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Deutsche Bank: da Consob nessuna contestazione sui titoli di Stato

terminate le audizioni in COMMISSIONE

Deutsche Bank: da Consob nessuna contestazione sui titoli di Stato

La Consob non ha «contestato nulla» alla Deutsche Bank sia nel 2011 che nel 2016 in relazione alle attività di negoziazione dei titoli di Stato italiani nel primo semestre 2011 quando dismise una parte della sua quota, circostanza che fece dire alla stampa internazionale e italiana di una “fuga” dell'istituto tedesco dal nostro Paese. È quanto ha spiegato l'amministratore delegato di Deutsche Bank spa Flavio Valeri in audizione alla commissione d'inchiesta sulle banche.

«Tali negoziazioni sono state influenzate anche dal fatto che il gruppo, nel 2010, aveva acquistato Postbank in Germania che aveva già in portafoglio titoli di stato italiani. Per questo le dismissioni effettuate all'epoca hanno riportato il valore al normale impegno della banca nel nostro Paese, seguendo unicamente una logica di risk-management». Valeri ha quindi ricordato come alla Consob fu inviato un «corposo documento di oltre 600 pagine» con una serie di dati sull'esposizione del gruppo in titoli di Stato.

Brunetta: doveva avvisare il Tesoro. Valeri: nessun effetto sullo spread
Deutsche Bank, nella sua qualità di «operatore specialista in titoli di Stato italiani» doveva «avvisare il Tesoro» dell’«esigenza di alleggerire il portafoglio», nel 2011, circostanza che secondo Brunetta causò poi l’impennata dello spread. Per il presidente dei deputati di Forza Italia tali cessioni sarebbero dovute avvenire «in clima “fair” visto che come operatore specialista del Tesoro ci sono oneri e onori». Ma per Valeri non c’è stato alcun impatto sullo spread «legato alla riduzione dell'esposizione di Deutsche Bank sui titoli di Stato italiani nel 2011». Anche dopo l’operazione avvenuta nel 2011, il rapporto tra l’istituto e il Tesoro sono rimasti buoni tanto è vero che da allora «Deutsche Bank ha sottoscritto tutte le aste» sui titoli di Stato.

Per Monti con fondi pubblici rischio default nel 2011
«Se avessimo dato soldi pubblici alle banche italiane nel 2011 avremmo pregiudicato ulteriormente, forse fino al default, la posizione dei titoli di debito dell'Italia». Di questo si è detto convinto l'ex presidente del Consiglio Mario Monti, ascoltato in tarda mattinata dalla commissione d'inchiesta («sia la Banca d'Italia e che l'Fmi peraltro dicevano che non c'era necessità di aiuti e le banche non sono oche da ingrassare» in quanto «devono avere la volontà di volere questi aiuti»). Riguardo poi l'altra ipotesi, ovvero quella di una richiesta di aiuti alla Ue, secondo Monti questa soluzione avrebbe comportato una serie di conseguenze negative. «Le autorità europee se fanno un prestito è ad alto tasso di interesse. Non è un regalo e poi scatta l'arrivo di una cosa che alcuni vogliono o pensano che ci sia stata: la troika a Roma».

Terminate le audizioni, quasi 200 ore di lavori
Si conclude così, con l’intervento di Mario Monti, la fase delle audizioni in commissione. «Abbiamo fatto quasi duecento ore di lavoro, con 48 auditi - ha detto il presidente Pier Ferdinando Casini - non ci siamo persi nelle nebbie: il nostro compito era mission impossible, abbiamo la coscienza di aver fatto il nostro dovere». Per Casini è stato fatto un gran lavoro quantitativo e «speriamo ora di riuscire a farne uno qualitativo con la relazione finale». Casini ha quindi convocato l'ufficio di presidenza della commissione per avviare la stesura della relazione per la prossima settimana.

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