Norme & Tributi

Dossier Per i frontalieri mini-scudo al 3 per cento

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    Dossier | N. 27 articoliTutto sul decreto fiscale 2017

    Per i frontalieri mini-scudo al 3 per cento

    Le attività estere non indicate nel quadro Rw della dichiarazione dei redditi e detenute da soggetti - oggi fiscalmente residenti in Italia - in precedenza residenti all’estero e iscritti all’Aire o che prestavano la propria attività lavorativa in via continuativa all'estero in zone di frontiera ed in Paesi limitrofi (cosiddetti lavoratori frontalieri) potranno essere regolarizzate pagando il 3% del loro valore alla data del 31 dicembre 2016.

    Si tratta della mini-regolarizzazione introdotta dal decreto fiscale (decreto legge n. 148/2017) collegato alla legge di Stabilità 2018, la cui conversione in legge è stata decisa ieri in via definitiva.

    Potranno essere regolarizzate le “attività” e le “somme” depositate in conti correnti e libretti di risparmio esteri derivanti da redditi prodotti all'estero di cui all’articolo 6, comma 1, lettera c) e d), del Tuir, vale a dire redditi di lavoro dipendente e autonomo.
    La procedura si applica anche alle somme ed alle attività derivanti dalla vendita di beni immobili detenuti nei Paesi esteri in cui veniva svolta l'attività lavorativa.

    Il costo della regolarizzazione è pari alla detta percentuale forfetaria del 3%, che include le somme dovute a titolo di imposte, sanzioni e interessi.

    La tecnica legislativa ricorda lo scudo fiscale, allontanandosi di contro dalla (ormai chiusa) voluntary disclosure in cui, per ottenere la riduzione delle sanzioni tributarie, i contribuenti che non avevano dichiarato i capitali e le attività detenute all'estero erano chiamati a versare tutte le imposte evase.

    Per aderire alla procedura occorrerà presentare l'istanza di regolarizzazione entro il 31 luglio 2018 e saldare il conto spontaneamente in un'unica soluzione entro il 30 settembre 2018 o in tre rate mensili consecutive a partire dalla stessa data.

    La regolarizzazione si perfeziona con il versamento di quanto dovuto in un'unica soluzione o con il pagamento dell’ultima rata.

    Da notare che, in deroga alle norme previste dallo Statuto del contribuente, i termini per l'accertamento che scadono a decorrere dal 1° gennaio 2018 sono fissati al 30 giugno 2020, limitatamente alle somme ed alle attività oggetto di regolarizzazione.

    È previsto che con provvedimento del direttore dell’Agenzia siano emanate le disposizioni necessarie per l'attuazione delle procedura, da cui - precisa il decreto - restano escluse le attività e le somme già oggetto di voluntary disclosure.

    La norma non brilla per determinatezza per quanto riguarda: i periodi regolarizzabili; il regime di prova della provenienza delle disponibilità estere da attività lavoro autonomo o dipendente prodotto all'estero; la possibilità di regolarizzazione delle attività finanziarie diverse dalle “attività depositate” e dalle “somme detenute su conti correnti” e “libretti di risparmio”; gli effetti di potenziale “copertura” di eventuali profili penali.

    Peraltro vista gli scarsi risultati della seconda edizione della voluntary disclosure conclusasi lo scorso 2 ottobre, la novella poteva forse essere l'occasione per prevedere una più organica disciplina delle procedure di regolarizzazione delle violazioni fiscali, in coordinamento con la normativa sul cd. ravvedimento operoso e magari pensando alla regolarizzazione del contante domestico.

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