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Banche Venete, Consoli: Bankitalia caldeggiò fusione con Vicenza

commissione d’inchiesta

Banche Venete, Consoli: Bankitalia caldeggiò fusione con Vicenza

Maria Elena Boschi partecipò a un incontrò con i vertici di Banca Etruria e di Veneto Banca nella casa di famiglia ad Arezzo nella pasqua del 2014, «per un quarto d'ora, nel quale non proferì parola, dopo di che si alzò e andò via». La riunione avvenne «perchè sapemmo che Etruria aveva ricevuto da Bankitalia una lettera simile alla nostra» nella quale chiedeva l'aggregazione con un partner di “elevato standing” e indicandolo poi in Popolare Vicenza. Con queste parole l’ex ad di Veneto Banca Vincenzo Consoli, in audizione alla Commissione sulle banche, ha richiamato in causa l’allora ministro, tirata in ballo ieri dal presidente della Consob Giuseppe Vegas, che ha riferito di un incontro, chiesto dalla Boschi, per discutere dell’ipotesi di fusione di Etruria con la Banca popolare di Vicenza.

Consoli: Bankitalia caldeggiò fusione con Vicenza
Ma Consoli in audizione ha detto anche altro, chiamando in causa Bankitalia. L’ex a.d. di Veneto Banca ha infatti sostenuto che il presidente della Popolare Vicenza Gianni Zonin, incontrando i vertici di Veneto Banca nel dicembre 2013, disse che l’operazione di fusione fra i due istituti «era fortemente caldeggiata dal governatore Visco con il quale aveva avuto una lunga telefonata». Consoli ha rilevato come la prima indicazione da parte di Banca d’Italia sull'aggregazione con Vicenza arrivò il 6 novembre 2013 nella sede della banca a Montebelluna quando il capo della vigilanza Carmelo Barbagallo «consegna la memoria» dell'ispezione appena conclusa «e ci chiede di allontanarci un attimo e porta il presidente Trinca e me da parte dicendoci che la banca non è più in grado di
camminare sulle proprie gambe e deve andare con una banca di adeguato standing. A quel punto Trinca paonazzo e quasi urlando chiede chi fosse questa banca. Barbagallo - è la versione di Consoli - dice sottovoce 'Popolare Vicenza'. Quando poi ritorniamo in ufficio e ci sono altri dirigenti della banca, Trinca entra furente e dice “questi qua ci vogliono portare ancora una volta con Vicenza”». «Io - conclude Consoli - cerco di dare le mie dimissioni ma Barbagallo mi richiama alle mie responsabilità e quindi nel cda del 14 gennaio viene poi letta la lettera del governatore e riferito dell’incontro avuto poi in Banca d’Italia a dicembre» con la vigilanza.

Gentiloni: Boschi ha chiarito, sarà candidata Pd
Mentre Consoli parlava in commissione banche, il premier Gentiloni, in conferenza stampa a Bruxells, dichiarava che Boschi sul caso Etruria «ha chiarito, quindi sarà candidata dal Pd e mi auguro che abbia successo». Ma il M5s ha attaccato ancora, parlando di «chiara influenza, seppur indiretta» dell'allora ministra sul presidente della Consob, Giuseppe Vegas, contro il quale si è schierato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: «Vegas è riuscito a distrarre l'attenzione dalle sue responsabilità».

Zoggia (Mdp-LeU): chiediamo audizione Boschi
Non la pensa come Gentiloni Davide Zoggia (Mdp-LeU), membro della commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche, che ha chiesto l’audizione di Boschi. «Il calendario delle audizioni alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle banche è chiuso, come deciso alcuni giorni fa. Tuttavia - ha dichiarato - se il presidente Casini decidesse di riaprirlo, pare evidente e urgente la necessità di ascoltare la Sottosegretaria Boschi. Se il presidente valuterà l'opzione, noi formalizzeremo subito la richiesta di audire Boschi».

La bufera dopo le parole di Vegas in commissione
Giuseppe Vegas, ormai alle sue ultime ore sulla poltrona di presidente della Consob, ha rivelato ieri a deputati e senatori della bicamerale di aver incontrato nell'aprile 2014 l'allora ministra per parlare di Banca Etruria. E ha scatenato una ridda di polemiche anche al di fuori delle mura di Palazzo San Macuto, sede della commissione presieduta da Pier Ferdinando Casini. Della questione Banca Etruria «ho avuto modo di parlare con l'allora ministro Boschi», ha spiegato Vegas ai commissari, sottolineando che quest'ultima espresse «un quadro di preoccupazione perché a suo avviso c'era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era di nocumento per la principale industria di Arezzo che è l'oro». Lo scambio Vegas-Boschi si dipanò in due o tre incontri tra Roma e Milano, fra aprile e maggio 2014. Incontri durante i quali, però, il presidente della Consob ha assicurato che non arrivò alcuna pressione.

La difesa di Boschi
Le parole e le precisazioni di Vegas non sono tuttavia bastate a convincere le opposizioni che si trattasse, come ha detto il numero uno della Commissione, di cosa «normalissima» il fatto che «un parlamentare si interessi della sua costitutency» (collegio elettorale). La reazione delle opposizioni (M5s, LeU, Fratelli d'Italia) non si è fatta attendere con tanto accuse di aver mentito al Parlamento e richiesta di dimissioni. «Non mi dimetto, non sono attaccata alla poltrona ma a alla verità. Vegas, il 29 maggio 2014, mi chiese in modo inusuale un incontro a casa sua alle 8 di mattina e io risposi che dovevamo vederci in Consob o al ministero». Volto teso ma coriaceo, Maria Elena Boschi si è difesa così in tv, a Otto e mezzo, pungendo il presidente Consob Giuseppe Vegas. E aggiunto: «Confermo quanto detto in Parlamento, non ho mentito».



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