte Bankitalia solo quattro anni dopo
Dalla relazione alla Commissione bicamerale d’inchiesta, letta dal Vice direttore generale della Consob emerge inoltre che quest’ultima ha conosciuto alcuni rilievi della Banca d’Italia nei confronti di Banca Etruria solo a distanza di quattro anni. Le carte, infatti, «sono state trasmesse dalla Nuova Banca Etruria nel maggio del 2016 e, in un caso, un documento era un rilievo della Banca d’Italia inviato ad Arezzo nel luglio 2012». «Solo nel maggio 2016, la Consob è venuta a conoscenza del fatto che la Banca già nel luglio 2012 aveva invece piena consapevolezza dei rilevanti e pervasivi profili di criticità evidenziati dalla Banca d'Italia, a seguito degli accertamenti ispettivi conclusi nel primo quadrimestre 2010», ha affermato il vice dg della Consob rilevando come «tali profili non siano mai stati portati a conoscenza della Consob, né del mercato». Sulla base delle carte ricevute l'anno scorso dagli organi della risoluzione, la Consob quest’anno ha irrogato sanzioni agli ex vertici dell'Etruria per 2,75 milioni.

Consob: solo memo interni riunioni con Bankitalia
Nel rilevare queste disfunzioni, D’Agostino ha evidenziato tuttavia che «negli ultimi tre anni passi sono stati fatti passi da gigante nella collaborazione con la Banca d'Italia». Ma ha anche sottolineato che le riunioni tenute fra Banca d’Italia e Consob non sono verbalizzate ma ciascuno redige «un memo interno che non viene scambiato», sui profili di «reciproco interesse». Lo ha detto in risposta al senatore Andrea Augello (Idea) che gli chiedeva conto del “cortocircuito informativo” fra le due autorità sul caso Banca Etruria. Nella precedente audizione il capo della vigilanza di Bankitalia Barbagallo aveva parlato di «diversi incontri» sul tema Etruria a fine 2013 che «sono stati verbalizzati».

Sintesi Bankitalia in 2013 dopo chiusura bond
Non solo. La Consob, in base alle dichiarazioni di D’Agostino, ricevette le nota di sintesi dei rilievi dell'ispezione di Banca d'Italia, chiusa a settembre del 2013, su Banca Etruria il 5 e il 6 dicembre 2013. Dopo quindi che la Banca aveva collocato nei mesi precedenti (fra giugno e ottobre) le due tranche da 60 e 50 milioni di euro di obbligazioni subordinate sfruttando il prospetto approvato nell’aprile 2013. A quel punto la Consob impone a Etruria un comunicato stampa dove evidenziare i rilievi di Via Nazionale predisponendo poi un supplemento al prospetto. I vertici di Etruria emanano una nota in cui inseriscono solo alcuni dei rilievi di Via Nazionale ma omettendone altri e che la situazione di criticità era già presente dal 2012. Comportamento per il quale vengono sanzionati poi nel luglio 2017 dopo che la Consob ha ottenuto nel 2016, dai nuovi vertici delle Good Bank, la documentazione completa.
Non emersero poi elementi «di rilievo» dallanalisi che la Consob effettuò sull'andamento dei titoli di Banca Etruria a fine 2013 quando il titolo perse il 15% in 30 giorni, prima che venissero comunicato al pubblico gli effetti dell'ispezione di Banca d'Italia che imposero pesanti rettifiche e la richiesta di un'aggregazione con un partner si elevato standing, ha affermato D’Agostino in audizione alla commissione d'inchiesta sulle banche.

Vigilanza non condizionata da porte girevoli
«Abbiamo già dato menzione con atti a questa commissione che due nostri dirigenti, dopo aver lasciato Consob per limiti di età hanno deciso dopo qualche tempo di assumere posizioni in Banca Etruria» ha aggiunto infine il vice direttore generale di Consob, ricordando che si tratta di Massimo Tezzon, ex dg, e di Claudio Salini, ex capo divisione mercati, entrambi passati dall'authority all'istituto di credito prima della norma della legge Madia sull’incompatibilità.
Ai commissari che gli chiedevano conto del cosiddetto fenomeno delle porte girevoli, D'Agostino ha assicurato che il passaggio dei due dirigenti a Banca Etruria «in nessun modo ha condizionato la valutazione e gli esiti della vigilanza, tanto che entrambi i soggetti sono stati sanzionati».

L'audizione di Gianni Zonin alla Commissione di inchiesta sulle banche

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