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Commissione Banche, Saccomanni: Governo italiano contrario a bail…

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Commissione Banche, Saccomanni: Governo italiano contrario a bail in “allargato”

  • – di Redazione Online

La posizione delle autorità italiane «è stata fin dall'inizio a favore» del bail in applicabile solo sulle specifiche passività delle banche e non su quello “allargato” che poi è stato adottato dalla direttiva Ue. Dopo Vittorio Grilli, sentito questa mattina, davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche sfila un altro ex ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, a via XX settembre ai tempi del Governo Letta. Dopo aver chiarito la linea di palazzo Chigi all’inizio del confronto Ue sul sistema di risoluzione in caso di crisi bancaria Saccomanni ricorda che «il negoziato si è svolto in condizioni di urgenza, si doveva chiudere l'unione bancaria entro fine 2013 perchè il Parlamento concludeva il mandato», e un fallimento rischiava di riattivare
la crisi del debito sovrano.

«Bail in solo su titoli di nuova emissione, no a retroattività»
L'Italia, spiega l’ex ministro, è rimasta «in netta minoranza in una votazione che si svolse a maggioranza e quindi non era possibile lo strumento del veto». «Fra gli investitori e il mercato era seguita con grande attenzione la negoziazione sull'Unione bancaria, che doveva spezzare il circolo vizioso fra rischi bancari e sovrani», e quindi un fallimento avrebbe portato conseguenze negative. «Alla base di tutti miei interventi nelle sedi negoziali del mio mandato - prosegue - ho sempre sostenuto la necessità che il bail in non avesse natura retroattiva e solo su titoli di nuova emissione con prospetti che indicavano esplicitamente rischi e poi introduzione con gradualità». La posizione italiana, conclude, «non fu recepita» nella Direttiva europea Brrd (“Bank Recovery and Resolution Directive”, la normativa Ue sulla risoluzione delle crisi bancarie) approvata nel giugno del 2013.

«Su misure per bail in pesò l’alto debito italiano»
Ma quali fattori pesarono sulle negoziazioni relative al bail in del 2013? Per Saccomanni, «la linea severa di coinvolgimento dei creditori delle banche» adottata da moltri paesi europei, in primis il gruppo «capeggiato dalla Germania»m fu dovuta all’alto debito pubblico che caratterizzava l’Italia, Verso il nostro Paese «c'era una posizione come quella vissuta da De Gasperi dopo la guerra, di solo personale rispetto verso chi era lì. Privatamente - spiega Saccomanni - si riconosceva la validità delle nostre argomentazioni» ma poi in votazione l'Italia finì in minoranza, visto che anche diversi altri Paesi come Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna avevano ricevuto aiuti europei. Si temeva, spiega che l’ex ministro, «nel lungo periodo forme di condivisione dei rischi fossero potenzialmente devastanti visto che l'Italia ha il terzo debito pubblico del mondo e l'impressione era che l'Italia potesse essere un rischio dirompente e su questo c'era e c'è ancora un grossa riluttanza». Ma gli sforzi di Roma non sono stati del tutto inutili. Per esempio nella direttiva Brrd «grazie al nostro intervento è stata inserita una norma sulla ricapitalizzazione precauzionale che poi è stata adottata per Mps», conclude Saccomanni.

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