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Al Senato sì unanime al Ddl sui testimoni di giustizia

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approvazione definitiva

Al Senato sì unanime al Ddl sui testimoni di giustizia

Ad un passo dalla fine legislatura, va in porto al Senato la revisione delle norme che nel 1991 estesero ai testimoni di delitti di stampo mafioso le misure “premiali” già previste per i pentiti dell'epoca del terrorismo. Il sì definitivo in Aula al ddl, già approvato a marzo dalla camera in prima lettura, è arrivato praticamente all'unanimità con 179 favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto. Una conferma del consenso a 360° della riforma, salutata con un coro di tweet soddisfatti del Governo e delle forze politiche. Dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, convinto che il rafforzamento delle tutele per i testimoni di giustizia darà «più forza a chi rischia per difendere verità e legalità», al presidente del Senato, Pietro Grasso, che parla di «provvedimento importante che aiuta le persone a fidarsi dello Stato».

La soddisfazione di via Arenula
Da via Arenula, sede del ministero della Giustizia, il Guardasigilli sottolinea «l'importante riconoscimento per chi decide di stare dalla parte dello Stato e della legalità», e ringrazia «chi si è battuto per questo obiettivo» e a «@mattiellodavide» (deputato dem ed esponente dell'Associazione antimafia Libera, nonché primo firmatario insieme a Rosy Bindi della proposta di legge), «per la determinazione nel chiederne l'approvazione». Con questa legge, commenta a caldo il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri «si avranno più certezze sulla durata delle misure di protezione, effettività e gravità del pericolo, modalità e qualità delle dichiarazioni». E i testimoni di Giustizia «potranno continuare a vivere nei loro luoghi d'origine senza rinunciare alla propria vita, con una maggiore protezione assicurata a loro e alle loro famiglie, con misure volte ad assicurare un sostegno anche economico e con la presenza di figure specializzate con compiti di informazione, assistenza e supporto».

Gaetti (M5S): finalmente distinzione netta tra collaboratori e pentiti
Parlamento, Luigi Gaetti, vice presidente pentastellato della commissione Antimafia esalta il «gioco di squadra» tra le proposte di riforma M5S (al Senato) e quella Bindi Mattiello (alla Camera) che ha permesso per centrare l'approvazione, tutt'altro che scontata nel clima arroventato di fine legislatura. «Dopo venti anni - spiega - finalmente viene riscritta la definizione e la tutela dei testimoni di giustizia, così da distinguerli nettamente con i collaboratori di giustizia ovvero i pentiti». La nuova normativa prevede infatti criteri più stringenti nella definizione del testimone di giustizia, tra cui la resa di dichiarazioni di fondata attendibilità, non essere condannato per delitti connessi e non aver tratto profitto dall'essere venuto in relazione con il contesto criminale su cui testimonia. Fondamentale anche l’istituzione della figura del referente, «che sarà il tramite con le istituzioni preposte alla sua tutela, così da chiudere quel vuoto tante volte lamentato dai testimoni che rimanevano abbandonati a se stessi», aggiunge Gaetti. I testimoni potranno poi «essere protetti e tutelati nei loro luoghi di residenza, e solo dal grado di gravità si opterà al trasferimento e al cambio d'identità».

Le altre norme vicine a diventare legge
Manovra a parte, quella sui testimoni di giustizia potrebbe non è l’ultima legge appprovata dal Parlamento nella XVIIma legislatura. Il ritorno a sorpresa della manovra in commissione alla Camera per ulteriori ritocchi e l’allungamento dei tempi per il voto di fiducia chiesto dal Governo (voto finale venerdì) ha dato una chance anche ad altri provvedimenti in lista d’attesa a Palazzo Madama. Tra questi, in particolare, il disegno di legge in favore degli orfani per crimini domestici, approvato definitivamente a Palazzo Madama. Ad un passo dal via libera definitivo anche il ddl Lorenzin sulle professioni sanitarie, domani all’ordine del giorno dell’Assemblea del Senato.

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