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Prova di maturità per l’alternanza

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Prova di maturità per l’alternanza

A sentire Matteo, secondo anno dell’istituto tecnico «Guglielmo Marconi» di Dalmine (Bergamo), la visita orientativa “in alternanza”, introdotta quest’anno dal preside Maurizio Chiappa, allo “Smart Lab” di una grande azienda come la Abb, ha aperto un mondo: «Sono entrato in contatto diretto con la ricerca in campo energetico e della sicurezza - racconta - e ho capito che questi temi mi interessano, è qui che mi specializzerò».

Anche gli studenti del liceo classico romano, Ennio Quirino Visconti, grazie alla formazione “on the job”, resa obbligatoria, nel 2015, dalla riforma Renzi-Giannini, almeno 200 ore nei licei, 400 nei tecnici e professionali, hanno potuto conoscere meglio altri aspetti del loro “futuro lavoro intellettuale”, testato in vere e proprie imprese culturali, come musei, biblioteche antiche e persino la pontificia università “Gregoriana”.

Lalternanza scuola lavoro scatta in avanti: in azienda il 43,2% dei ragazzi

Certo, in giro per l’Italia, ci sono pure storie di ragazzi che l’alternanza l’hanno finora sentita solo raccontare, o perché i loro professori la ostacolano, considerandola estranea alla programmazione didattica della classe; o per i troppi oneri burocratici imposti dal ministero dell’Istruzione. Insomma, tanta fatica (peraltro, non retribuita in pieno per i docenti referenti), e allora, meglio limitarsi ad assolvere l’obbligo, propinando agli alunni un “surrogato”, o, quando va meglio, una lezione «d’impresa simulata».

I numeri che ci anticipa il Miur, e che saranno presentati questa mattina agli Stati generali sull’alternanza scuola-lavoro, voluti dalla ministra, Valeria Fedeli, parlano di una novità didattica importante, ma in attesa ancora di superare “l’esame di maturità”: lo scorso anno, 2016/2017, hanno partecipato (o per meglio dire, dichiarato) di aver svolto un periodo di formazione “sul campo” 873.470 studenti delle classe terze e quarte (si sale a 938mila ragazzi, considerando anche le quinte, il cui obbligo però è scattato lo scorso settembre). La crescita numerica rispetto al 2014/2015, prima cioè della legge 107, quando gli alunni partecipanti erano 273mila, è elevata: il 300% in più nell’arco del biennio.

Tuttavia, se si scende nel dettaglio e si analizza dove, effettivamente, è stata svolta la formazione “on the job”, la fotografia - che pubblichiamo qui accanto - mostra luci e ombre. Ebbene, in azienda, l’alternanza obbligatoria hanno detto di averla svolta il 43,2% degli 873mila alunni di terza e quarta (vale a dire poco più di 375mila ragazzi; un pò più di uno su tre). Una percentuale in linea con la “vecchia” alternanza facoltativa, che in Italia si faceva dal 2003, specie nei tecnici e professionali, grazie alla legge Moratti-Aprea. A scuola con attività simulate o dentro realtà come le biblioteche l’alternanza è stata svolta dal 9,7% della platea; nei ministeri dal 7,3%; negli studi professionali, da appena il 2,7 per cento. Le “strutture ospitanti”, nel gergo burocratico del Miur, sono salite a 208.325, +38% rispetto all’anno prima; tra queste, però, i percorsi in realtà imprenditoriali si sono fermati a 131mila.

«Scuola e lavoro sono tornati finalmente a parlare, e questa è una bella notizia - commenta Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano -. La strada da fare è ancora molta: servono regole semplici e che incentivino le aziende, specie le Pmi, ad accogliere gli studenti. Puntiamo a un grande patto per spingere l’alternanza di qualità. Gli imprenditori sono al fianco di presidi e docenti che vogliono fare percorsi utili ai ragazzi. Confindustria ha già fatto il primo passo: il bollino blu per la vera formazione “on the job”, un riconoscimento tangibile per le nostre aziende, ma importante anche per le scuole a indicare i partner strategici per far decollare il link scuola-lavoro».

Altri due passi avanti li svelerà oggi la ministra Fedeli: «Presenteremo la nuova piattaforma per la gestione digitale dell’alternanza, - annuncia -. Uno strumento utile per tutti, in primis per gli alunni che potranno anche segnalare eventuali problematicità. Dirameremo poi la carta con i diritti e doveri di chi svolge esperienze formative “sul campo”. L’obiettivo? Un’alternanza di qualità».

Su e giù per l’Italia, del resto, le best practice non mancano: è il caso dell’istituto tecnico «Giorgi» di Milano: «Qui è tutta la classe che va in alternanza nelle aziende per cinque settimane consecutive - racconta la preside, Angela Izzuti -. Gli studenti prima osservano, poi vengono inseriti nei vari settori produttivi. Chi fa elettrotecnica, va anche in cantiere». Non a caso la Lombardia è la prima regione per numero di alunni in alternanza (132.224). A seguire, Campania e Sicilia.

«L’alternanza sta spingendo l’innovazione didattica - sottolinea Chiara Manfredda, Assolombarda -. Si tratta ora di affinare, con una vera co-progettazione scuole-imprese, i percorsi formativi sul campo perché risultino coerenti e integrati con le lezioni in classe».

La sfida è anche «intercettare le Pmi e far decollare l’alternanza nei licei - aggiunge Sabrina De Santis, Federmeccanica -. La formazione on the job non è solo orientamento al lavoro, ma anche un valorizzazione delle competenze dei ragazzi, oggi con Industria 4.0 sempre più necessaria».

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