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Nell’80,9% dei casi la messa alla prova dei detenuti minori ha…

L’INDAGINE DELL’ASSOCIAZIONE ANTIGONE

Nell’80,9% dei casi la messa alla prova dei detenuti minori ha esito positivo

L’istituto della sospensione del processo e relativa messa alla prova nei minorenni ha un esito positivo nell’80% dei casi. Nel 2016 la percentuale ha raggiunto l’80,9%. È quanto emerge da “Guardiamo Oltre”, il 4° Rapporto di Antigone sugli Istituti di pena per minorenni (Ipm) presentato questa mattina a Roma. Dall’indagine viene fuori che sono 452 i giovani detenuti nei 16 istituti penali per minorenni, un numero che - sottolinea il report - negli ultimi 30 anni è rimasto sostanzialmente invariato. I minorenni sono il 42%, i maggiorenni il 58% (hanno tra i 18 e i 25 anni). Le ragazze sono 34 (pari all’8%) mentre gli stranieri sono in totale 200 e rappresentano il 44% della popolazione detenuta.

Dal 1992 al 2016 messa alla prova cresciuta di quasi 5 volte
Per quanto riguarda la messa alla prova, l’indagine mette in evidenza che questo istituto costituisce una delle innovazioni giuridiche e culturali più importanti, che ha avuto negli anni un aumento costantemente crescente: nel 1992 i provvedimenti emessi erano 788, nel 2016 hanno raggiunto quota 3.757.«Una crescita di quasi cinque volte che - sottolinea Antigone - avrebbe dovuto comportare un corrispondente aumento del personale di giustizia e dei servizi sociali cosa che non è accaduta».

Il 26% dei detenuti minori è straniero
Al primo semestre del 2017, gli stranieri rappresentano il 49% degli ingressi nei Centri di prima accoglienza (49% anche nel 2016), il 38% dei collocamenti in comunità (arrivavano al 44% nel 2016) e il 47% degli ingressi in Istituti penali per minorenni (50% nel 2016), mentre se si guarda all’utenza complessiva degli Ussm (uffici di servizio sociale per minorenni) essi ne costituiscono solo il 26% (25% nel 2016). Dai dati aggiornati al 15 novembre 2017, emerge come gli stranieri rappresentino il 43% di coloro sottoposti a prescrizioni, il 45% di coloro cui viene prescritta la permanenza in casa, il 49% di coloro per cui viene disposto il collocamento in comunità, ma il 56% di coloro che vengono sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere. Le percentuali risultano all’opposto se si guarda a coloro che escono dai Cpa a seguito della remissione in libertà, tra i quali gli stranieri rappresentano il 67%.

...soprattutto da Romania, Croazia e Albania
Per quanto riguarda le principali aree geografiche di provenienza dei minorenni e giovani adulti stranieri che costituiscono l’utenza dei servizi minorili, osservando i dati riferiti al 2016 e al primo semestre 2017, tra le provenienze comunitarie prevalgono la Romania e la Croazia, mentre tra le altre nazionalità europee figurano prevalentemente l’Albania, la Bosnia Erzegovina e la Serbia. In particolare, i dati relativi al primo semestre del 2017 mostrano una prevalenza di giovani provenienti dalla Romania tra gli ingressi di minori stranieri nei Cpa: questo elemento rappresenta una costante degli ultimi anni.

Tra le tipologie di reato prevalgono i reati di furto e rapina
Per quanto riguarda i reati che vengono imputati ai minori e giovani adulti stranieri che entrano nel sistema dei servizi della giustizia penale minorile - continua l’indagine - dai dati sugli ingressi nei Cpa viene fuori che tra le tipologie di reato prevalgono i reati di furto e rapina, seguiti dalle violazioni delle disposizioni in materia di sostanze stupefacenti (Dpr 309/90). Nel primo semestre 2017, infatti, il 69% dei reati ascritti agli stranieri entrati in Cpa è rappresentato da delitti contro il patrimonio. Nello specifico il 56% delle imputazioni riguardanti reati contro il patrimonio si riferiscono a persone straniere, mentre si scende al 39% guardando ai delitti contro la persona e al 31% per i reati contro l’incolumità pubblica, che quasi per la totalità sono violazioni della legge in materia di stupefacenti. Una percentuale uguale a quella sui reati contro il patrimonio la si può trovare unicamente in materia di reati contro lo Stato, le altre istituzioni e l’ordine pubblico, dove il 56% delle imputazioni sono a carico di stranieri. L’indagine sottolinea tuttavia che il 77% di queste imputazioni riguarda il reato di violenza o resistenza a pubblico.

La fotografia delle differenze a livello geografico
Guardando ai dati riferiti alle presenze a livello regionale alla fine del primo semestre del 2017, negli Ipm che si trovano al centro e al nord Italia si trovano generalmente pochi ragazzi italiani mentre i dati risultano invertiti al sud e nelle isole, dove i dati sulle presenze indicano una prevalenza dei detenuti italiani.

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