Italia

Manovra, ok della Camera. Dall’Ape sociale all’equo…

VIA LIBERA con 270 sì, ddl va al Senato

Manovra, ok della Camera. Dall’Ape sociale all’equo compenso, le novità

  • – di Redazione Online

La Camera ha dato il via libera alla manovra con 270 voti favorevoli, 172 voti contrari, 5 astenuti. Il disegno di legge torna ora, in terza lettura, all’esame del Senato per il via libera definitivo. Le misure del disegno di legge di bilancio vanno dall’equo compenso, confermato e rafforzato per tutte le professioni, alla web tax con un prelievo del 3% sulle transazioni digitali dal 2019. Il semaforo verde definitivo da parte dell’Aula di Palazzo Madama arriverà domani mattina, 23 dicembre. L’esame della manovra in Aula al Senato inizierà alle 9. I rapporti delle Commissioni dovranno arrivare in tempo utile affinché la Bilancio possa riferire entro le 9:00, così come gli emendamenti dovranno essere all’esame dell’Assemblea entro la stessa ora.

In Aula alla Camera le dichiarazioni di voto
Questa mattina la Camera ha approvato con 237 voti favorevoli e 132 contrari la nota di variazione al bilancio (che aveva ottenuto in precedenza l’ok da parte del Consiglio dei ministri e che rappresentava un passaggio necessario in vista del voto finale della manovra a Montecitorio). Subito dopo in Aula sono iniziate le dichiarazioni di voto da parte dei gruppi parlamentari. Infine, il via libera dei deputati alla manovra. «Ok Montecitorio a Bilancio 2018 - ha scritto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan su twitter - . Parlamento migliora la manovra sul sentiero stretto: incentivi assunzioni giovani, più soldi per ricerca e industria 4.0, risorse per scuola e rinnovo contratti Pa, fatturazione elettronica, stop aumento Iva. Favorirà una crescita inclusiva».

Il tweet del ministro Padoan dopo il via libera della Camera alla manovra

La nota di variazione: aumento netto sia delle spese sia delle entrate
La nota approvata dal Consiglio dei ministri recepisce le modifiche al disegno di legge di bilancio approvate dalla Camera e contiene i prospetti contabili analoghi a quelli del disegno di legge di bilancio, distinti per unità di voto e allegati tecnici per capitoli. Le modifiche apportate determinano una ricomposizione degli aggregati di entrata e di spesa. Per effetto degli emendamenti approvati si registra un aumento netto sia delle spese (circa 113 milioni nel 2018, 196 milioni nel 2019 e 96 milioni nel 2020) sia delle entrate (circa milioni 192 nel 2018, 210 milioni nel 2019 e 114 milioni nel 2020). Il disegno di legge di bilancio 2018-2020, comprensivo degli emendamenti approvati dalla Camera, attesta il saldo netto da finanziare a circa 45,1 miliardi di euro nel 2018, a circa 25,3 miliardi di euro nel 2019 e a 13,3 miliardi nel 2020.

Dallequo compenso alle auto elettriche: il contenuto della manovra

Al via la formazione 4.0
Tra le misure previste nei 1.247 commi del provvedimento che ha ottenuto il via libera dei deputati, la proroga per il 2018 dei benefici fiscali del maxi ammortamento. Rispetto al primo passaggio al Senato, lo sconto scende dal 140 al 130% del bene e si restringe parzialmente la platea degli investimenti agevolabili con l’esclusione dei veicoli. La vera novità su questo capitolo è l’introduzione di un credito di imposta del 40%, fino a 300mila euro, per le spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie 4.0. È poi rifinanziata per 330 milioni di euro nel periodo 2018 - 2013 la cosiddetta “Nuova Sabatini” per finanziamenti agevolati alle Pmi per investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature.

Pensioni: Ape social estesa per i «gravosi» e donne
Buona parte dei temi affrontati con i sindacati per rendere più flessibile l’uscita pensionistica è stata introdotta in manovra (solo Cisl e Uil hanno giudicato sufficienti le misure). Si allarga in primo luogo la platea di chi potrà accedere all’anticipo pensionistico (Ape social) a carico dello Stato. Sale da 11 a 15 il numero delle categorie di lavoratori impegnati in attività gravose che potranno accedere all’ammortizzatore. Per le donne lavoratrici con figli è riconosciuto un bonus di un anno per ogni figlio (fino a un massimo di due anni) ed è riconosciuto il diritto anche ai lavoratori con contratto a termine che restano disoccupati con i requisiti Ape. C’è poi l’allargamento anche all’anticipo per i precoci: dallo schema di sei anni su sette finali per maturare il riconoscimento di gravosità di mansione si passa a sette anni su dieci. Le 15 categorie gravose sono esentate dall’aumento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019.

Bonus bebé: assegno ai nati nel 2018 ma solo per il primo anno
Per quanto riguarda il bonus bebé, rispetto al testo iniziale che rendeva strutturale la misura l’assegno per i nuovi nati viene limitato al solo 2018. L’importo annuo rimane pari a 960 euro, non più per tre anni ma solo per uno. Il bonus spetta a chi ha un reddito Isee familiare fino a 25mila euro all’anno (importo che raddoppia se il reddito scende sotto i 7mila euro l’anno).

Detrazioni per i figli: sale limite di reddito
La manovra amplia il fronte delle detrazioni per i figli. Sale da 2.840 a 4mila euro il limite di reddito complessivo per essere considerati fiscalmente a carico, limitatamente ai figli fino a 24 anni. La soglia di 2.840,51 euro rimane invece per le altre tipologie di familiari a carico. Il nuovo tetto di reddito entra in vigore dal 1 gennaio 2019.

Equo compenso: parcella conforme ai valori dei parametri
L’equo compenso, che è stato introdotto con il Dl fiscale, viene confermato e rafforzato per tutte le professioni, ordinistiche e non. Una sola eccezione: gli agenti della riscossione. Il rafforzamento delle regole precedenti riguarda tre aspetti. Il primo riguarda i parametri, a cui ci si deve «conformare». In secondo luogo è eliminata la possibilità di poter bypassare alcune clausole vessatorie sulla base di una contrattazione tra le parti. Le nove clausole vessatorie contenute nel Dl fiscale diventano quindi perentorie. Salta infine il limite dei 24 mesi per proporre l’azione di nullità. L’applicazione pratica della necessità di riconoscere un equo compenso riguarda i “committenti forti”: pubblica amministrazione, banche, assicurazioni e grandi imprese. L’applicazione sarà immediata solo per quelle professioni che hanno dei parametri di riferimento stabiliti con decreto (si tratta perlopiù delle professiuoni ordinistiche).

Web tax: prelievo del 3% dal 2019
Il testo della manovra prevede un restyling della web tax rispetto alla versione approvata dal Senato. Resta la decorrenza dal 2019 ma un emendamento approvato dalla Commissione bilancio della Camera modifica la modalità di calcolo della base imponibile e abbassa l’aliquota dell’imposta che non sarà più del 6% ma del 3% sul valore della singola transazione (che consiste nel corrispettivo dovuto, al netto dell’Iva). L’imposta si applicherà nei confronti del soggetto prestatore, residente o non residente, che effettua nel corso di un anno solare oltre 3mila transazioni. L’imposta verrà prelevata, all’atto del pagamento del corrispettivo, dai soggetti committenti dei soggetti assoggettati a imposizione, con obbligo di rivalsa sui soggetti prestatori, ad eccezione di alcune ipotesi specifiche.

© Riproduzione riservata