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Il dividendo demografico, la spesa pensionistica e la web tax

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L'Analisi|dopo la lunga crisi

Il dividendo demografico, la spesa pensionistica e la web tax

Usciti dalla lunga crisi (il Pil è cresciuto del 3,4% tra il I semestre del 2013 e il I semestre del 2017) l'Italia ha ancora il secondo tasso di occupazione più basso dell'Ue 28, ora al 57,8% dopo il recupero di due punti rispetto ai minimi del III trimestre 2013, mentre il tasso di disoccupazione è al 11,2%, il quarto più alto. Il numero complessivo di occupati è ora 25 milioni e 72mila unità, 330mila in meno rispetto al primo semestre del 2008. Partendo da questi dati, appena confezionati nel documento “Il mercato del lavoro - verso una lettura integrata” realizzato da Inps, Inail, Istat, ministero del Lavoro e Anpal, proviamo a osservare che scenari offrono le prospettive demografiche del Paese, condivise da Istat con il gruppo di lavoro del Consiglio Ecofin che analizza gli effetti finanziari dell'invecchiamento.

Con l'attuale tasso di natalità nei prossimi 20 anni è altamente probabile che l'Italia perderà 3 milioni e mezzo di individui in età lavorativa (15-69 anni), proprio negli stessi anni in cui le popolose coorti dei baby boomers sarà in pensione. Tra il 2040 e il '45 salirebbe al 95-100% il numero di pensioni in rapporto al numero di occupati, oltre dieci punti al di sopra il livello di questi anni. La spesa per pensioni in rapporto al Pil salirebbe di oltre due punti, verso il 18%.

Questo dividendo demografico negativo che il Paese dovrà sostenere nel medio-breve periodo non sembra condizionare la definizioni delle proposte programmatiche per la 18° legislatura, dopo che il governo ha accettato di congelare per alcune categorie di lavoratori l'adeguamento automatico dei requisiti di pensionamento all'aspettativa di vita per il triennio 2019-2021. L'impegno preso è anzi quello di riconsiderare il meccanismo di adeguamento automatico per tenere conto dei diversi profili di carriera lavorativa e le gravosità delle mansioni svolte. Poiché gli scenari probabilistici sopra evocati non contemplano, nelle prossime due decadi, nuovi collassi dell'economia globale e i relativi impatti negativi sul livello di indebitamento, si può capire il potenziale di rischio cui è esposto il Paese.

Purtroppo ad aggravare il quadro c'è un'altra transizione in corso, quella tecnologica, per la quale le stime di impatto sul mercato del lavoro non offrono ancora previsioni attendibili e che, in ogni caso, non vengono considerate negli scenari di spesa sociale di medio termine .

Sicuramente il numero complessivo di occupati, sempre nel prossimo ventennio, sarà ridotto anche in virtù dell'effetto sostitutivo dei robot e dei sistemi di intelligenza artificiale e in generale delle tecnologie digitali. Anche per questa ragione non sembra più rinviabile una riflessione coordinata a livello europeo su meccanismi di imposta sul valore aggiunto digitale ( o altre forme di prelievo diretto sul digital income) capaci di generare entrare sostitutive al minor gettito contributivo futuro cui andremo incontro. Ragionare oggi su forme efficaci di web tax significa evitare, domani, livelli insostenibili di cuneo fiscale a carico di contratti di lavoro inevitabilmente meno numerosi degli attuali. Fondare anche su queste nuove forme di prelievo un sostegno fiscale al primo pilastro pensionistico potrebbe essere il modo per compensare il dividendo demografico negativo che dovrà pagare la società molto longeva e troppo indebitata in cui vivremo tra soli vent'anni.

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