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Putin si candida padre della nazione

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la conferenza stampa di fine anno

Putin si candida padre della nazione

I media russi e il Cremlino la chiamano bol’shaja, la Grande conferenza stampa di fine anno in cui tutto è da record: i giornalisti accreditati - 1.640 - il tempo a loro disposizione, le domande: 65 quest’anno, in 3 ore e 40’.

Il che non significa che il SuperZar abbia la risposta giusta per tutte, anzi: man mano che si accumulano gli interrogativi sui problemi del Paese (incluse le rimostranze del capo di un impianto ittico di Murmansk che ha ammesso di essersi intrufolato in sala spacciandosi per giornalista) diventa sempre più chiaro che il prossimo mandato di Vladimir Putin (l’ultimo?) non sarà semplice. Ma ciò che conta, per lui che ha confermato la candidatura al voto di marzo, è dissipare il sospetto che 18 anni al potere potrebbero averlo stancato o indebolito, e dissipare la volontà di cambiamento degli elettori. Ciò che conta è raccogliere più consenso possibile e mostrarsi - padre della nazione, garante della sua stabilità - al di sopra delle parti, la sola risposta giusta per la Russia. Almeno per sei anni ancora.

Così Putin annuncia che si presenterà alle elezioni da indipendente, prendendo le distanze da Russia Unita - partito del potere ma anche primo bersaglio delle proteste. Sullo sfondo alle sue spalle i colori del partito - il tricolore bianco-rosso-blu - sono stati sostituiti quest’anno da un più rassicurante color pesca, da alba dorata. «Conto sull’appoggio di tutte le forze politiche che hanno a cuore lo sviluppo del Paese - spiega Putin -, e naturalmente sul sostegno dei cittadini».

Consapevole che l’economia è al centro delle preoccupazioni, che la crescita fatica a stabilizzarsi e le differenze sociali continuano ad aggravarsi,Putin offre immediatamente tutto quello che può su questo fronte: dice di essersi candidato «per aumentare i redditi dei cittadini», sollecita domande concrete, ricorda il superamento della recessione (Pil a + 1,6%) e i buoni risultati nell’agricoltura e nell’industria leggera: «Abbiamo superato due crisi, e ora lo sviluppo inizia ad appoggiarsi sulla domanda interna».

Da qui parte all’offensiva, ribaltando le responsabilità lontano da sé. Russiagate: le accuse di aver interferito nella campagna elettorale americana «sono state fabbricate dai nemici di Trump per delegittimarlo», mancando di rispetto ai suoi elettori. Lo scandalo del doping: è stato gonfiato guardando al calendario politico russo. «Anche noi siamo colpevoli - ha detto Putin - perché casi reali di doping ci sono stati. Cosa che avviene anche in altri Paesi, verso cui però non si fanno montature politiche». La crisi in Ucraina: non trova soluzione perchè a Kiev «non hanno alcun desiderio di avviare un vero percorso politico».

Stessa tattica per il tema più scottante di tutti, il soffocamento dell’opposizione. Prende la parola Ksenia Sobchak, giornalista e candidata alle presidenziali, sia pure con scarsissime possibilità di competere. La sua domanda è una protesta sulle condizioni in cui l’opposizione è costretta a fare politica in Russia, a partire da Aleksej Navalny a cui viene negata la possibilità di candidarsi, schiacciato dai casi penali fabbricati contro di lui. «Davvero - chiede Ksenia a Putin - il potere ha paura di una competizione leale?».

La risposta non ammette repliche: forse mai finora Putin aveva chiarito il proprio punto di vista così apertamente mentre sibila che non ha paura di nessuno e paragona «quel personaggio» - non nomina mai Navalny, come a non volerlo neppure riconoscere come rivale - all’ex presidente georgiano Mikheil Saakashvili, ora in Ucraina a fare la guerra al presidente Petro Poroshenko. «Vuole un nuovo Maidan in Russia? - chiede Putin -, decine di persone come Saakashvili in giro per le piazze? Quelli che lei ha citato sono come lui, in versione russa. Vuole che destabilizzino il Paese? Ci siamo già passati. La maggior parte dei russi non vuole un’Ucraina 2.0. E noi non lo permetteremo». La missione che Putin si è dato, proteggere la Russia da ogni male, non è ancora conclusa.

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