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Visco: «Renzi mi chiese di Etruria, non gli risposi. Da Boschi…

AUDIZIONE DI OLTRE 6 ORE IN COMMISSIONE BANCHE

Visco: «Renzi mi chiese di Etruria, non gli risposi. Da Boschi nessuna pressione»

  • – di Redazione Online
Il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco
Il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco

Sulle crisi bancarie «ho due rimpianti». Il primo è per non «aver spinto con forza» le banche sul recupero delle sofferenze e la seconda è di essersi accorti dei problemi della Popolare di Vicenza solo nel 2014 dopo l'ispezione e l’emersione del fenomeno delle “baciate”. Lo ha affermato il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco nel corso di una audizione fiume (qui la diretta) davanti alla commissione bicamerale di inchiesta sulle banche, andata avanti senza interruzioni per oltre sei ore. «Nel 2013 potevamo essere più svegli? La risposta è forse si. In Direttorio la consideravamo una banca non straordinaria, non la migliore tra le popolari ma sicuramente in grado di fare acquisizioni di banche più piccole» ha detto Visco, che ha ricordato a tal proposito l’esito della vicenda: «e purtroppo la nostra valutazione non corrisponde alla natura delle persone» di quella banca con riferimento all’aumento di capitale condotto in modo scorretto. «No, noi non ce ne siamo accorti», ha ammesso il Governatore.

«Renzi chiese di Banca Etruria, io non risposi»
Nel corso dell’audizione Visco ha reso noto che l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi gli chiese informazioni nel 2014 sull’ipotesi di aggregazione tra Banca Etruria e Popolare di Vicenza, ma che in qull’occasione non rispose. «In un altro incontro, a richiesta di informazioni su banche in difficoltà io risposi a Renzi che di banche in difficoltà io parlo solo con il ministro. Lui la domanda la fece e io non risposi» ha chiosato il governatore, che ha spiegato anche come l’allora ministro Maria Elena Boschi nei due incontri con il vice dg di Banca d'Italia Fabio Panetta «non fece una richiesta particolare di interventi» su Etruria.

Da Boschi nessuna richiesta interventi Etruria
Secondo Visco dalla Boschi «ci fu una richiesta legittima di interesse sulla questione, per le ripercussioni sul territorio» della crisi del credito. Panetta riferì «a me e al dg Rossi dei brevi colloqui», nei quali «non ci fu richiesta di interventi e non si parlò di questioni di vigilanza». Il governatore ha agguiunto che Boschi «non effettuò alcune sollecitazione di alcuna natura su Etruria nè chiese informazioni riservate e sottolineò la stima per la Banca d'Italia anche se l’azione di quest’ultima avrebbe comportato sofferenze per la sua famiglia. Il governatore, rispondendo alle domande dei commissari, ha assicurato di aver parlato «solo con il ministro dell’economia delle questioni della vigilanza bancaria in quanto, secondo la legge, il ministro è presidente del Cicr (comitato interministriale credito e risparmio ndr)».

Mai screzi con presidenti consiglio
Visco ha sottolineato inoltre che con i 5 governi con cui il governatore di Bankitalia ha avuto a che fare - Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, ci sono stati «rapporti di collaborazione pienissimi, nei miei colloqui con i presidenti del consiglio non c'è mai mai stato uno screzio, ma ampia condivisione». E ha precisato che «a volte ci sono state valutazioni diverse, non solo con Renzi su come affrontare certe situazioni».

Renzi ringrazia Visco fuga ogni dubbio su ministri
«Ringrazio molto il governatore Visco per le parole di apprezzamento che ha rivolto al mio Governo nella sua audizione» ha scritto in una nota Renzi. «Mi fa piacere - ha aggiunto - che fughi ogni dubbio sul comportamento dei ministri. Nessuno di loro ha mai svolto pressioni ma solo legittimi interessamenti legati al proprio territorio: attività istituzionalmente ineccepibile. Ringrazio dunque Visco che mette la parola fine a settimane di speculazione mediatica e di
linciaggio verbale verso esponenti del mio Governo». Nessuna «insistenza», nessuna «pressione», nessuna richiesta di «violazione del segreto» è stata mai formulata da parte nostra». Il nostro stile istituzionale «è sempre stato ineccepibile come peraltro riconosciuto dallo stesso Governatore» ha aggiunto Renzi. Mentre il ministro dei Trasporti Graziano Delrio sul caso Etruria ha aggiunto: «Non ho fatto alcuna pressione. Né io, né la Boschi. I fatti sono questi, poi le chiacchiere se ne possono fare a milioni».

Di Maio: Visco svela pressioni di Renzi
Opposta la lettura del leader M5s Luigi Di Maio, per il quale «Visco svela le pressioni di Renzi su Banca Etruria. Per uno scandalo di questa portata un vero partito democratico avrebbe già mandato a casa il suo segretario» ha scritto il candidato premier su Twitter dove chiede: «Come fa il Pd a subire in silenzio questa violenza istituzionale? Fino a quando, dunque, abuserete della
nostra pazienza?».

