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Restyling in Parlamento per 1,4 miliardi «lordi»: 900…

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Restyling in Parlamento per 1,4 miliardi «lordi»: 900 milioni alla Camera

Circa 1,4 miliardi “lordi”. A tanto ammonta, in termini di nuovi impieghi, il peso per il 2018 delle modifiche apportate dalle Camere alla manovra approvata definitivamente alla fine della scorsa settimana dal Senato. A lasciare maggiormente il segno nel massiccio restyling operato dai due rami del Parlamento, è stata la Camera che ha aggiunto quasi 500 commi alla “sezione 1” dell’articolato licenziato nel primo passaggio a palazzo Madama (684 commi) con un impatto “lordo” di circa 900 milioni dei correttivi approvati. In tutto i commi del provvedimento su cui il Parlamento il 23 dicembre ha apposto il suo sigillo definitivo sono oltre 1.200. Il conto della revisione del testo decisa nella prima lettura al Senato è stato invece, ai fini dell’indebitamento Pa, di 541 milioni nel 2018, poco meno di 855 milioni nel 2019 e, come emerge da un dossier del Servizio Bilancio di Palazzo Madama e di Montecitorio, oltre 843 milioni nel 2020.

Se l’asticella della manovra netta è lievitata di poco rispetto ai provvedimenti varati a ottobre dal Governo (disegno di legge di bilancio e decreto fiscale), passando da 20,4 miliardi a poco più di 21 miliardi, quella della manovra lorda ha subito un incremento più marcato arrivando a quota 27,8 miliardi (v. Il Sole 24 Ore del 22 dicembre), dai 26,4 miliardi quantificati al momento dell’arrivo da Palazzo Madama alla Camera del disegno di legge di bilancio. E già nel primo passaggio al Senato, sul versante dei ritocchi, la voce “spese” incideva per il 78 per cento. Per coprire gli emendamenti approvati a Palazzo Madama, che spaziavano dall’esenzione dell’aumento automatico dell’età pensionabile per 15 categorie di lavori gravosi e dal Fondo per i risparmiatori danneggiati dal crack delle banche fino a micro misure di vario tipo, erano state individuate risorse per oltre 561 milioni nel 2018, 866 milioni nel 2019 e 851 milioni nel 2020. Con conseguente leggero miglioramenti dei saldi che per il prossimo anno risultavano rafforzati di circa 20 milioni.

Saldi che sono risultati sostanzialmente preservati dalla significativa revisione del testo da parte della Camera, dove è scattato un vero e proprio assalto a suon di ritocchi anche per la necessità di non perdere l’ultimo treno della legislatura e di agganciarsi al “milleproroghe” inserito, a differenza degli scorsi anni, direttamente nel disegno di legge di bilancio (una sorta di mostro a tre teste, come lo ha definito il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia). Dalla seconda Nota di variazione al bilancio di previsione dello Stato per il triennio 2018-2010, approvata dal Consiglio dei ministri il 22 dicembre, emerge che il Ddl di bilancio, comprensivo degli emendamenti approvati dalla Camera dei deputati, «attesta il saldo netto da finanziare a circa 45,1 miliardi di euro nel 2018, a circa 25,3 miliardi di euro nel 2019 e a 13,3 miliardi nel 2020». Per effetto dei correttivi introdotti, il Governo ha registrato complessivamente un incremento netto sia delle spese (circa 113 milioni nel 2018, 196 milioni nel 2019 e 96 milioni nel 2020) che delle entrate (circa 192 milioni nel 2018, 210 milioni nel 2019 e 114 milioni nel 2020).

Tornando alle coperture dei ritocchi inseriti durante l’iter parlamentare del Ddl di bilancio, il principale serbatoio si è rivelato il Fondo per le esigenze indifferibili che è stato sostanzialmente spacchettato con finalità plurime. Nella sola prima tappa a Palazzo Madama le risorse per far fronte ai nuovi impieghi sono state recuperate con riduzione di Fondi (minor spesa corrente) altri micro-tagli per 440,6 milioni (il 79% della dote recuperata). Sempre nel solo primo passaggio al Senato, le altre risorse sono arrivate da una riduzione di 79,8 milioni delle spese in conto capitale, da maggiori entrate extratributarie per 13 milioni e fiscali per 0,8 milioni e da ricadute sulle entrate tributarie e contributive per 27 milioni.

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La manovra approvata dal Parlamento continua comunque a poggiare sui pilastri individuati dal Governo a ottobre: dei circa 21 miliardi di manovra netta, circa 5,5 miliardi sono destinati a misure espansive e oltre 15miliardi alla completa sterilizzazione delle clausole fiscali Iva nel 2018.

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