C'è stata mala gestio e crisi, non una vigilanza disattenta
«A determinare l’evoluzione del sistema finanziario italiano non è stata una vigilanza disattenta ma la peggiore crisi economica nella storia del nostro paese. La “mala gestio” di alcune banche, comunque, c'è stata e l’abbiamo più volte sottolineato; le gravissime condizioni dell'economia hanno fatto esplodere le situazioni patologiche» ha detto il governatore davanti alla commissione, sottolineando come tra le banche italiane «vi sono ancora debolezze e casi di difficoltà lascito degli anni di pesante recessione: le stiamo affrontando con il Governo, con le altre autorità nazionali ed europee, con gli amministratori degli intermediari interessati, con altre banche e con investitori».

Agito con impegno, dolore per perdite risparmiatori
«Abbiamo agito con il massimo impegno e nell’esclusivo interesse del Paese» ha spiegato Visco nella memoria letta davanti alla Commissione bicamerale d'inchiesta sulle banche. «Abbiamo affrontato - ha aggiunto - molte difficoltà, riuscendo a superarne tante nei limiti delle nostre competenze e del nostro mandato. Le perdite sopportate dai risparmiatori nei casi in cui non è stato possibile risolvere altrimenti le crisi sono state diffuse e dolorose». Poi Visco ha ricordato che «in un'economia di mercato la vigilanza può ridurre la probabilità di crisi di singoli intermediari e contenerne gli effetti, ma non può annullarla».

Mai da Bankitalia pressioni per Popolare Vicenza, mai telefonate con Zonin
«Aggiungo in modo chiaro che la Banca d'Italia non ha mai fatto pressioni su nessuno per favorire la Banca Popolare di Vicenza o sollecitarne un intervento» ha affermato il governatore di Banca d'Italia. E ha assicurato: «non ho mai telefonato» al presidente della Popolare di Vicenza Gianni Zonin sull'ipotesi di fusione con Veneto Banca, circostanza riferita invece dall’ex ad Vincenzo Consoli. Parlando in audizione alla commissione d'inchiesta, Visco ha rilevato come «incontrai in Banca d'Italia Zonin per 5 minuti e raccomandai equilibrio e interventi paritari» rilevando come «fu Consoli a parlarne per primo in vigilanza».

Su Etruria nessuna indicazione, recepito interesse
Anche Su Banca Etruria, non c'è stata «nessuna indicazione» da parte della Banca d’Italia, ma «abbiamo recepito l'interesse e il fatto che la Popolare di Vicenza fosse interessata a cercare di espandersi in tante direzioni» ha detto Visco in commissione di inchiesta sulle banche precisando che «ho appreso dell'interesse di Vicenza su Etruria ad aprile 2014».

«Ho ricordato più volte - ha proseguito Visco - che le banche sono imprese e come tali vengono trattate dalla Vigilanza, nel pieno rispetto della loro autonomia di gestione, della quale hanno sempre la più completa responsabilità. La Vigilanza interviene per indicare alle banche le misure necessarie per una conduzione sana e prudente, ma non può stabilire le modalita' operative con cui gli specifici interventi devono essere adottati. Per questo noi segnaliamo la necessità di una aggregazione; sta alle banche individuare la controparte con cui effettuarla».

Collaborazione con Consob “leale” ma migliorabile
Quanto ai criticati rapporti tra Bankitalia e Consob, per Visco «in questi anni la collaborazione tra la Banca d’Italia e la Consob è stata leale e costante, a livello sia tecnico sia di vertice. Anche grazie a questa collaborazione è stato possibile gestire e superare casi di crisi, insieme con il Governo». Il Governatore ha ricordato che «alcune nostre comunicazioni con la Consob sono state giudicate “criptiche”; ne sono state evidenziate difformità rispetto agli interventi rivolti direttamente agli intermediari. Si è trattato in realtà - ha affermato Visco - soprattutto di differenze redazionali, funzionali a mettere in evidenza i differenti aspetti di interesse per la Consob e per i soggetti destinatari delle raccomandazioni». Visco ha però aggiunto che esisto margini di miglioramento. «Riconosciamo - ha spiegato - che, nonostante i passi avanti conseguiti con il protocollo del 2012 e con la collaborazione a livello tecnico, altro può essere ancora fatto per migliorare la comunicazione. Sono già in corso i lavori per il riesame dei protocolli che governano la condivisione di informazioni tra le due autorità, al fine di renderli più efficaci».

Poi ha chiarito: «Nell'opinione di alcuni la Banca d'Italia avrebbe sempre detto che “andava tutto bene” e avrebbe sottovalutato la situazione quando con la seconda recessione, innescata nel 2011 dalla crisi dei debiti sovrani, una nuova ondata di deterioramento della qualità dei crediti si è aggiunta a quella sopportata dalle banche nel triennio precedente. Non è vero». Lo ha detto precisando che già nel 2012 aveva lanciato un allarme sul peggioramento della qualità del credito.

Porte girevoli? In 120 anni mai un ispettore corrotto
Visco ha risposto anche al rilievo che nei lavori della Commissione è stato dato al fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” con ex funzionari e dirigenti di via Nazionale diventati collaboratori e dipendenti delle banche. Lo ha fatto difendendo l’integrità delle risorse umane della Banca d'Italia. «Voglio ricordare - ha scandito - che i nostri ispettori svolgono la propria attività nella veste di pubblici ufficiali e che in oltre 120 anni di storia della Banca d'Italia non ci risulta vi sia mai stato un ispettore che nell’esercizio della propria funzione si sia reso colpevole di omessa vigilanza, o sia stato condannato per corruzione o concussione. L’onestà e l’integrità del personale della Banca d’Italia - ha assicurato - non sono mai venute meno».

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